David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "The Bewlay Brothers" (1)

Ricorre il 17 dicembre il cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "Hunky Dory"; lo raccontiamo canzone per canzone
David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "The Bewlay Brothers" (1)

The Bewlay Brothers
David Bowie: voce, chitarra • Mick Ronson: chitarra, piano elettrico (forse) • Trevor Bolder: basso
Registrazione: 30 luglio 1971
Produttori: Ken Scott, David Bowie


Come a completare quel caleidoscopio bowiano che è HUNKY DORY, "The Bewlay Brothers" è il congedo enigmatico e terribilmente sinistro di un album partito sullo slancio entusiasta e ottimista di "Changes", che, vale la pena di notare, David aveva scritto al pianoforte, mentre qui la matrice è chitarristica come nei dischi precedenti. Tuttavia il brano fu composto e inciso dopo gli altri, come se certi spettri tenuti a bada fino all’ultima notte, quelli che invece si aggiravano nell’album precedente in "After All" o "The Man Who Sold The World", fossero sfuggiti all’incantesimo che li imprigionava.

A differenza dei pezzi presentati in anteprima alla BBC o quanto meno messi su demo in modo che Scott, Ronson e gli altri elaborassero degli arrangiamenti, "The Bewlay Brothers" non partiva da un’idea sedimentata: “Nella mia memoria trovo a malapena ricordi sulle circostanze dell’incisione. So che era tardi. Ero da solo col mio produttore Ken Scott perché gli altri musicisti erano andati a casa a dormire. A differenza del resto dell’LP, che avevo già quasi pronto prima di prenotare lo studio, questa canzone era un brano non scritto che sentivo di dover registrare immediatamente: penso sia stata messa giù in una sera” (ovviamente con successive sovraincisioni da parte di Ronson e Bolder).

Nel corso del tempo Bowie, come da prassi per le canzoni cui era segretamente legato, alternò piccole ammissioni che rivelavano un particolare attaccamento al brano (“Lo amo molto perché è particolarmente personale. Sicuramente non dice nulla a nessun altro e mi spiace se l’ho usato per infliggere me stesso alla gente”) e commenti evasivi che lo ridimensionavano (“Non riesco a immaginare che cosa avesse in mente in quel momento la persona che ha scritto quella canzone”).
Negli anni successivi David usò il nome The Bewlay Brothers per la sua società di edizioni musicali e come pseudonimo dei produttori di LUST FOR LIFE di Iggy Pop (lui, Colin Thurston e Pop).

Eppure quella sera in studio garantì a uno sbalordito Ken Scott (“Quando mise il testo sulla musica, io e lui soli in studio, rimasi a bocca spalancata”) che i versi non significavano assolutamente nulla ed erano stati concepiti a bella posta per le manie degli americani di scatenarsi nelle interpretazioni: ognuno.
avrebbe potuto leggerci quello che voleva.  Forse per completare l’opera, a tratti canta un po’ come Bob Dylan, il grande enigmista dell’epoca.

Ovviamente da decenni le ipotesi abbondano: dalla seduta spiritica alla fantasia gay e incestuosa, dall’esperienza allucinogena a “Star Trek in giacca di pelle”, come recitano le note di copertina, che invece di essere d’aiuto si rivelano le più criptiche del mazzo. Possiamo prendere per buono un indizio concesso al "Daily Mail" nel 2008: “Non saprei che chiave interpretativa dare al testo, tranne suggerire che ci sono strati di fantasmi sovrapposti. Una tela con più strati. È anche possibile che io avessi fumato qualcosa nella mia pipa di marca Bewlay ma ricordo chiaramente un senso di invasione emozionale”.

Non è facile individuare un solo filo conduttore che dalle prime immagini di una piccola gang che “metteva i vestiti giusti e diceva cose per far sembrare tutto improbabile” ci possa portare “al padiglione della mente alterata” (dopo aver incontrato “i benpensanti di domani”, “i denti di ottone lampeggianti”, “il tetro volto sul pavimento della cattedrale”) e poi allo sconcertante finale in cui Bowie, in coro con se stesso (alterando la velocità della traccia vocale) sprofonda l’ascoltatore in un sogno inquietante in cui un essere con più voci invoca sgrammaticato: “Preparatemi uno sformato, ho tanta voglia di mia salsa; lasciatemi le scarpe e non chiudete a chiave, magari scappo via; ma solo per oggi,


ehi! Per piacere, vieni via. Per piacere, vieni via”. Mentre il brano sfuma, sui cinque minuti e dieci secondi, le voci sembrano sommergere un urlo disperato.

Il biografo Chris O’Leary ha fatto notare una somiglianza tra la conclusione e il tema principale dell’horror britannico "La pelle di Satana" di Piers Haggard, uscito in patria proprio nel mese di luglio, quando Bowie era ai Trident Studios a registrare. Ci potrebbe stare, anche se proprio i biografi, nella ricostruzione di quei giorni, riempiono l’agenda del cantante a tal punto che non sarebbe facile trovare lo spazio per due ore in un cinema.

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/MHQmB9OCwa_7CFfY0zsoxsxYmTo=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/bowie-madeddu.JPG

 
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2022 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.