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My Morning Jacket, gli antieroi del rock: "Troppo punk per gli hippie e troppo hippie per i punk"

La band torna con un disco eponimo, un gioiello di rock fuori dagli schermi: ecco cosa ci ha raccontato Jim James
My Morning Jacket, gli antieroi del rock: "Troppo punk per gli hippie e troppo hippie per i punk"

Se c’è una cosa ci hanno insegnato le Serie TV negli ultimi 20 anni è che non è necessario che il protagonista di una storia debba essere sempre il classico personaggio buono che risolve problemi, senza debolezze. Da Tony Soprano a Walter White abbiamo capito che gli antieroi sono più interessanti: personaggi complessi, con grandi problemi, magari anche cattivi, ma con un lato umano. Antieroi, che fanno mosse inaspettate.

Jim James non è né un cattivo insicuro come il protagonista dei “I Soprano” né una persona normale che si improvvisa criminale come quello di “Breaking bad”. Ma è sicuramente lontano dai canoni del machismo della rockstar classica, anche guidando una delle band americane più interessanti degli ultimi 20 anni.

Basta vederlo in concerto: James entra in scena spesso come uno sciamano nascosto da un mantello, per poi usare assieme alla sua band un approccio quasi ascetico: poche parole e suonare, pochi effetti speciali, tutta sostanza e originalità. “non penso a come siamo, sono semplicemente grato di quello che faccio. La pandemia mi ha insegnato a vivere giorno per giorno. Non so se siamo degli eroi o degli antieroi”, si sminuisce lui. Putroppo in Italia sono ven venuti una sola volta, come band spalla dei Pearl Jam nel 2006, ma trovate diversi video, come questo del recente tour, un pezzo di un concerto in streaming a pagamento da New York.

Il ritorno degli (anti)eroi

Per il primo “vero” disco in sei anni. la ha scelto di usare semplicemente il proprio nome: “My Morning Jacket” esce oggi, 22 ottobre. Segue “The waterfall” (2015) e il gemello “The Waterfall II”, pubblicato l’anno scorso ma registrato assieme al precedente: la band stava per non pubblicarlo perché non era sicura di voler continuare. Pure il nuovo disco eponimo è stato registrato tempo fa, prima del lockdown: per farlo uscire, la band ha atteso di poter tornare a suonare dal vivo. Cosa non scontata: nonostante i My Morning Jacket siano uno dei nomi di punta della scena live del rock americano, stavano per sciogliersi-

“Era il momento giusto per usare il nostro nome, non eravamo neanche sicuri di fare un altro disco”, mi spiega Jim James al telefono da Los Angeles. “Qualche anno fa eravamo bruciati, stanchi di suonare. Io non riuscivo a gestire il tempo. Non era un problema tra di noi, quanro la frustrazione e la fatica di fare questo mestiere in queste condizioni. Poi abbiamo fatto qualche concerto nel 2019, che ha fatto ripartire la magia. Abbiamo deciso di ricominciare, ma con i nostri tempi”, spiega.

Technology came and stole my living

James non è un uomo di grandi parole e non ama neanche la tecnologia: è strano fare un’intervista al telefono nell’era delle conversazioni su Zoom. Ma d’altra parte le prime parole che si sentono nel disco sono quelle di “Regularly scheduled programming”, in cui canta “screen time addiction replacing real life and love”. “Abbiamo lasciato che la tecnologia prenda il controllo della nostra vita. È uno strumento che può essere utile ma rischia di distruggerci. dobbiamo collegarci alle persone e alla natura in una maniera più organica", mi dice.  

È stata, in parte, la tecnologia a mettere a rischio la carriera della band.

Anche se disco, James si dice “Lucky to be alive”, nella stessa canzoni “Technology came and stole my living again ain’t nobody buying records no more/well they cut off all the bread that used to keep us fed”: “Fare il musicista è frustrante”, spiega “Ci hanno tolto i mezzi di sostentamento, devi vivere suonando continuamente: andare in tour è divertente ma anche faticoso, ha un costo sul tuo corpo. Mi piace che la gente possa ascoltare la musica senza pagarla, ma allo stesso tempo queste compagnie dovrebbero trovare un modo di pagare la musica, dargli un valore. Nessuno si prende la responsabilità di far capire che i musicisti devono essere compensati in maniera equa”.

Troppo punk per gli hippie e troppo hippie per i punk

“Lucky to be alive”, con il suo approccio da marcia con tastiere quasi anni ‘80, e una coda elettrica/psichedelica, è una delle canzoni più indefibinili di una band che ha un approccio non convenzionale alla musica. Molte chitarre (che in questo disco si sentono più che nel passato recente), ma canzoni spesso senza una vera e propria struttura: “Lascio che le canzoni parlino da sole, ti portano loro da qualche parte. Seguo lo spirito della canzone, piuttosto che imporre la mia idea, mi lascio sorprendere. Questo album non è un ritorno conscio all origini, non faccio più nulla di conscio. Il rock è in continua evoluzione: cavalco lo spirito della musica e del momento in cui sono”. 

Sono fuori dagli schemi anche in America.

La copertina sembra richiamare graficamente quella di “Europe ’72”, lo storico disco dal vivo dei Grateful Dead, spesso i MMJ vengono inseriti nel giro del “jam rock”, delle band fricchettone che vivono di grandi improvvisazioni dal vivo. Ma neanche lì stanno bene: “Non riesco a piazzare la band in qualche scenario”, mi spiega. "Siamo troppo punk per gli hippie e troppo hippie per i punk, ma è anche il nostro bello. La musica è un’esperienza spirituale, cambia insieme alle persone e ai tempi. cerco di solo di cavalcare questa onda. Non so se stiamo da qualche parte”. Sempre fuori luogo: anche quando sono nel giro grosso (come nel mega tributo al Black Album dei Metallica, tra Elton John, Miley Cyrus e Dave Gahan), se ne escono con una cover di “Nothing Else Matters” che rivoluzione la canzone, trattandola come se non fosse una ballata ma un indie rock: “In studio puoi divertirti”, mi spiega. “Dal vivo è diverso, la canzone devi farsi riconoscere”, spiega semplicemente.

Dopo avere pubblicato 5 album solisti tra il 2016 e il 2019, James ha messo in pausa la sua carriera solista: "Ci diamo lo spazio di sperimentare, lo incoraggiamo, aiuta la band a tornare con più esperienza e nuova idee", mi dice. Non è l'unico: il chitarrista Carl Broemel ha pubblicato una manciata di pregevoli lavori. Ma i My Morning Jacket sono la dimostrazione di quello che diceva Springsteen: le band rock funzionano quando 1+1 è uguale a 3, quando la somma delle parti è maggiore dei singoli. Bentornati.

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