Flavio Giurato, la storia di "Orbetello"

Canzoni "che restano" di cantautori italiani scelte e raccontate da Federico Pistone
Flavio Giurato, la storia di "Orbetello"

FLAVIO GIURATO
Orbetello. 

Per la ragione due più due fa quattro, per l'anima può fare un milione perché l'anima non conosce intervalli, di spazio o di tempo.

A Flavio Giurato, mondo sublime e parallelo della canzone d'autore, piace ammirare e citare il pittore paesaggista estone Konrad Magi, adora il baseball, lo pratica, lo insegna, lo impone quasi ai ragazzi «perché il campo non ha linee simmetriche e il gioco potrebbe proseguire all'infinito». Nel 1982, anno di uscita del suo secondo e più celebrato album "Il tuffatore", altri sport si sovrappongono, i tuffi ovviamente (“Vorrei essere un tuffatore per rinascere ogni volta dall'acqua all'aria), il calcio con il Mundial vinto grazie all'indimenticabile Paolo Rossi, e il tennis, con il Trofeo di Orbetello, ai tempi anticamera dei trofei Atp del Grande Slam e urgente metafora esistenziale per Giurato, ispirato dal lindore del completo firmato Sergio Tacchini. La casualità della vita è rappresentata dal maltempo che interrompe un match e decide il destino di due amanti.

Tu sei nel mio cuore dal torneo di Orbetello
Quando è libecciato e non si è giocato
E la laguna sembrava volesse coprire il promontorio
Dopo la pioggia non si poteva continuare
Tu avevi tutti i tuoi costumi ad asciugare
Quando hai deciso di affidarti
A una profumeria del centro

Ad accompagnare considerazioni definitive come “una donna alta non è mai banale, sarà per lo sguardo necessariamente superiore” è uno spartito anche lui fuori dal coretto affidato alle tastiere del jazzista Toto Torquati, collaboratore di Lionel Hampton e Gato Barbieri, ai fiati deliranti di Mel Collins, ex King Crimson e ai ritmi ossessivi di Ray Cooper, percussionista anche di Elton John, il mito che Giurato prende a riferimento nell'ironica speranza di «fare un disco migliore del suo». 

Con la sua interpretazione da cantastorie-predicatore, Giurato prosegue con la traccia successiva intitolata “Orbetello ali e nomi”, una canzone d'amore sotto copertura, dove i musicisti si esaltano in un superbo violento standard jazz, rarissimo nella nostra musica d'autore, mentre la cittadina toscana si trasforma in una Wonderland sorvolata con le ali di Colombier, riferito al francese Michel compositore di colonne sonore storiche come quella per “Un flic” (“Notte sulla città”) di Jean-Pierre Melville ma anche dell'album "Wings" del 1972, sontuosa opera tra rock, jazz e musica sinfonica, che dev'essere piaciuta parecchio a Giurato. 

E per quanto ti ho visto e per quanto ti ho sentito
Tu sei una giornata di riposo dove si comprano i giornali
E per quanto ti sento e per quanto ti vedo
Tu sei una gioia personale che scroscia all'improvviso
E quando arrivi te e quando ti avvicini
Mi si allargano le spalle e mi spuntano le ali
Le ali di Colombier e del suo giallo aquilone


La calma degli insegnamenti e le salite della precisione

Questo testo è tratto da "La musica che resta" di Federico Pistone, pubblicato da Arcana, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s.  

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