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Bruce Springsteen: “Ho scelto il rock perché è la musica della libertà e dell’estensione delle libertà”

Il cantautore in un’intervista: “Nella mia carriera ho cercato di dare voce agli inascoltati”.
Bruce Springsteen: “Ho scelto il rock perché è la musica della libertà e dell’estensione delle libertà”

Bruce Springsteen ha sottolineato ancora una volta che cosa rappresenta per lui il rock. Lo ha fatto nella puntata di Otto e mezzo di lunedì 25 ottobre, condotta da Lilli Gruber, durante cui è stato presentato un contenuto con l'intervista all'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama e alla rockstar americana in occasione dell'uscita in contemporanea mondiale del libro “Renegades - Born In The Usa”. Il libro, edito in Italia per Garzanti, nasce dal successo dell'omonimo podcast in cui Obama e Springsteen si rivelano in una conversazione intima con racconti e riflessioni sulla vita, la musica e l'amore per l'America. Un'opera con oltre 350 foto, contenuti esclusivi e materiali d'archivio inediti, che sarà in libreria dal 26 ottobre. Springsteen, in due momenti diversi del contributo video lanciato dalla Gruber, ha raccontato i suoi inizi e il suo rapporto con l’“essere un attivista”:

“Quando ero ragazzo facevo fatica ad inserirmi. Vedevo mio padre spesso senza lavoro ed è stato straziante, lui cercava di darsi da fare e non mollava. Io lo imitavo, ma il dolore del non essere ascoltati mi ha segnato. È stato importante provare quel dolore perché mi ha fatto capire l’importanza, con la mia musica, di dare voce a chi non ce l’ha. La mia storia è quella di un outsider che ha trasformato in canzoni le vite di altre persone: il dare ascolto è diventato il lavoro della mia vita”.

Poi ha proseguito:

“Capisco gli artisti che preferiscono tenere la politica distante. Io non mi sento un attivista in realtà. Ho scelto la musica rock perché è la musica della libertà e dell’estensione delle libertà. Fra i miei grandi punti di riferimento ci sono Bob Dylan e Woody Guthrie, mi hanno insegnato molto. Io se mi esibisco davanti a 50 mila persone so perfettamente che non sono tutti democratici e neppure tutti repubblicani. Sono diversi, hanno credenze diverse. Ma io con la mia musica posso mostrare loro, facendoli riconoscere nelle canzoni, che hanno valori comuni. E se riescono, dopo il concerto, nella vita di tutti i giorni, a tenere vivi quei valori e a rimanere uniti qualche cosa può davvero cambiare”.

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