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I Duran Duran e il nuovo album ‘Future past’: ‘Crediamo nel futuro della musica’

Simon Le Bon e soci presentano alla stampa il loro nuovo disco, il quindicesimo della loro carriera in uscita il 22 ottobre, ricco di collaborazioni e - definito dal gruppo stesso come - “il più autoreferenziale mai fatto"
I Duran Duran e il nuovo album ‘Future past’: ‘Crediamo nel futuro della musica’

Il prossimo 22 ottobre i Duran Duran daranno alle stampe il quindicesimo album in studio della loro carriera, “Future past”, in arrivo a cinque anni di distanza dal precedente “Paper gods” e a quarant’anni dall’eponimo disco d’esordio della band britannica. 

La formazione di Birmingham, tuttora una forte icona degli anni Ottanta che nel corso della carriera ha saputo crearsi il suo biglietto da visita combinando la cura dell’immagine con la musica, torna con un lavoro che il gruppo stesso definisce come “il disco più autoreferenziale che abbiamo fatto”.

Simon Le Bon, Nick Rhodes, John Taylor e Roger Taylor hanno presentato la loro nuova prova sulla lunga distanza , annunciata lo scorso maggio in concomitanza con la pubblicazione del primo singolo "Invisible", alla stampa italiana via Zoom, collegati ognuno dalle rispettive abitazioni, tra Regno Unito e Stati Uniti. 

“Future past”, composto da 12 tracce, ha iniziato a prendere forma alla fine del 2018, quando la band è entrata in studio di registrazione con l’idea di realizzare un Ep, prima di ritrovarsi con un “nucleo di 25  canzoni forti, che meritavano tutte di essere sviluppate”. Il progetto, però, è stato poi messo in pausa a causa dell’emergenza Coronavirus ma ora è finalmente pronto a vedere la luce. “È il nostro primo album in circa cinque anni. Non era nostra intenzione far passare così tanto tempo tra il disco precedente e quello nuovo”, ha spiegago ai giornalisti il tastierista dei Duran Duran, elegante nella sua giacca rosa.

Rhodes ha aggiunto: “Siamo stati in tournée per un paio d’anni e, dopo esserci presi una piccola pausa, abbiamo lavorato su nuovi materiale ma la pandemia ha ritardato il tutto. Ma ora eccoci qui: siamo finalmente riusciti a finire l’album che include 12 tracce nella versione standard e 15 in quella deluxe. Sono tutte composizioni nuove di zecca, scritte dalla band con dei collaboratori in alcuni casi”. E ancora:.

“Pensiamo che sia probabilmente il disco più autoreferenziale che abbiamo fatto. È piuttosto personale, ma in qualche modo riflette sul passato e guarda al futuro - cosa che cerchiamo sempre di fare con la musica. Penso che abbia un equilibrio tra leggerezza e oscurità, riflettendo ovviamente il modo in cui siamo veramente e le vite che viviamo. Siamo super entusiasti di pubblicarlo. Gli ultimi due anni sono stati un periodo difficile per tutti e penso che ben venga qualunque cosa si possa fare per trasmettere nuova energia, un po' di entusiasmo, sollevare lo spirito delle persone, qualsiasi cosa creativa. È qualcosa di positivo”.

A proposito dell’impatto del Covid sulla realizzazione di “Future past” John Taylor ha detto: “Con l’arrivo della pandemia ci siamo presi una pausa. Sentivamo di aver completato la maggior parte dell'album perché stavamo lavorando duramente per far uscire il disco la scorsa estate. Ma con il Covid ci siamo fermati”. Il bassista ha continuato: “Dopo la pandemia ci siamo ritrovati per la prima volta insieme per registrare la cover di ‘Five years’ di David Bowie per il tributo ‘A Bowie Celebration: just for one day’. Credo che questo abbia impostato il tono su un certo livello di serietà, che abbiamo adottato per completare il nostro album e il lavoro ha anche assunto un significato ancora più profondo”.

"Future past"

Il titolo del disco, accostando due parole, “future” e “past”, non collegate da congiunzioni o separate da virgole, trasmette la sensazione che non ci sia futuro senza uno sguardo rivolto al passato. “Sono due parole: futuro passato. E il titolo si riferisce proprio all’idea che in ogni momento che si vive si sta creando un momento a cui si guarderà in futuro, che sarà passato. È un altro modo di dire ‘presente’”, ha raccontato Simon Le Bon via Zoom alla stampa, l’unico della band a non essere visibile in video a causa di problemi tecnici con la connessione. Il cantante, riferendosi poi alla musica e alle sonorità del disco, oltre che ai riferimenti ai lavori passati dei Duran Duran inclusi in esso, ha poi narrato: 

“Con questo album abbiamo fatto, in parte, una sorta di riconoscimento ai precedenti Duran Duran. Una canzone come ‘Anniversary’ è rievocativa. Ho sentito persone prendere a riferimento nostri brani passati come ‘The wild boys’, oppure altri citare ‘Planet earth’, o altri ancori fare paragoni con ‘Hungry like the wolf’- tutte queste cose diverse. Sembra decisamente una versione moderna dei Duran Duran, come si conoscevano negli anni '80. Ma dall’altra parte, ovviamente, guardiamo al futuro perché crediamo nel nostro futuro, crediamo nel futuro della musica e crediamo nel futuro della razza umana”.

Uno sguardo rivolto al passato e un attenzione proiettata verso il futuro saranno anche le spinte che porteranno i Duran Duran a salire sul palco per i suoi futuri concerti, che non saranno solo die tributi agli oltre 40 anni di carriera del gruppo lasciando spazio alle nuove canzoni. A questo proposito il batterista della band Roger Taylor ha sottolineato: “In concerto uniremo quello che noi chiamiamo ‘materiale classico’ con il nuovo album. Sappiamo che molte persone vengono a sentire le vecchie canzoni, quindi noi le suoniamo sempre, per rispetto verso il pubblico che viene a vederci dal vivo. Ma sicuramente suoneremo anche parte del nuovo disco”.

Le collaborazioni

Per realizzare “Future past” i Duran Duran si sono circondati di numerosi artisti, invitando a collaborare al disco produttori tra i quali Erol Alkan, Giorgio Moroder e Mark Ronson, ed ospiti speciali come il chitarrista dei Blur Graham Coxon e il tastierista di David Bowie Mike Garson - questo, tra le altre cose, organizzatore dell’iniziativa tributo al compianto musicista britannico che lo scorso gennaio ha visto coinvolti anche Simon Le Bon e soci. L’album, inoltre, include featuring con la cantautrice svedese Tove Lo su “Giving it all up”, di cui il cantante ha detto “siamo rimasti sbalorditi e sorpresi e orgogliosi di quella aberrazione di colore”, con la rapper britannica Ivorian Doll e, in ‘More Joy!’, con le giapponesi Chai, che il frontman ha presentato come  “una punk band al femminile”.

“Non credo che la collaborazione con Mike Garson ci abbia sorpreso. Voglio dire, siamo stati felicissimi quando abbiamo ottenuto esattamente quello che volevamo. Gli abbiamo mandato il brief, da grandi fan di ‘Aladdin Sane’ di David Bowie e in particolare della title track ‘Lady Grinning Soul’, ed è esattamente quello che abbiamo ottenuto, ed eravamo davvero contenti di questo”, ha dichiarato Simon Le Bon, rispondendo alla domanda quale collaborazione ha sorpreso di più i Duran Duran una volta finito di realizzare “Future past”. Il frontman della band ha aggiunto: “Graham Coxon è stato una sorpresa. Ha scritto il disco con noi e, in qualche modo,

ci ha sorpresi spingendoci verso nuovi territori. Penso che la collaborazione più sorprendente sia quella su ‘Hammerhead’ con Ivorian Doll. Volevamo coinvolgere una rapper londinese nel disco ma non avevamo davvero idea di come sarebbe poi effettivamente suonato. Il tipo di controllo che lei ha esercitato sulla traccia è incredibile: l’ha presa e l’ha afferrata con entrambe le mani e l’ha fatta sua”. A Simon Le Bon ha poi fatto eco Nick Rhodes, che ha detto: “La collaborazione, fra tutte, di cui sono più entusiasta è quella con Giorgio Moroder perché è l’artista con cui noi avremmo voluto lavorare fin dagli esordi della band. Lui è un grande maestro della dance music, e - onestamente - è stata una vera emozione collaborare finalmente con lui ed essere in grado di fondere insieme il sound dei Duran Duran con quello di Moroder, realizzando due delle canzoni di spicco del disco (tra cui il singolo ‘Tonight united’, ndr)”. 

Per John Taylor, invece, il produttore dietro il brano ‘Anniversary’, Erol Alkan, è stato “il più sorprendente” perché - ha narrato il chitarrista -  “non lo conoscevamo benissimo. Ho sempre pensato a lui come dj”. Ha aggiunto: “Quando l’abbiamo incontrato ci è piaciuta subito la sua energia e abbiamo deciso di trovarci in studio con lui senza sapere se avremmo fatto una o due canzoni. Mi ha preso la sua cura nei dettagli e il suo approccio alla registrazione di basso e batteria. Non dedicavamo così tanto tempo al suono di batteria dai tempi di ‘Rio’. Abbiamo creato con lui suoni straordinariamente dettagliati".

40 anni dopo l’esordio discografico

Il 15 giugno 1981 usciva l’esordio discografico dei Duran Duran e a distanza di quarant’anni da quel primo album la band pubblica un nuovo disco in cui emerge tutta l’esperienza di una delle realtà più solide del panorama musicale attuale, che si conferma ancora come un vero manifesto del pop. Ripensando agli esordi, e in relazione al testo del brano “Invisible” incluso in “Future past”, quanto tempo ha impiegato ogni membro della formazione “a trovare la propria voce”, permettendo poi così ai Duran Duran di arrivare dove sono ora? “Ci è voluto un po’ Penso che quando si intraprende questa strada la cosa veramente difficile all’inizio sia trovare persone serie, che la pensano come te”, ha spiegato Roger Taylor: “Io, personalmente, facevo parte di un sacco di band insieme a persone che non prendevano la musica sul serio quanto me.

È stato solo quando ho incontrato gli altri membri dei Duran Duran che ho trovato persone davvero dedicate e che volevano farlo seriamente. Ma ci sono voluti alcuni anni per arrivarci”.

Al batterista hanno fatto eco John Taylor, il quale ha sottolineato che “come bassista mi sono formato molto velocemente” e che all’uscita di “Duran Duran” “suonavo più o meno allo stesso modo di ora”, e Simon Le Bon. Il frontman ha narrato: “Da cantante posso dire che trovare la propria voce è un bel viaggio da intraprendere. Io ho iniziato suonando e cantando alla chitarra canzoni di altri artisti, imitando altri cantanti, come David Bowie, Peter Gabriel o Patti Smith. Quando mi sono unito ai Duran Duran ho capito che era la mia voce a dover uscire: grazie a Dio ce l’avevo”.

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