David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Kooks" 

Ricorre il 17 dicembre il cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "Hunky Dory"; lo raccontiamo canzone per canzone
David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Kooks" 

Kooks
David Bowie: voce, chitarra • Mick Ronson: chitarra • Trevor Bolder: basso, tromba, voce • Woody Woodmansey: batteria • Rick Wakeman: piano • altri musicisti sconosciuti
Registrazione: giugno-luglio 1971
Produttori: Ken Scott, David Bowie

“Stavo ascoltando un disco di Neil Young e ho ricevuto una telefonata che mi diceva che quella domenica mattina mia moglie aveva avuto un bambino, così ho scritto questa canzone su di lui”.
(BBC Session, 3 giugno 1971)

Se fosse completamente vero il racconto di Bowie a John Peel durante quella BBC Session, e non abbiamo modo di dubitarne (i tanti demo illustrano piuttosto bene quali idee erano nel cassetto da tempo e quali no), sarebbe una dimostrazione pratica della creatività torrenziale dell’artista in quel periodo.

Duncan Zowie Jones nacque al Bromley Hospital il 30 maggio 1971, quattro giorni prima di quello show al BBC Paris Cinema nel quale suo padre suonò "Kooks" da solo, accompagnato soltanto dall’inseparabile chitarra a 12 corde. Come si può sentire in BOWIE AT THE BEEB, quell’esecuzione pubblica del brano, l’unica di sempre, fu anche qualitativamente notevole malgrado le scuse preventive per il testo non ancora completamente memorizzato. In realtà non solo David non fece errori ma incluse anche una strofa poi tolta dalla versione incisa per HUNKY DORY: “Se fare i compiti ti dovesse deprimere, li butteremo nel fuoco; prenderemo la macchina e andremo in città con la macchina a guardare la gente pazza che corre su e giù”.

Nell’arrangiamento dell’album, vivace e godibile sebbene le canzoni dedicate ai figli siano spesso foriere di autoindulgenti lagne, la tromba suonata da Bolder e i ricami pianistici di Wakeman inducono a ritenere che il brano di Neil Young preso a modello sia la breve "Till The Morning Comes" dall’album AFTER THE GOLD RUSH, uscito nell’agosto 1970, con un lieve prestito da "I Believe In You" per il testo. Nel quale Bowie riprende, in modo più velato e tutto sommato tradizionale, la sua convinzione che la generazione in arrivo sarà migliore; ma senza spingersi a includere filosofia o fantascienza come in "Oh! You Pretty Things". Dopo aver dolcemente chiesto al figlio di non attaccare mai briga coi bulli “perché non sarei bravo a fare a pugni con gli altri papà”, gli chiede scusa se si ritroverà ad affrontare situazioni familiari sconosciute agli altri bambini: “Dal momento che somigliava a me e somigliava ad Angie, la canzone è venuta fuori per dire: ‘Se starai con noi crescerai matto’”.

In realtà il regista Duncan Jones (“Zowie” come adattamento di Zoe, nome greco che significa “vita”) sembrerebbe cresciuto in modo sufficientemente sano. Secondo il padre ha sempre apprezzato la canzone scritta per lui (“Per il piccolo Z.”, come da note di copertina), salvo appellarsi ogni tanto alla strofa sui compiti come alibi per non studiare.
Quanto al crescere con i genitori, inizialmente si manifestò qualche problema.

Il travaglio fu complicato e Angie soffrì di un’intensa depressione post parto, che dopo poche settimane la spinse a partire per l’Italia con la cantante Dana Gillespie, amica (intima) di Bowie fin dall’adolescenza, mollando il bambino al marito e alla tata Suzi Frost: “Non ero il tipo materno”, ammetterà anni dopo. Soggiungendo che David, malgrado l’anticonformismo, aveva un’impostazione familiare conservatrice, e quell’abbandono non le fu mai perdonato. .

Lo stesso Bowie comunque lasciò ripetutamente il bambino a tate e parenti. Nel 2011, parlando con "Classic Rock", ammise: “Ho scritto una canzone per lui ma non sono stato molto presente: ero molto ambizioso ed ero molto giovane quando è nato. Per fortuna tra noi funziona tutto magnificamente. Ma darei i miei canini per riavere indietro quegli anni e condividerli con lui”. Sentito il brano, Tony DeFries tentò senza risultato di proporlo ai Carpenters. Col tempo è stato però interpretato da una serie di artisti molto diversi tra loro, dagli Smashing Pumpkins a Robbie Williams.

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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