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Bruce Springsteen, il film-concerto “No nukes”: ritratto dell’artista da giovane

La nuova pubblicazione del Boss vi farà venire la nostalgie dei concerti negli stadi, ancora di più di quella che già abbiamo. Con un avviso ai fan: rivedendo Clarence Clemons e Danny Federici vi commuoverete. Ecco perché
Bruce Springsteen, il film-concerto “No nukes”: ritratto dell’artista da giovane
Credits: Joel Bernstein

“Ero molto superstizioso, in quel periodo, Pensavo che un mago non dovesse far vedere troppo da vicino i suoi magic tricks”, racconta Bruce Springsteen oggi. Parla della fine degli anni ’70: la sua fama dal vivo era già pressoché leggendaria grazie al passaparola, a qualche concerto andato in radio e ovviamente ai bootleg. Ma non c’erano immagini e video: per scaramanzia il Boss rifiutava di farsi filmare e non andava in TV: una cosa che oggi, in tempi in cui ogni performance è documentata e diffusa in tempo reale, sembra assurda. “Così dicevo sempre, al tempo: non voglio rivedermi. Funziona per me e per il pubblico, ma se mi vedo potrei cambiare quello che faccio”, spiega Springsteen

"No Nukes"

Fino a quando, nei giorni in cui stava compiendo 30 anni, partecipò a "No Nukes", un mega concerto benefico al Madison Square Garden contro il nucleare, organizzato sull’onda delle polemiche per un incidente alla centrale di Three Miles Island. Springsteen si esibì per due sere, il 21 e il 22 settembre 1979. Accettò di farsi riprendere per quello che nel 1980 diventò un film: solo tre canzoni ma fu la prima volta che chi non lo aveva visto dal vivo in persona, lo poteva vedere almeno al cinema.

Oggi quei concerti tornano in versione restaurata, audio e video: “The leggendary 1979 No Nukes concerts” arriva venerdì 16 in CD/DVD/Blu-ray. Il film è stato rimontato dai nastri originali da Thom Zimny, fedele regista degli ultimi video del Boss: è già acquistabile in digitale sulle piattaforme a 10€.  “Solo molti anni dopo mi sono abituato a vedermi dal vivo e ancora adesso quando mi vedo mi devo fermare un attimo, poi magari penso “Hey, non sono così bello come pensavo di essere”, scherza oggi Springsteen

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Sono davvero concerti leggendari?

Quando su “Prove it all night” si sente l’organo di Danny Federici viene un brivido nella schiena, così come tutte le volte che parte un assolo di Clarence Clemons, su tutti quello di “Jungleland”: i due membri scomparsi della E Street Band mancano terribilmente, e qua si capisce perché: fan, preparate i fazzoletti.

E preparate i fazzoletti per la prima performance in assoluto di “The river”, o per “Thunder road”. Preparatevi a ballare per il finale trascinante con una sequenza che va da “Born to Run” ai momenti scatenati di “Detroit medley” e “Quarter to three”, passando per una stupenda “Rosalita” e per una “Stay” cantata con Jackson Browne e Tom Petty. Sì, davvero concerti leggendari.

Il film

La pubblicazione prevede anche solo la registrazione audio, remixata da Bob Clearmountain e molto più pulita rispetto a quelle pubblicate qualche anno fa nei "bootleg ufficiali". Ma è il film il vero cuore del progetto: da vedere a volume alto su un bello schermo, e non ve ne pentirete. 
Il film dura 90’: la regia del tempo è tutt’altro che perfetta: ogni tanto si perde uno strumento o una voce (come quella di Rosemary Butler in “Stay”), ma Zimny ha fatto un gran lavoro di recupero e le immagini sono state restaurate in alta definizione.

La scelta è quella di costruire un concerto unico e ideale, mettendo assieme materiali delle due sere in cui suonò Sprigsteen, quella del 21 e 22 settembre 1979, lasciando fuori alcune parti (tra cui il famigerato “Lynn Goldsmith incident”: la ex di Bruce, nota fotografa, era lì a scattare; Springsteen, infastidito, la chiamò sul palco, la presentò, e la fece portare fuori).

La regia non si perde però le espressioni facciali di di Bruce, anche se lo vediamo cominciare in giacca e camicia, come era vestito la seconda sera, a metà film passare ad una camicia diversa (la prima sera) a “Thunder road”  e nei bis tornare con la prima camicia, ma sudatissimo. Sui titoli di coda Bruce torna alla prima sera per una cover di “Rave on”.

Il tutto finisce alla vigilia del 30° compleanno, con Springsteen che fa la consolidata scenetta in cui sembra star male, si fa soccorrere della E Street Band, si rialza urlando “I can’t go on like this, I’m 30 years old!” e poi conclude con il suo mantra “I’m just a prisoner of rock ’n’ roll”.

Dopo tutti questo anni siamo ancora prigionieri del “magic trick” di uno dei più grandi performere di tutti i tempi: un bel documento, un pezzo di storia del rock, per fan e non solo

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