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I Dire Straits e la strana cerimonia di introduzione alla Rock and Roll Hall of Fame

Ne parla in una intervista il bassista della band britannica John Illsley che sta per pubblicare il libro di memorie 'My Life in Dire Straits: The Inside Story of One of One of Biggest Bands in Rock History'
I Dire Straits e la strana cerimonia di introduzione alla Rock and Roll Hall of Fame

Il prossimo11 novembre verrà dato alle stampe il libro di memorie del bassista dei Dire Straits John Illsley (il primo sulla sinistra guardando la foto) intitolato 'My Life in Dire Straits: The Inside Story of One of One of Biggest Bands in Rock History', la prefazione del quale è stata scritta dal leader della band britannica Mark Knopfler, che tutt'ora è un caro amico di Illsley.

Tra i molti accaduti riportati nel volume non vi è riportato quanto accadde nel 2018 quando i Dire Straits vennero introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame. Il frontman della band Mark Knopfler stranamente non partecipò alla cerimonia, il gruppo non si esibì e a fare il discorso di presentazione del gruppo fu un membro dello stesso gruppo, nello specifico proprio Illsley.

Illsley è stato intervistato da Ultimate Classic Rock e gli è stato chiesto come andarono le cose quella volta. "E' stato interessante", ride il bassista, oggi 72enne. "Sapevo che Mark... era alquanto riluttante, a causa del modo in cui la cosa era gestita politicamente. E lo comprendevo perfettamente. Ma sentivo che almeno uno di noi avrebbe dovuto esserci. Per me era una cosa di prestigio che veniva offerta alla band, aldilà di quel che se ne poteva pensare. È un riconoscimento di qualcosa anche abbastanza importante. Non volevo lasciarlo perdere. Volevo celebrarlo nel miglior modo possibile date le circostanze. Ma fu un po' strano doversi inserire nella Rock & Roll Hall of Fame. Non sono sicuro che sia mai accaduto prima."

Molto strano è stato anche il fatto che durante la cerimonia non venne eseguita alcuna canzone dei Dire Straits. Ecco cosa dice al riguardo Illsley: "Sarei stato molto felice di farlo. Ma diventò una specie di football politico. Ho solo pensato, 'Come possiamo mantenere un senso di calma e civiltà in questa situazione senza cercare di fare qualcosa?' Mi sarebbe piaciuto suonare. Volevo andare con Alan (Clark, il tastierista dei Dire Straits, ndr) a fare un paio di strofe di “Sultans of Swing” solo per il gusto di farlo, ma era molto complicato. In realtà ero un po' sollevato, quando tutto finì. Sono andato un paio di giorni a New York per riprendermi.”

L'intervistatore dice a Illsley che i Dire Straits non hanno fatto molti dischi, ma che tutti reggono bene alla prova del tempo, lui commenta: “Sì, riflettendoci, penso probabilmente di sì.

Penso anche che la cosa più importante che volevo fosse riconosciuta fosse il fatto che questo è un flusso bidirezionale. La musica della band è una cosa e la celebrazione della musica con le persone che l'ascoltano è un'altra. Nella vita ti rendi conto che la musica nel nostro mondo è una forza molto potente. (…) Quando si scrive una canzone, è un po' come fare un dipinto. Stai guardando la realtà e la stai cambiando leggermente, che sia completamente astratta - alcuni testi sono piuttosto difficili da seguire - o è un qualcosa che abbia una trama, che fornisce a qualcuno un modo diverso di guardare al mondo. Per me, riflettendoci dopo tutti questi anni, è sicuramente quello che ne ho ricavato. Che è uno dei motivi per cui, con il libro, era importante per me riconoscere Mark in un modo che lui non avrebbe mai fatto. Perché lui è davvero un uomo molto modesto. So che può suonare strano, ma lui è così. A lui non piace vantarsi, quindi ho pensato di essere probabilmente una delle poche persone che possa effettivamente mostrare alla gente un suo altro lato. Perché è stata un'esperienza straordinaria lavorare in quel contesto per così tanto tempo.”.

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