David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Queen Bitch" (2)

Ricorre il 17 dicembre il cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "Hunky Dory"; lo raccontiamo canzone per canzone
David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Queen Bitch" (2)

Il fatidico incontro con Lou Reed, di cinque anni più anziano di Bowie, avvenne a settembre 1971 nella trasferta a New York per firmare con la RCA, foriera di altri incontri decisivi grazie all’attore e futuro tour manager Tony Zanetta: “Li portai in giro per la città e da Andy Warhol alla Factory.

In quei giorni David incontrò anche Lou Reed e Iggy Pop. Fu davvero una settimana importante, che diede inizio alla fase successiva della sua carriera. Dopo la firma del contratto, la casa discografica organizzò una cena nel ristorante The Ginger Man, dove io, David, Mick Ronson e DeFries incontrammo Lou e sua moglie Betty. Si intesero piuttosto bene. Lou era un tipo astuto, sarcastico, molto newyorkese; lui e David furono molto prudenti, si studiarono un po’ ma Lou si comportò meglio del solito”.

Quando Reed ascoltò alcuni dei brani di HUNKY DORY ne fu favorevolmente impressionato e, a differenza dell’amico Warhol, apprezzò molto l’omaggio di "Queen Bitch". Angie Bowie: “Diventò una enorme fottuta storia d’amore. Anche se non in senso sessuale”. Sicuramente fu un’amicizia molto intensa, malgrado qualche pugno in faccia: Reed, per esempio, difese a spada tratta Bowie dalle bordate di Lester Bangs.
Il primo frutto del loro rapporto fu l’album TRANSFORMER di Lou Reed, con il suo successo più famoso, "Walk On The Wild Side", prodotto da Bowie nel 1972. “Quando ci siamo incontrati aveva capelli lunghissimi”, raccontò Reed a "Fan Magazine" nel 1973. “Andammo a cena fuori e mi ubriacai come sempre. Mi fece sentire HUNKY DORY e io pensai ‘Aha, questo è qualcosa’. Capivo che c’era qualcuno che si stava aggirando nel territorio dove mi trovavo io. Adorai soprattutto 'Queen Bitch'. David è sempre stato molto deciso in questo tipo di cose”.

Nel 1972 Bowie confessò a "New Musical Express": “Quando facciamo rock’n’roll, lo facciamo seguendo la strada dei Velvet Underground, perché sono la mia più grande influenza rock, anche più di Chuck Berry, che lo ha creato.

Ho detto molte volte che Lou Reed per me è quello che Chuck Berry è per i Rolling Stones”. Nel 1978, dopo che c’era stata un po’ di maretta tra i due, Bowie disse a "Melody Maker": “Ci sono pochi paralleli possibili tra me e Lou Reed. Penso di aver scritto solo una canzone accostabile alle sue, ed è 'Queen Bitch'. Ma la gente se n’è accorta solo perché avevo scritto sull’album ‘For Lou’ accanto al titolo”.
Parlando con "Record Collector", Woodmansey ha dato un senso interessante a questa sua audace rivendicazione: “Non volevamo suonare 'Queen Bitch' come i Velvet Underground perché ci credevamo musicalmente più raffinati di loro (risata). Il testo descriveva un contesto sordido ma noi non eravamo tipi da suono sordido. Così le abbiamo dato un po’ di classe e di gusto”.

Eseguita in anteprima nella BBC Session del 3 giugno 1971, "Queen Bitch" venne poi interpretata anche per il programma "Old Grey Whistle Test", registrato dalla TV britannica l’8 febbraio 1972 e mandato in onda la sera stessa, due giorni prima dell’esordio dello Ziggy Stardust Tour. Bowie, con la tuta verde, gli stivali rossi e il taglio di capelli apparsi sulla copertina dell’album che lo avrebbe definitivamente lanciato, eseguì "Oh! You Pretty Things", "Queen Bitch" e "Five Years". Spesso inserita nelle scalette dei tour successivi, la canzone conobbe l’apogeo il 9 gennaio 1997 nel Birthday Benefit Concert per i cinquant’anni di Bowie al Madison Square Garden di New York, quando Lou Reed salì sul palco per cantarne una strofa, dopo esser stato presentato dall’amico come “Il re di New York in persona”. Un po’ spaesato ma sorridente di fianco al collega particolarmente carico, Reed venne ulteriormente omaggiato con l’inevitabile "I’m Waiting For The Man".

In questo secolo la canzone ha conosciuto una certa fortuna cinematografica: tra le colonne sonore più famose in cui è stata inclusa, "Le avventure acquatiche di Steve Zissou" di Wes Anderson (2004), "Milk" di Gus Van Sant (2008) e "Il maledetto United di Tom Hooper" (2009).

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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