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Raiz e Lucariello raccontano “Napoli C.Le/Düsseldorf”, con il brano di "Gomorra"

I due artisti presentano a Rockol il viaggio autentico e drammatico delle sei tracce di “Napoli C.Le/Düsseldorf”
Raiz e Lucariello raccontano “Napoli C.Le/Düsseldorf”, con il brano di "Gomorra"

La loro “Aria” apre le sequenze iniziali dell’ultima, attesissima, stagione di “Gomorra”. In queste storie di oscurità e dannazione, Raiz e Lucariello si sono immersi a fondo in una realtà capace di sputare insieme bile e sentimento, dove il male sembra essere l’unica strada possibile. Il risultato è un viaggio autentico e drammatico che nelle sei tracce di “Napoli C.le / Dusseldorf” combina rock, rap ed elettronica con i codici più autentici della sceneggiata, perché per raccontare di anime inquiete bisogna prima osservarle bene dall’interno.
 
“Napoli C.le / Dusseldorf” racconta fin dal titolo un viaggio esistenziale ed emozionale in un mondo di grandi ombre. Com’è nato il progetto? 


 Raiz:  “Da tempo io e Lucariello avevamo voglia di fare un disco che andasse a fondo nell’esplorazione della nostra stessa anima popolare. L’occasione ce l’hanno data i ragazzi del carcere minorile di Airola, dove Luca tiene un laboratorio stabile di diverse attività. Un giorno mi ha invitato a sentire le storie di un gruppo di detenuti e da queste storie siamo partiti per scrivere questo pugno di canzoni”.
 Lucariello:  “Il progetto è nato in seguito a un laboratorio che da un decennio realizzo nel carcere minorile di Airola. Durante un incontro ho invitato Raiz e abbiamo scritto un testo insieme ad alcuni ragazzi dell’istituto. È nato un brano, “Puortame llà fore”, del quale abbiamo realizzato un video proprio nel cortile del carcere. Abbiamo sentito l’esigenza di continuare a raccontare quel mondo buio ma attraverso una lente empatica capace di andare oltre il giudizio, immergendoci dentro l’umanità più nascosta”. 
 
Il codice della sceneggiata è un tema ancora oggi attuale? 
 Raiz: “'Le strade di Napoli sono un palcoscenico' dice una famosa canzone: mettere in scena i propri drammi affonda le radici nella tragedia greca, di cui siamo culturalmente eredi. A noi sembra ancora oggi un valido mezzo di comunicazione”.
 Lucariello: “È un tema attuale perché popolare, è un luogo della poesia e della musica dove il popolo si confronta con se stesso, senza filtri, sputando pezzi di anima carichi di energia e sentimento. La sceneggiata in questo disco è un’opera rock/rap/elettro”. 
 
Raccontate di vicende metropolitane spietate, sempre in bilico tra cinismo e speranza. È un possibile romanzo di formazione in chiave noir? 
 Raiz: “Le vite che abbiamo vissuto, sfiorando quelle di chi prendeva strade sbagliate, offrono molti spunti per un noir. Napoli è piena di persone come noi, dalla fedina penale immacolata ma gli occhi piene di storie incredibili”.
 Lucariello: “Sono storie possibili, ma sicuramente romanzate-esasperate dalla nostra fantasia. C’è di sicuro una riflessione altra ed un valore morale in ognuna delle storie. In alcune è più evidente, in altre magari meno”.
 
La nuova stagione di “Gomorra”, si apre con la vostra “Aria”: che rapporto c’è tra questo sogno di libertà e l’epilogo della storia di Genny e Ciro? 
 
Raiz: “Chissà come andrà a finire. L’impressione dei primi due episodi è che la storia si sia spostata dal piano iper-realista degli esordi a un dramma personale sul potere. Il pezzo è stato originariamente scritto pensando a un giovane carcerato, ma le immagini che la regia di Marco D’Amore ha messo insieme nei primi tre minuti del primo episodio si adattano perfettamente al nostro lavoro”. 
 Lucariello:  “L’obiettivo è il medesimo, la descrizione di certi personaggi non ha l’intento di esaltarne le gesta ma di metterne in evidenza la dannazione”.
 
In queste tracce non ci sono filtri: appare quasi inevitabile che in certi contesti non ci siano altre strade possibili se non quella della violenza. È così? 
 Raiz: “È così: se tuo padre è un criminale e ti educa alla criminalità, è l’onestà a diventare un disvalore. Famiglie distrutte, quartieri ghetto, la mancanza di un sistema educativo efficace, disoccupazione e povertà hanno come risultato la devianza. Solo quelli veramente forti sfuggono al teorema”.
 Lucariello: “Ci sono sempre strade diverse da prendere, il problema è che per alcuni trovare la strada “giusta” è molto più tortuoso che per altri. Molto dipende dalle condizioni di istruzione, dalla famiglia di origine e dalle possibilità di esprimersi tanto nella vita privata quanto nel lavoro”. 
 
Quanto ha contribuito alla stesura dei testi l’esperienza con i ragazzi del penitenziario minorile di Airola?  
Lucariello:“Come dicevo in precedenza è stato un passaggio fondamentale”.

  In “Ammèn” così come nelle altre tracce il male dimostra di avere anche un suo lato sensibile. Come convivono questi sentimenti? 
 Raiz: "Anche nel luogo più oscuro c’è una scintilla di luce. Lavorare su queste scintille è la strada verso la redenzione”.
 Lucariello: “Convivono nella lacerazione dell’animo. I nostri personaggi cercano una pace che non riescono mai a trovare perché il passato torna con tutto il suo carico di ferocia”. 
 
Per le nuove generazioni il sogno è sempre quello di fare “Denare cu’ ‘a pala”? 
Raiz: “Il cinismo impera, ma spesso è un atteggiamento per non mostrare il proprio lato più sensibile.

O almeno spero”.
 Lucariello: “Spesso sì; purtroppo il fare soldi, in un mondo sempre più individualista, è diventato l’unico mezzo per rincorrere una forma di emancipazione, per illudersi di saziare un appetito insaziabile. È il frutto di politiche che durano da decenni. Questo grido nelle canzoni, questo bisogno di soldi ha risvolti quasi punk: voglio comprare tante bottiglie di champagne da svuotarle a terra. Voglio fare talmente tanti soldi da bruciarli, come faccio con la mia vita. È una richiesta disperata d’amore, di attenzione, di soccorso”.

Un tema spesso presente è quello di un destino, inevitabilmente in agguato, che in “Barbieri” ritorna prepotente e che invece si vorrebbe ribaltare in “Napoli C.le - Dusseldorf”. Come si può decidere del proprio futuro? 
 Raiz: “Accorgendosi che le alternative esistono. Ci sono ragazzi per i quali il loro quartiere è il mondo intero: si ritrovano a vivere schiacciati contro un muro per poi accorgersi che basta semplicemente cambiare prospettiva per cambiare il futuro. Storicamente questa cosa ha spesso coinciso con il lasciare la città”.
 Lucariello: “Affrontando l’ignoto, il diverso senza paura, attraversando il dolore della separazione. Costruendo nuove abitudini, nuovi sé”.

In “Endelandia” si mischiano insieme disperazione e rimpianto. Cosa rappresenta davvero quel luogo? 
Raiz:“È la “madre di tutti i ricordi”. Il luogo della spensieratezza dell’infanzia, quando tuo padre ti portava lì la domenica mattina a mangiare la celebre “graffa” e a giocare sulle giostre. Il tempo perduto al quale si ritorna per recuperare la propria umanità”.
 Lucariello: “La nostra infanzia, l’ingenuità di quel bambino che è in noi e che oggi, da padri effettivi, riviviamo nei nostri figli. È una canzone d’amore intenso”.
 


Avete mescolato elementi urban e hip hop con le spigolosità del rock, qual è stata la bussola che vi ha indirizzato? 
 Raiz: “Sono due le bussole, si chiamano D-Ross e Star-T-Uffo, i produttori di questo lavoro. Eclettici e senza compromessi”.
 Lucariello: “I produttori D-Ross e Star-T-Uffo hanno plasmato un tessuto sonoro che, attraverso sonorità contemporanee, riesce ad evocare emozioni antiche, elementi tradizionali. Questi suoni hanno costituito il paesaggio sul quale abbiamo immaginato le storie e i testi”.
 
C’è una possibilità di redenzione, alla fine?
 Raiz: “Sempre. Forse solo per quelli veramente cattivi, la cui anima è solo oscurità, sono chiuse le porte del ritorno”.
 Lucariello: “Fino a quando c’è la possibilità di scegliere, sì”.

Ecco la copertina e la tracklist di “Napoli C.Le/Düsseldorf”:

1. "Ammèn"
2. "Aria"
3. "Denaro Cu' 'A Pala"
4. "Barbieri"
5. "Edenlandia"
6. “Napoli C.Le/Düsseldorf”

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