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Quando Morrissey stroncò i Depeche Mode

Il futuro leader degli Smiths, sul Record Mirror, fece a pezzi l’allora esordiente band di Dave Gahan e Martin Gore: ‘Noiosi e privi di fantasia, ma con dei bei capelli’
Quando Morrissey stroncò i Depeche Mode

Prima di diventare una delle voci di punta della nuova scena rock britannica nella prima metà degli anni Ottanta, Morrissey tentò la via del giornalismo: il cantante e frontman della band di “The Queen is Dead” figurò infatti tra i collaboratori del settimanale musicale britannico Record Mirror, che testata fondata da Isidore Green nel 1954 che cessò le pubblicazioni nel 1991.

Tra gli articoli firmati dall’artista per il giornale specializzato figura anche una recensione di un concerto che i Depeche Mode tennero al Rafter's di Manchester, sua città natale, il 5 agosto del 1981. All’epoca la band guidata da Dave Gahan e Martin Gore stava conquistando l’attenzione della platea più attenta, creando attorno a sé un’attenzione decisamente importante: l’album d’esordio del gruppo, “Speak & Spell”, sarebbe stato distribuito solo dall’ottobre successivo, e il brano “Just Can't Get Enough”, terzo singolo (e primo successo) della formazione, sarebbe arrivato appena un mese dopo il concerto, ma l’hype - intorno ai quattro ragazzi di Basildon - era già considerevole.

La cosa, ovviamente, non influenzò Morrissey, che nella sua recensione fece letteralmente a brandelli le future star di “Personal Jesus”: “I Depeche Mode potrebbero non essere il gruppo più noioso che mai apparso sulla faccia della terra, ma sono sicuramente in corsa”, esordì quello che sarebbe diventato il frontman degli Smiths, “La loro sofisticata assurdità riesce solo a sottolineare quanto siano ridicoli e privi di fantasia”.

E ancora: “Sono troppo noiosi per essere anche solo noiosi. Resuscitano ogni tremendo e monotono cliché conosciuto dall’uomo moderno, e ‘New Life’ [il singolo del 1981], pare nient’altro che un’innocua caramella gommosa. Almeno hanno dei bei capelli”.

A indispettire ancora di più Morrissey è stata la reazione del pubblico, ovviamente entusiasta del set: parlando della platea, il futuro sodale di Johnny Marr parlò di “spettatori selezionati in base alla propria sordità”.

I Depeche Mode non sono state le uniche vittime illustri della voce di “Meat is Murder”: qualche anno prima, nel 1976, un Morrissey appena diciassettenne - sempre in occasione di un concerto a Manchester - bollò i Sex Pistols come “spacconi in abiti da mercatino” titolari di un sound “dissonante” con testi “appena intellegibili”, e i Ramones - visti in un’occasione analoga - “una band di degenerati senza talento” la cui regola è “essere il più incompetenti possibile”, il cui destino sarebbe stato quello di venire “giustamente archiviati e dimenticati”. Affermazione, quest’ultima, piuttosto curiosa, dato che - intervistato da The Quietus parecchi anni dopo - lo stesso Morrissey definì il disco di debutto della band newyorchese, “Ramones” del 1976, uno dei sei album preferiti di sempre. Perché, evidentemente, solo gli stupidi non cambiano mai idea...

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