David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Song for Bob Dylan" (1)

Ricorre il 17 dicembre il cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "Hunky Dory"; lo raccontiamo canzone per canzone
David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Song for Bob Dylan" (1)

Song For Bob Dylan
David Bowie: voce, chitarra • Mick Ronson: chitarra, voce • Trevor Bolder: basso • Woody Woodmansey: batteria • Rick Wakeman: piano
Registrazione: giugno-agosto 1971
Produttori: Ken Scott, David Bowie


In posizione centrale nel trittico di brani dedicati alle muse americane di Bowie, l’omaggio a Dylan – proprio come quello a Warhol che lo precede – non sfocerà in una bella amicizia.

Tuttavia il contesto e il tono, così come la struttura della canzone, sono significativamente diversi. L’improbabile voglia di flamenco che accompagnava in modo abbastanza spiazzante il ritratto del nume della pop art lascia il posto a un languido rock quasi country nelle strofe (progressione e ritmica richiamano vagamente la successiva "All The Young Dudes"), alle quali si giustappone un ritornello più incalzante, probabilmente appartenente a un brano diverso, forse intitolato "Here She Comes".
Del resto, malgrado l’apparente semplicità, il pezzo ebbe la gestazione più complicata di tutte le sedute per HUNKY DORY: provato già il primo giorno ma chiuso nell’ultimo, benché fosse stato già presentato alla BBC il 3 giugno 1971: nell’occasione lo aveva cantato George Underwood, a quanto pare per il suo timbro più riconducibile a Dylan. Trevor Bolder, per la prima volta nel gruppo, fece un errore e fu aspramente ripreso da Bowie. Il bassista ha poi ammesso: “Per me impararla fu un incubo”.

Il commento nelle note di copertina è scarno e prudente: “Questo è ciò che alcuni pensano di BD”. Ma quando il testo diventa un appello (“Robert Zimmerman, anche se non penso che ci incontreremo, chiedi al tuo buon amico Dylan di dare un’occhiata giù nella vecchia strada: digli che abbiamo perduto le sue poesie”), riflette una nostalgia condivisa da tanti suoi coetanei. Diverse autorevoli voci avevano pregato l’artista del Minnesota di tornare a fare da punto di riferimento generazionale come prima dell’incidente motociclistico del 1966 che gli offrì il destro per sottrarsi all’attenzione generale. Nel 1968 Paul Simon aveva dichiarato: “Non credo che la penombra da lui scelta sia una cosa buona”. Nel 1970 Country Joe & The Fish avevano inciso "Hey Bobby" (“Dove sei stato? Ci sei mancato, qui sulla strada”). Nel 1972, l’ex compagna Joan Baez rincarò la dose: “Ci hai lasciati qui a marciare per la strada, dicendo che il fardello era troppo pesante” ("To Bobby"). Ritornando a quel periodo, Dylan commenterà: “Pare che il mondo cerchi da sempre un capro espiatorio, qualcuno che guidi la carica contro l’impero romano. Ma l’America non era l’impero romano, e sarebbe toccato a qualcun altro presentarsi come volontario”.

Bowie, ancora in cerca di un ruolo come artista, ammise di aver vagheggiato la propria candidatura.

Da un’intervista a "Melody Maker" del 1976: “In quel periodo dicevo: ‘Okay, Dylan. Se non vuoi farlo tu, lo farò io’. Percepivo l’assenza di una guida. 'Song For Bob Dylan' non era una delle canzoni più in vista, però racchiudeva tutto quello che intendevo dire con l’album: se non c’era qualcuno pronto a servirsi del rock’n’roll, allora lo avrei fatto io”. Un piccolo elemento rivelatore è in parte contenuto nell’incipit del brano, nel quale Bowie coglie l’occasione per distinguere Zimmerman e Dylan: allo stesso modo Bowie (ovvero Jones) avrebbe presto presentato il suo alter ego Stardust. Il titolo stesso della canzone, nella sua semplicità, allude – come per un passaggio di consegne – alla "Song To Woody" che Dylan aveva rivolto al suo maestro Woody Guthrie.

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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