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Elisa: abbiamo ascoltato in anteprima le sue nuove canzoni e ci hanno spiazzato

Dance, urban, voli nella musica black e atterraggi morbidi sul pop, la cantautrice pubblicherà un eterogeneo doppio album, uno in italiano e l’altro in inglese: “Ho tirato fuori la mia anima naif”.
Elisa: abbiamo ascoltato in anteprima le sue nuove canzoni e ci hanno spiazzato

Quando abbiamo segnato in agenda l’appuntamento per ascoltare in anteprima “Seta”, il nuovo singolo di Elisa uscito ieri, mai ci saremmo aspettati che la cantautrice friulana, con sguardo incuriosito per catturare le reazioni, decidesse di portarci dentro il suo nuovo mondo, dandoci in pasto diverse tracce che comporranno il prossimo album, ancora work in progress e la cui uscita è prevista nel 2022, a quattro anni da “Diari aperti”.

Ma soprattutto mai avremmo pensato di uscire dall’incontro completamente spiazzati. Alcune canzoni sono calde e black, altre scatenate con echi anni ’80, altre ancora sfondano nell’urban, nella sperimentazione e non mancano episodi pop più lineari, più vicini all’Elisa che tutti conoscono. Quando ormai non si sa più che cosa aspettarsi e si perde il conto dei riferimenti, si capisce che nessuno di questi in realtà è del tutto appropriato: il vero filo conduttore, quello che evita solo in parte l’effetto smarrimento di Willy il Coyote dopo che si è fatto scoppiare una bomba fra le mani, è la voce stessa di Elisa. Riconoscibile fra un milione, modellabile come un’argilla che avvolge un vastissimo numero di suoni. Ma davvero basterà questo “super potere” a tenere in piedi un progetto così vario?

Un nuovo modo di lavorare

“Anche io ho avuto paura dell’effetto ‘cosplayer’ come lo ha definito Marracash, cioè di appropriarmi di qualche cosa di non mio – sottolinea Elisa – ma alla fine non è stato così. L’album sarà doppio: una parte in italiano, l’altra in inglese. Tutti inediti. La parte in italiano è molto sperimentale, non omogena, ma sono tutti lati del mio essere. Quella in inglese, di cui ho curato anche tutte le musiche, invece ha un’identità più precisa e mette al centro temi sociali e ambientali”. Tutto è figlio di un nuovo approccio. “Ho lavorato in modo completamente diverso rispetto al passato – continua - ho fatto sessioni di scrittura collettiva, penso per esempio a quelle con Davide Petrella e Franco 126, ho iniziato a scrivere sulle basi e mi sono affidata a una lunga serie di producers e musicisti come Andy Sixpm, Don Joe, Dardust, Michelangelo (produttore di Blanco, ndr), Mace e Venerus, Marz e Zef (produttori di Marracash, ndr)”.

Elisa ha anche cambiato manager, a seguirla ora è Max Brigante, già al lavoro con Ultimo ed Elodie. Negli ultimi anni si è avvicinata molto alle influenze rap e urban, collaborando e scrivendo con Mahmood, Rkomi, la stessa Elodie e Marracash. La nuova parola d’ordine, non solo nell’universo di Elisa, è fluidità. “In passato ho realizzato brani come ‘Togheter’ che già custodivano i semi di una me più sperimentale – ricorda – io ascolto musica così, proprio come sto lavorando oggi: seguendo un codice fluido. Al momento ho 33 tracce in lavorazione, dovremo scendere intorno alle 26-28. Ci saranno dei feat, ma alcuni dobbiamo ancora calibrarli”.

La sfida partita da “Seta”

Cappellino giallo, maglione largo viola-arancio, pantaloni comodi e calze di Obey, Elisa, con in mano uno Smartphone su cui ha segnato alcuni titoli, come se fossimo in studio a lavorare sulle canzoni con lei, chiede ai tecnici di far partire la musica. Fa ascoltare dei pezzi, degli estratti, le nervature di un corpo più ampio e variegato. La prima in scaletta è proprio “Seta”, costruita su un tappeto sonoro di elettronica e synth. Il video, diretto da Attilio Cusani, scritto dalla stessa cantautrice e con la partecipazione di Pierpaolo Piccioli, direttore creativo della maison Valentino, è incentrato sulla forza femminile.

“Il primo singolo ‘Seta’, prodotto da Dardust, è un simbolo del nuovo progetto. Quando abbiamo iniziato a realizzarlo, con quelle sonorità così forti, mi sono domandata: ‘devo far finta di niente? La risposta è stata no. Per diverso tempo ho pensato che avrei potuto dare il pezzo a qualche altro artista con un percorso più lineare e vicino a quel mondo. Ma poi mi sono detta: ‘anche questa è una parte di te’. Il brano l’ho scritto nel 2019. È una nuova Elisa, un’Elisa che in questi anni ha seminato degli indizi che l’hanno portata fino a qui. Nella mia carriera ho sempre amato sperimentare, mescolare le carte. Ho sempre avuto paura di perdere quello che non ho mai raggiunto. Per questo ho deciso di liberare la mia anima più naif”.

La strada che passa da Sanremo

Le canzoni scorrono: si continua con “Non me ne pento”, prodotta da Don Joe con l’accompagnamento di archi suonati per davvero”, “A tempo perso”, “Chi lo sa?”, scritta con Franco 126, “Come sei veramente” con le batterie spinte da Michelangelo, fino ad arrivare alle canzoni in inglese come “Drink to me”, che mette al centro la storia di una migrante, “Set the tone”, “Fuckin’ believers” e “Show’s rolling”, uno dei brani al primo ascolto più riusciti. Ma prima di vederle pubblicate, la strada passa per il palco dell’Ariston su cui trionfò nel 2001. Amadeus l’ha invitata, da sola o in duetto è molto probabile possa partecipare, ma sta sciogliendo ancora alcune riserve.

E torna sul suo percorso: “Dopo l’uscita del mio primo album, che ebbe un grande successo, pubblicai un disco più sperimentale ed elettronico che all’inizio era riuscito a vendere ‘solo’ 100 mila copie (si tratta di ‘Asile's World’) – conclude - lo etichettarono come un ‘flop’ per i numeri di vendita di vent’anni fa. Pagai la scelta di aver osato, di essere andata verso un’altra direzione. Fu il brano ‘Luce (tramonti a nord est)’, inserito poi nella riedizione, a portare il progetto al grande pubblico. Oggi non ho perso quello spirito che ha voglia di sperimentare, inoltre il periodo storico che stiamo vivendo ci suggerisce di non tenere più dentro quello che abbiamo, ma di lasciarlo andare”.

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