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“Solo” è il diario degli ultimi due anni di Ultimo

Tra déjà vu e sfoghi, l'album segna il ritorno del cantautore romano. Ecco com'è.
“Solo” è il diario degli ultimi due anni di Ultimo

Un nuovo album per ripartire, dopo due anni in cui il castello fatto di Dischi di platino e record sbandierati sui social a suon di sold out conquistati prima nei club, poi nei palasport, poi subito negli stadi, sembrava poter crollare da un momento all’altro a causa dello stop forzato.

“Solo” è il diario che racconta quelli che sono stati gli ultimi due anni di Ultimo: il disco contiene 17 brani composti tra la fine del 2019 – l’anno delle polemiche per il secondo posto al Festival di Sanremo con “I tuoi particolari”, sollevate da Ultimo stesso dopo che “il ragazzo Mahmood” gli portò via a sorpresa la vittoria con “Soldi”, ma anche dei 63,316 spettatori allo Stadio Olimpico di Roma – e i primi mesi del 2021. È uscito oggi, a due anni e mezzo dal precedente “Colpa delle favole”, e mette in fila le emozioni contrastanti vissute dal .25enne cantautore romano in questi mesi. Dallo spaesamento provato nei mesi dopo il tour nei palasport di “Colpa delle favole” e il concerto all’Olimpico, a coronamento di un anno e mezzo passato a collezionare – da “Il ballo delle incertezze” in poi – Dischi d’oro e di platino e a macinare milioni di stream sulle piattaforme, a un altro tipo di spaesamento, quello provato quando le restrizioni legate alla pandemia hanno congelato il settore dei live. Spingendolo a sospendere a tempo indeterminato la tournée negli stadi del 2020 già sold out (il recupero è in programma nell’estate del prossimo anno).

Alcuni brani sono direttamente legati al lockdown, come “Solo” e “Isolamento”. Altri sono nati proprio in quelle settimane o subito dopo, da “Spari sul petto” a “2:43 am”, passando “La finestra di Greta”, “Non amo” e “22 settembre” (uno dei singoli che hanno anticipato in questi mesi l’uscita dell’album). Alla pandemia sembra rimandare pure “Quei ragazzi”, tra i pezzi più recenti, scritto quest’estate, che nell’arrangiamento ricorda un po’ “Madame” di Renato Zero – Ultimo non ha mai nascosto di essere un fan del Re dei Sorcini – ma è paradossalmente il più originale del disco a livello di suono: una canzone pop-rock che vede il cantautore allontanarsi dalla sua comfort zone: “Lo vuoi capire che il mondo lo odio / e la tv mi fa chiedere se / se questa gente davvero ci crede / alle cazzate che sa vendere”.



Il suono, appunto.

Chi dalla collaborazione con Federico Nardelli, produttore del circuito ItPop già al fianco di Gazzelle, Galeffi e altri, voluto da Ultimo al suo fianco per questo disco, si aspettava qualcosa di diverso rispetto alle atmosfere di “Pianeti”, “Peter Pan” e “Colpa delle favole”, resterà deluso: il cantautore romano continua qui a muoversi tra ballate nostalgiche e self-empowerment incazzosi, tra il “parchetto” dove si incontrava con gli amici sotto casa a San Basilio – periferia difficile a nord-est della Capitale – e i sogni inseguiti fin da bambino. “Ho sperato tanto di ottenere ciò che voglio / voglio avere tutto ma non voglio tutti addosso”, canta con la stessa urgenza espressiva di “Sogni appesi” e “Chiave” – e pazienza se i versi suonano sgrammaticati – ne “Il bambino che contava le stelle”, la canzone che apre il disco. Ne “La finestra di Greta” (che non è quella Greta) torna a ritrarre una ragazzina che sogna in grande, cugina forse di “Wendy”, “Giusy”, dal suo disco d’esordio: “Strane coincidenze ritornano nei tuoi giorni / tu, bambina e donna, alle prese coi tuoi rimorsi / voglio averti convinta per affrontare la sorte / questa vita ti mangia se tu la nutri di forse”. .



In “Non sapere mai dove si va” non manca di togliersi un sassolino dalla scarpa: “La gente dice che so’ bravo, ma poco complesso / io dico che so’ bravo e troppo complesso all’interno / perché purtroppo, vedi, è questo che fa ‘sto successo / fa dire a tutti come sei, ma nessuno va dentro”. In “Non amo” sembra alludere al suo rapporto non idilliaco con la stampa: “Non amo chi mi descrive con tre parole in due pagine”. Un déjà vu. A proposito: nell’album c’è una canzone che il cantautore romano scrisse addirittura nel 2017, prima dell’uscita dell’album d’esordio “Pianeti”, e che poi ha lasciato nel cassetto per tutto questo tempo. Provate a capire qual è.
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