David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Eight Line Poem"

Ricorre il 17 dicembre il cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "Hunky Dory"; lo raccontiamo canzone per canzone
David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Eight Line Poem"

Eight Line Poem
David Bowie: voce • Mick Ronson: chitarra • Rick Wakeman: piano
Registrazione: luglio 1971
Produttori: Ken Scott, David Bowie


La collocazione strategica di questa sorta di poesia con accompagnamento, una modalità espressiva più americana e francese che non britannica, è uno dei tanti pregi di HUNKY DORY, album che ha dalla sua anche una sequenza dei brani particolarmente azzeccata. In parte sembra che la canzone prenda le mosse dalle ultime note di piano di "Oh! You Pretty Things". Ma soprattutto sembra un interludio, adagiato come una pausa, uno stacco tra lo slancio entusiasta dei primi due brani e l’intensità
drammatica di "Life On Mars?". È una sensazione favorita dal fatto che le otto frasi della poesia (il titolo non mente) occupano la parte centrale di un brano meno breve di quel che sembra. Dura infatti due minuti e cinquantacinque secondi, con introduzione e chiusura strumentali piuttosto lunghe, nelle quali Mick Ronson finalmente si fa sentire con una chitarra tra il blues e il country rock di Gram Parsons, mentre Wakeman è quasi minimalista. Atteggiamento che in carriera ripeterà di rado.

Il testo sembrerebbe descrivere una casa che è stata o sta per essere abbandonata, forse dopo la fine di un legame (o di una vita).

Alcune immagini – i cactus, il vento, l’animale di nome Clara che mette la testa tra le zampe, e non viene detto se cane, gatto o ragno –, il riferimento al West Side e alla “prateria della tua stanza” danno l’idea di quelle città fantasma americane nelle quali, da copione, rotolano gli arbusti. La frase con cui l’autore spiegò il brano alla stampa non è di aiuto: “La città è una specie di vitale verruca sul sedere della prateria”. Forse, come in "Song For Bob Dylan", David voleva mettersi sul piano di un noto poeta americano. E secondo Burroughs ci era riuscito. .
William Burroughs: “Ho letto questa tua 'Eight Line Poem' e ricorda molto T.S. Eliot”.
David Bowie: “Non l’ho mai letto”.
William Burroughs: “Ricorda moltissimo 'The Waste Land'”
Che poi si trattasse di un altro poeta (anche lui comunque premio Nobel) è giusto un dettaglio.

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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