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Fedez: “Disumano” non è la bomba a orologeria annunciata

Il nuovo album dell’artista milanese, contraddistinto da suoni elettro-pop, fra sorrisi e affondi tira in mezzo J-Ax, Damiano dei Maneskin, il Vaticano e la politica, muovendosi fra racconto personale e satira. Ma non basta.
Fedez: “Disumano” non è la bomba a orologeria annunciata

Dopo “Paranoia Airlines” del 2019, Fedez aveva bisogno di ripartire, per sua stessa ammissione, da zero. “Non ci fosse stato quel disco, con quel tour, non avrei raggiunto un certo livello di maturazione. Alla fine di tutto devo ringraziare quel periodo. Ho affrontato un momento molto difficile a testa alta e alla fine sono soddisfatto”, aveva raccontato a Rockol l’anno scorso.

Ripartenza

La ripartenza è avvenuta rimettendo al centro collaboratori fidati, sessioni collettive di scrittura e piccoli studi in cui creare un sound diverso rispetto al passato. Da questo percorso ha preso forma “Disumano”, il suo settimo album se si conta anche “Comunisti col Rolex” con J-Ax del 2017. È molto difficile quando si parla di Fedez separare la sua musica dalla sua figura professionale e pubblica perché i due mondi sono strettamente collegati anche per il suo modo di agire, ma è giusto raccontare “Disumano” mettendo da parte campagne di marketing, promozione, social, polemiche, dietrologie e concentrarsi principalmente sulle canzoni.

Per il progetto ha coinvolto Dargen D’Amico, Achille Lauro, Orietta Berti, Tedua, Cara, Tananai, Crookers, Myss Keta, Speranza e Francesca Michielin. La produzione musicale dell’album è stata per la maggior parte curata da d.whale, con cui l’artista ha già collaborato in passato, alternandosi in alcune tracce a Dade, Dargen D’Amico, Michelangelo, Nic Sarno, Ted Fresco e Crookers.

Ironia e affondi

Va subito detto: “Disumano”, nonostante Fedez nei giorni prima dell’uscita dicesse che si sarebbero scatenate polemiche e sarebbero piovute querele dopo la pubblicazione dell’album, sul fronte testuale non appare la bomba a orologeria che in molti si aspettavano. Se si escludono alcuni attacchi politici più diretti a Matteo Renzi, Giorgia Meloni e alla Lega Nord, affondi contenuti in “Un giorno in pretura” con skit iniziale di Giuseppe Cruciani, e qualche entrata in scivolata sulla Chiesa, il resto delle canzoni non fa fiammate. “Non lo sapremo mai tipo l'ultima cena veramente chi c'era. Siam davvero convinti che fossero amici, come ai tempi di J-Ax”, è la parte di “Stupido Stupido” dedicata al suo ex compagno di avventure, mentre “Il giorno dopo ci fanno le analisi, tranquilli mio marito è anziano ed è più pulito di Damiano dei Måneskin” in “La cassa spinge” (che riprende il brano di Dumbblonde), è una battuta che rievoca le dichiarazioni sul rifiuto dell’uso delle droghe da parte del quartetto romano.

In “Mi sto sul cazzo” tira in mezzo la sua etichetta: “Una riunione in Sony e m'è venuto sonno come imparare la vita guardando i film porno”, in “Vecchio” rievoca la polemica del Primo Maggio: “Primo Maggio son andato sul palco. Il mio avvocato è Cristiano Ronaldo”. Nulla di lontanamente paragonabile alla penna del Fedez dissacratore di album storici come “Penisola che non c'è”.

Suoni elettronici e ritornelli

“Disumano” è un disco molto, troppo, lungo: 20 canzoni che si muovono principalmente su due segmenti. Il primo più scanzonato e da ballare, brani simbolo sono “La cassa spinge”, il tormentone “Mille” e “Guarda cosa mi fai fare”, il secondo più personale, “Notte brava” e “Mi sto sul cazzo” sono degli esempi. In quest’ultimo pezzo Fedez canta: “Un selfie allo specchio e mi sto già sul cazzo però c'ho due figli così non mi ammazzo”. A volte le due strade provano a incrociarsi come in “Sapore” con Tedua: i due avevano già collaborato in “Paranoia Airlines” in “Che cazzo ridi”. Nel disco l’amore gioca un ruolo centrale: “Vittoria” dedicata alla figlia, “Meglio del cinema” per la moglie Chiara Ferragni, “Leggeri leggeri” rientrano in questa fascia tematica. Come già si intuiva dalla sanremese “Chiamami per nome”, in “Disumano” c’è quasi sempre la ricerca spasmodica di ritornelli chewingum da appiccicare in testa all’ascoltatore, e in questo Fedez è storicamente molto bravo. Il cibo preferito delle radio.

Lo scheletro sonoro generale è elettro-pop con echi anni ’80 e ’90, non mancano anche riferimenti da club più contemporanei, questo è il vero elemento di novità nel percorso di Fedez. L’artista milanese, in alcuni frangenti, non rinuncia anche ad alcune parti più rappate come in “Fede e Speranza” con il rapper casertano Speranza. Ma tutto questo non basta. “Disumano” arriva in modo frammentato e ripetitivo, a volte venato da ironia spicciola e adolescenziale, con momenti al limite del trash e un’intimità mai davvero profonda. È un po’ più a fuoco del predecessore “Paranoia Airlines”, ha alcune sonorità azzeccate e divertenti, ma vuole contenere troppi elementi con l’esito finale di risultare un album Frankenstein.

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