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Come Miley Cyrus divenne una roba maledettamente seria

La musicista statunitense da quindici anni a questa parte vive sotto la luce dei riflettori
Come Miley Cyrus divenne una roba maledettamente seria

Miley Cyrus vive sotto la luce dei riflettori, baciata dal successo, sin da quando aveva quattordici anni ed era la protagonista della serie targata Disney Hannah Montana. A quindici anni, nel 2007, ha pubblicato il suo primo album, "Meet Miley Cyrus". Un disco doppio con il primo lato interpretato nei panni di Hannah Montana ed il secondo come Miley Cyrus. L'anno seguente si slega dal personaggio televisivo (ma non del tutto) e pubblica "Breakout", Miley è ancora una ragazzina.

La ragazzina si avvicina alla maggiore età e, nel 2010, dà alle stampe il suo terzo album, "Can't Be Tamed". Nel 2011 si conclude, dopo quattro stagioni, il serial Hannah Montana. Davanti a Miley si pone la scelta di abbracciare la carriera musicale oppure quella cinematografica: opta per la musica. Quando, nell'ottobre del 2013, esce "Bangerz", Miley Cyrus non ha ancora ventuno anni, li avrebbe compiuti il successivo 23 novembre. "Bangerz" è il vero punto di inizio della carriera musicale di Miley. A seguire riportiamo cosa scrisse Pop Topoi, recensendolo per noi, all'epoca della sua uscita.

"Bangerz" è importante. È l'album che ci permette di capire se Miley Cyrus vada presa sul serio dal punto di vista musicale; se una delle celebrità più discusse degli ultimi tempi funzioni anche in cuffia, dove la sua scandalosa immagine non può sostenerla o danneggiarla; se sia, come ha twittato Kelly Clarkson il giorno dopo la sua esibizione ai VMAs, una "spogliarellista stonata" o una popstar talentuosa oltreché furba. Quindi qui non parleremo delle linguacce, dei martelli e del twerking, ma dell'album, delle sue canzoni e dei suoi bangerz.

Innanzitutto, "Adore you", la prima traccia, non è un banger, ma una ballata d'amore classica e misurata: una scelta che subito può apparire fuorviante, ma si rivela particolarmente azzeccata perché è proprio nelle ballate che l'album brilla. L'altro esempio notevole è la prima numero uno di Miley nella Billboard: "Wrecking ball". Partendo da qualche parte a metà tra Bonnie Tyler e Gwen Stefani, il pezzo esplode poi in un ritornello drammatico, interpretato con la consapevolezza di chi sembra avere alle spalle molto più di vent'anni di relazioni distruttive. Sarà un classico, sarà il tipo di canzone che tutti i concorrenti dei talent show porteranno ai provini, sarà un picco difficile da ripetere anche per un produttore da record come Dr Luke.

Gli altri lenti dell'album non potranno riscuotere lo stesso successo di "Wrecking ball", ma sono tutt'altro che riempitivi. La minimale "My darlin'", che ruba qualche verso a "Stand by me", è la cosa più sofisticata che potesse produrre Mike Will Made It ed è la dimostrazione che dietro l'autotune può ancora esserci un'anima; "FU" è una ballata per cuori spezzati senza tempo, ma resa attuale dall'inclusione di un "LOL" nel testo e ispirazioni post-dubstep nell'arrangiamento: è come suonerebbe "I will survive" se fosse stata incisa ieri per un pubblico di millennial, e la sua interpretazione ha già portato a paragoni altisonanti (Adele, Aguilera) ma per nulla azzardati.

Spostandoci nel territorio dei bangerz veri e propri, "SMS" si candida a erede di "Push it" delle Salt-N-Pepa (di cui contiene anche un campionamento). La presenza di Britney Spears nel brano segna, sebbene in maniera discreta (o distratta), un ideale passaggio del testimone, mentre Mike Will Made It, dopo l'inattesa e ipnotica hit "We can't stop", si conferma forse il migliore in circolazione nel trovare un punto di contatto tra hip hop e pop.

In questo concentrato di zeitgeist, non poteva mancare Pharrell, che dice di avere avuto un colpo di fulmine per Miley sentendola cantare "Jolene". Quindi non esita a farle riscoprire le sue radici di Nashville nel country moderno e leggero di "4x4", per poi consegnarle un pezzo assai pharrelliano ("#Getitright") di cui stranamente non si sentiva il bisogno. E se perfino un motivetto old-school di Pharrell – che farebbe la fortuna di qualsiasi popstar – viene cannibalizzato dal resto della tracklist, vuol dire che l'album in questione è di una potenza fuori dal comune.

"Bangerz" non è solo potente: è vario e delirante; è il riassunto sonoro del 2013 e un punto di riferimento per il pop che verrà; è l'opera di una ventenne con un incredibile controllo della propria visione creativa. Dove altre sue colleghe hanno fallito per mancanza di ambizione o per scarso contatto con gli ascoltatori, Miley Cyrus prospera: ha trovato il suo posto nel mercato discografico e ci si è scagliata sopra come una palla da demolizione.

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