David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Andy Warhol" (1)

Ricorre il 17 dicembre il cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "Hunky Dory"; lo raccontiamo canzone per canzone
David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Andy Warhol" (1)

Andy Warhol
David Bowie: voce, chitarra • Mick Ronson: chitarra, voce • Ken Scott: sintetizzatore, voce
Registrazione: giugno-luglio 1971
Produttori: Ken Scott, David Bowie


Perlomeno fino all’incontro con la seconda moglie Iman nel 1990, le relazioni personali significative nella vita di Bowie – dalla famiglia ai legami sentimentali, dai rapporti di amicizia a quelli di lavoro – furono immancabilmente complicatissime e irrisolte. Una delle più tortuose lo legò a un personaggio cui viene associato da sempre, quasi automaticamente, pur avendolo frequentato piuttosto poco.
Forse ci fu anche un periodo in cui Bowie soffrì della facilità con cui alcuni suoi colleghi e cari amici, a partire da Lou Reed e Mick Jagger, erano entrati nelle grazie di Warhol.

Il mondo è pieno di foto di popstar e rockstar a tu per tu con il divo della pop art, tuttavia non ce n’è una con Bowie, che ci teneva molto di più. Né fu uno dei tanti artisti da lui ritratti. In compenso, ironicamente, esiste lo storico filmato del loro fallimentare primo incontro e del disagio provato dal cantante, così eclatante da essere rappresentato in modo esplicito con un autosbudellamento mimato davanti alla cinepresa. Occorre sottolineare però che l’incontro avvenne nel 1971, quando Warhol non era più al centro dell’arte contemporanea; anzi, era considerato in declino. Non è illegittimo affermare che a riportare l’attenzione su di lui sia stato il rock’n’roll a causa della comune attenzione per il successo, e Bowie fu forse il primo a incorporare quelle riflessioni sul divismo nella propria carriera.

Fin dall’uscita del primo album dei Velvet Underground, David era affascinato dal loro rapporto con Warhol, e a suo modo aveva tentato di metter su una propria versione della Factory a Beckenham. Quando nel luglio e agosto 1971 alla Roundhouse di Londra andò in scena "Pork", commedia altamente provocatoria dell’artista americano, Bowie riuscì a entrare in contatto e successivamente collaborare a vario titolo con alcune delle persone coinvolte nella produzione, come Cherry Vanilla, Leee Black Childers, Tony Zanetta, inizialmente perplessi.
“Avevo letto un articolo su di lui e dissi agli altri: ‘Al Country Club c’è questo David Bowie, è uno che si traveste’”, ha raccontato Leee Childers.

“Tutti dissero: ‘Oh, bene!’ e ci facemmo mettere in lista. Era un piccolo club e il pubblico era di trenta persone. La mia prima impressione fu: ‘Oh cielo, che delusione’. Un hippy con la chitarra acustica. Che noia. Indossava pantaloni gialli larghi e un grosso cappello. Ma impazzimmo per sua moglie. Angie era allegra, era incinta, era folle. La sera successiva ci invitarono a un gay bar chiamato Yours And Mine e lo conoscemmo meglio, ne scoprimmo il sense of humour e quando lasciammo l’Inghilterra eravamo pazzi di David”. Cherry Vanilla: “Tutti lo amavamo, volevamo dire al mondo quanto era favoloso, e tutti volevamo andarci a letto. Penso che avesse intuito dal primo momento quali ruoli potevamo interpretare per lui”.

L’influenza dell’oltraggiosa gang di Warhol su David fu enorme: sollecitò il suo lato trasgressivo e gli diede qualche idea per un look più androgino. E lui, a vario titolo, arruolò molti di loro nel suo show, proprio come il protagonista della canzone. Va però specificato che a quel punto Bowie aveva già scritto e registrato "Andy Warhol" da qualche settimana. In realtà l’aveva scritta per farla cantare a Dana Gillespie, che infatti fu la prima a interpretarla nella BBC Session del 3 giugno 1971 per il John Peel’s Sunday Concert, però la incise dopo di lui, nell’album del 1973 WEREN’T BORN A MAN con Bowie come corista e Ronson alla chitarra.

“Ancora oggi non saprei dire perché mai l’avesse scritta per me. L’unico motivo plausibile era la copertina di un mio album precedente, vagamente warholiana”, raccontò in seguito la Gillespie, ragazza dotata di una ragguardevole voce soul e di altrettanto ragguardevoli forme, che non sfuggirono a produttori cinematografici e teatrali (tra le sue interpretazioni, "Fumo di Londra" di Alberto Sordi). Probabilmente fu Bowie a spronarla a tentare un’audizione per l’allestimento londinese di "Pork", che non andò a buon fine.
“Ci conoscevamo da anni, da quando ero la batterista di una band; lui mi incoraggiò a scrivere canzoni.

Abbiamo avuto una breve storia ma all’epoca eravamo entrambi minorenni. Poi continuammo a frequentarci; in quel periodo aveva promesso di produrre un mio album; ma stava diventando famoso molto velocemente, così di me si occupò Ronson”.

La Gillespie fu chiamata invece a fornire la sua corposa voce in un brano di ZIGGY STARDUST. Curiosamente, il brano in questione era "It Ain’t Easy", un pezzo di Ron Davies che Bowie quasi certamente incise per risarcirlo dell’appropriazione indebita proprio del riff di "Andy Warhol", quasi uguale a quello della sua "Silent Song Through The Land" (1970). In quel periodo, il recente caso per plagio legato a "My Sweet Lord" di George Harrison portava a questo tipo di prudenti cortesie.

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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