David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Quicksand"

Ricorre il 17 dicembre il cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "Hunky Dory"; lo raccontiamo canzone per canzone
David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Quicksand"

Quicksand
David Bowie: voce, chitarra • Mick Ronson: chitarra, mellotron • Trevor Bolder: basso • Woody Woodmansey: batteria • Rick Wakeman: piano
Registrazione: 14 luglio 1971
Produttori: Ken Scott, David Bowie


Le corse e i saliscendi melodici dei brani susseguitisi fin qui in HUNKY DORY sembrano arrestarsi nelle “sabbie mobili” della sesta traccia, cinque minuti in cui due improvvise impennate della musica, introdotte dalla batteria, vengono rapidamente riassorbite da un ritmo da ballata lenta. Il cantato, volutamente laconico, contrasta con un arrangiamento ricercato, con orchestra e pianoforte particolarmente dinamici: un lavoro di fino di Mick Ronson e Ken Scott, che qui cercò di ricreare le sonorità avvolgenti realizzate in quel periodo con George Harrison.
Il testo, che Bowie definì “un misto di narrativa e surrealismo”, è uno dei più tipici del primo periodo, durante il quale si interroga su logica, fede e morte nel “pantano dei propri pensieri”. Coerentemente con l’inclinazione religiosa dell’autore, la canzone non ha premesse allegre (“La conoscenza viene con la liberazione della morte”), eppure la musica la fa suonare consolatoria.

Nell’elenco di allusioni si susseguono Nietzsche, le “bugie di Churchill”, il “regno sacro” sognato da Heinrich Himmler (il Reichsführer delle SS di Hitler) e Greta Garbo. O, secondo alcuni, l’agente segreto della Seconda Guerra Mondiale Joan Pujol García detto Garbo, un’ipotesi che ha suggerito a qualcuno l’idea che il brano sia una sorta di immedesimazione in Hitler nelle sue ultime ore all’interno del bunker.
In questo caso la parola “power” nella frase “Non ho più le forze” cambierebbe significato e l’espressione diventerebbe “Non ho più il potere”.

Quel che è certo è che la comparsa del capo delle SS, ossessionato dall’eredità ancestrale germanica e dal paganesimo, è uno dei segnali dell’interesse per il nazismo esoterico che Bowie coltiverà per tutti gli anni ’70. A margine, in tale polverone si possono perdonare le prime trascrizioni per aver incluso tra i nomi illustri anche Brigitte Bardot, quando in realtà le liriche parlano del “prossimo bardo”, concetto tratto dal buddhismo tibetano e riferito a uno stato di transizione tra morte e rinascita.

Il testo si apre con la più esplicita tra le citazioni che Bowie abbia mai fatto del satanista Aleister Crowley e della sua società segreta, l’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata. Nel 1993, in un’intervista al "New Musical Express", David sostenne che fino a quel momento, malgrado i riferimenti presenti in "The Man Who Sold The World", non lo aveva ancora letto.
“Usava troppe frasi in greco. Diffido sempre di chi dice di averlo letto, perché se non conosce greco e latino sta solo chiacchierando. Io all’epoca giravo in metropolitana con la sua biografia in tasca in modo che il titolo spuntasse”. Questo fa pensare a un’interessante osservazione di Mick Farren, componente dei Deviants: “Mentre tutti prendevamo un libro, leggevamo le note di copertina e poi fingevamo di averlo letto, Bowie fingeva di averlo letto, dopo di che prendeva il libro, andava a
casa e passava la domenica pomeriggio a leggerlo”.

Dopo la pubblicazione in HUNKY DORY, nel 1974 "Quicksand" finì sul lato B del tardivo singolo "Rock ‘n’ Roll Suicide"; un’interessante, secca versione acustica fu inclusa nella ristampa Ryko del CD (1990). Comparsa sporadicamente nel tour del 1973 in medley con "Life On Mars?" e "Memory Of A Free Festival", "Quicksand" fu accantonata fino al 1997, quando in occasione del cinquantesimo compleanno di Bowie fu rispolverata in una nuova versione per "Changesnowbowie", l’omaggio della BBC. “Me l’ha proposta qualcuno della band, io l’avevo del tutto dimenticata: è davvero una canzone graziosa”.

La riscoperta ebbe un seguito immediato: di lì a poco, per il concerto celebrativo del suo mezzo secolo David si regalò una versione con Robert Smith (The Cure), che in verità sperava in qualcos’altro: “Mi telefonò e mi chiese che cosa mi sarebbe piaciuto cantare. Gli feci un elenco infinito di pezzi che adoravo, 'Drive-In Saturday', 'Young Americans'... Lui mi lasciò parlare e alla fine buttò lì: ‘E perché non 'Quicksand'?’. Dentro di me pensai: ‘Ah, bastardo!’”. La canzone rientrò nelle scalette di vari tour successivi a partire da quello di EARTHLING, e come spesso capita per Bowie ci sono cover di artisti assai differenti: da Seal ai Temple Of The Dog, da Robyn Hitchcock ai Dinosaur Jr., con una sorta di campionamento lirico di Emiliana Torrini nella sua "Unemployed In Summertime".

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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