David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Oh! You Pretty Things" (1)

Ricorre il 17 dicembre il cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "Hunky Dory"; lo raccontiamo canzone per canzone
David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Oh! You Pretty Things" (1)

Oh! You Pretty Things
David Bowie: voce, piano • Mick Ronson: voce • Trevor Bolder: basso • Woody Woodmansey: batteria • altri musicisti sconosciuti
Registrazione: giugno-luglio 1971
Produttori: Ken Scott, David Bowie

Glastonbury, 23 giugno 1971. Prima edizione di quello che sarebbe diventato il festival più famoso del Regno Unito. Sul palco uno degli artisti, non uno dei nomi di punta, sta introducendo un brano al pubblico: “A febbraio ero in America e ho scritto una cosa. All’inizio faceva così...” e mentre suona il piano declama: “Mi piacerebbe avere una ragazza con due enormi meloni. Una ragazzaccia ma per niente ribelle. Un po’ sorda ma con un gran fondoschiena. Un po’ miope ma con la mente
un po’ zozza... Oh Dio, inizio a essere disperato”. Si interrompe perché dal pubblico una fanciulla in stato di ebbrezza si arrampica sul palco e si candida con ampi, eloquenti gesti. Il cantautore ride, proclama: “Eccola qui!” e la fa sedere accanto a sé, davanti al piano. Poi spiega al pubblico: “Insomma, più andavo avanti e più questa canzone diventava sporca, così ci ho dato un taglio e ho tenuto solo l’introduzione. Ho ricominciato da quella, e non indovinerete mai cosa ne è venuto fuori”. 

A quel punto attacca un brano che non è ancora su un suo album ma che gli spettatori riconoscono: è in classifica proprio in quelle settimane, cantato dalla morbida voce di Peter Noone, ex ragazzino prodigio appena uscito da uno dei gruppi di successo degli anni ’60, gli Herman’s Hermits.
Anche se solo come autore, il ritorno nelle classifiche britanniche con un incoraggiante n.

12 dopo due anni di insuccessi fu una grossa gratificazione per Bowie. Sebbene sia avvenuto in un considerevole vortice di improbabilità. Durante una notte insonne, alle quattro del mattino si era messo al piano per “togliersi di dosso” una melodia che non lo lasciava dormire. Trovandoci le potenzialità per un hit, in mattinata feceprenotare dal suo editore Bob Grace uno studio per realizzare il demo.
Grace, colpito positivamente, portò il demo al MIDEM, fiera del music business che si teneva pochi giorni dopo a Cannes: il suo obiettivo era il produttore Mickie Most, un protagonista delle classifiche dagli anni ’60 agli ’80 (Animals, Jeff Beck, Donovan, Suzi Quatro, Hot Chocolate, Kim Wilde). Most aveva prodotto THE HOUSE OF THE RISING SUN degli Animals e SUNSHINE SUPERMAN di Donovan: lui e Bowie si erano sfiorati già ai tempi dei Manish Boys ma il produttore aveva poi preferito l’amico George Underwood.

Di tutto ciò, comunque, Grace non era a conoscenza. Ciò che sapeva era che “con Mickie funzionava così: gli facevi sentire una canzone su un terribile stereo Dansette e dopo dieci secondi diceva di no; se invece ascoltava tutto il pezzo c’era una possibilità. Sentì il nostro demo fino alla fine, si girò verso di noi e disse: ‘Smash!’”. Il giorno stesso Most chiamò Peter Noone. Il cantante degli Herman’s Hermits, dopo anni di canzoni senza pretese che tuttavia in classifica avevano dato filo da torcere ai Beatles, era sul punto di lasciare quella che oggi chiameremmo una boy band. Most gli comunicò: “Ho appena sentito il tuo primo successo come solista”.

In realtà il sogno di Bowie era farla interpretare a Leon Russell.

All’uscita del singolo, in un’intervista con un alquanto garrulo Chris Welch su Melody Maker, avrebbe ridacchiato: “Non sono sicuro che Peter capisca cosa sta cantando” (.il che non significa che Russell avrebbe invece decifrato quella strana faccenda dell’Homo superior). Ma in quel momento l’approvazione di Mickie Most era una botta di fiducia come poche David ne aveva ricevute, tanto più che venne ribadita durante la registrazione del singolo: “Di solito gli autori non presenziavano alle sedute con Mickie: odiano che le loro canzoni vengano modificate, e con lui succedeva costantemente”, ha raccontato Noone.
Ma i musicisti in studio, guidati da Herbie Flowers, ammisero di non essere riusciti a ricreare il feeling del demo: “Avevamo i migliori musicisti guidati dal miglior bassista del mondo, Herbie Flowers, ma non c’era verso. Il fatto è che David l’aveva composta giocando coi tasti neri del piano. E per pianisti normali è una cosa insolita e complicata. Avevamo provato a suonarla in chiave di Fa ma non funzionava”. 

Così Bowie venne invitato a dare il suo contributo.
Di fatto, aveva composto usando un sistema da autodidatta, a orecchio, usando i tasti più facili da trovare sulla tastiera e scavalcando ogni teoria. “Disse che non era un vero pianista e non sarebbe riuscito a suonarla fino in fondo. Perciò Mickie gli fece registrare una sezione, che poi replicammo tre volte”. Questa fatica nell’eseguire il proprio brano è testimoniata anche dalla recente ammissione di Rick Wakeman riguardo alla versione di HUNKY DORY: “David cercava di farla più semplice possibile ma continuava a impappinarsi su quel riff. Così ne fece delle piccole parti e io lo completai; lui suonò l’inizio”.
Noone e gli altri furono più che felici del poco che sapeva fare: “Con lui al piano la canzone prese vita. Sapeva suonarla solo in Fa diesis, per cui la modificammo; fu un’incisione quasi in presa diretta, in mezz’ora era già mixata”. Per evitare censure radiofoniche, la frase “The Earth is a bitch” venne edulcorata dallo stesso Bowie in “The Earth is a beast”.


Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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