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Coldplay, con il pop alla conquista dell’universo

Chris Martin e soci pubblicano il loro nuovo album, “Music of the spheres”: il disco spiegato, canzone per canzone
Coldplay, con il pop alla conquista dell’universo

“Everyone is an alien somewhere”, recitava la frase di un post condiviso sui social lo scorso 20 luglio dai Coldplay per annunciare il loro nuovo album, “Music of the spheres”. Proprio attorno al mondo sci-fi e al tema legato allo spazio si costruisce il concept del disco della band inglese, per cui Chris Martin pare essersi ispirato a una scena di “Guerre stellari”. Così, mentre lo scenario viene ambientato in un sistema solare immaginario chiamato “The spheres”, le canzoni di “Music of the spheres” puntano su sentimenti e sonorità universali con l’intento di arrivare ovunque e a chiunque. 

Dopo il minimalismo di "Everyday life” del 2019, dai traguardi di vendite e riconoscimenti modesti rispetto ai precedenti dischi, i Coldplay prendono i suoni accattivanti delle tendenze musicali attuali unendole agli elementi che hanno fatto di Martin e compagni una delle band più popolari per presentare un lavoro pop che guarda alla popolarità. Non a caso la produzione della nona prova sulla lunga distanza del gruppo è stata affidata a Max Martin, produttore svedese dietro ad alcune delle più grandi hit pop, da “...Baby one more time” di Britney Spears a “Blinding Lights” di The Weeknd. La formazione capitanata da Chris Martin ha chiamato a collaborare a “Music of the spheres”, rispettivamente sul singolo “My universe” e sul brano “Let somebody go”, anche la band dei record dei BTS e Selena Gomez

Se all’ascolto del loro nuovo album i Coldplay non sembrano sempre interessati a superare ciò che hanno fatto musicalmente in passato - nonostante il singolo ambizioso da oltre 10 minuti "Coloratura" -, la band appare concentrata ad ampliare il proprio pubblico, aprendosi anche alle nuove generazioni di fan, per assicurarsi il proprio spazio in radio, in classifica e sui media. Ecco “Music of the spheres” spiegato, canzone per canzone.

"Higher power"

Dopo l’atmosfera sognante e ultraterrena dell’intro strumentale di “Music of the spheres 1”, la ritmica sostenuta e i synth catapultano l’ascoltatore dentro il revival anni ’80 del singolo “Higher power”, un brano al quale è stato difficile sfuggire la scorsa estate, con la vivacità del ritornello che si appiccica alle orecchie. “That you've got a higher power / Got me singin' every sеcond, dancin' every hour”, canta Chris Martin nel ritornello della prima vera canzone del disco, un invito a trovare “l’astronauta” dentro di ognuno in grado di fare cose incredibili.

"Humankind"

L’umore rimane alto e giocoso con il ritmo di batteria secco di “Humankind”, in cui si inseriscono degli effetti che richiamano il tema spaziale del concept del disco, colorato da sonorità elettronici, e che aprono alla chitarra e a suoni rubati agli Anni Ottanta. Chris Martin riflette sull’umanità e dice all’ascoltatore: “I know / We’re only human / But from another planet / Still they call us humankind”.

"Let somebody go"

La strumentale "Alien choir” lascia poi spazio alla ballata del disco, "Let somebody go", in duetto con Selena Gomez. Un pianoforte si appoggia poi su drum machine e delicati tocchi elettronici, accompagnano la riflessione del ritornello sul lasciare andare qualcuno che si ama: “When you love somebody / Got to let somebody know / So when you love somebody / Then it hurts like so / To let somebody go”.

“Human Heart”

Arriva poi la collaborazione tra i Coldplay e We Are King, il duo americano R&B formato dalle gemelle Amber e Paris Strother insieme a Jacob Collier. Un brano a cappella delicato ma reso ruvido dall’uso dell’autotune e dalla sovrapposizione delle voci che non nascondo la propria emotività e fragilità: “My human heart / Only got a human heart / I wish it didn't run away / I wish it didn't fall apart”.

“People of the pride”

La settimana traccia di “Music of the spheres” cambia nuovamente stato d’animo e introduce un nuovo ambiente sonoro, dalle sonorità electro-rock in cui intervengono anche chitarre graffianti per mano di Jonny Buckland, elementi presi da “Black & Gold” di Sam Sparro del 2008 e voci in falsetto su un ritmo sostenuto. “People of the pride” suona come un momento d’energia a sé all’interno del disco, e il frontman canta “It's just work / It’s not easy and we could all be blown apart / But heaven is a fire escape / We try to cling to in the dark”.

“Biutyful”

Una voce straniante pitchata e manipolata, come se fosse quella di un personaggio alieno, una chitarra acustica e un ritmo r&b rilassato portano l’ascoltatore verso uno stato d’animo sereno in cui il tema centrale è l’amore incondizionato. Nel cantato di Chris Martin si percepisce leggerezza mentre intona quella che sembra la dedica di un genitore ai figli: “I hope that you get everything you want in this biutyful life / Watermelon moon, so happy you're alive / And feel like a river, finally arrived at sea”.

"My Universe”

L’ascoltatore viene introdotto all’ultima parte del disco dall’intermezzo "Music of the spheres II”, in cui si percepiscono dei rumori che potrebbero essere le urla di un concerto di artisti di altre galassie - per riprendere il tema del concept (invece, sono le voci registrate dei figli dei componenti della band).

È ora il momento del brano in collaborazione con gli alfieri del K-pop, "My Universe”, il singolo pubblicato lo scorso settembre e che ha visto i Coldplay conquistare per la seconda volta la vetta della Billboard Hot 100 con una canzone, dopo aver raggiunto lo stesso traguardo con “Viva la vida” del 2008. Un pezzo pop colorato in cui sono più i BTS a portare i Coldplay dentro il loro ambiente sonoro che viceversa, in modo - forse - anche strategico.  Le due band cantano nelle loro rispettive lingue, inglese e coreano, di speranza, unione e della forza dell’amore.

"Coloratura”

Dopo la traccia "Infinity sign” dalla spinta motivazionale,  il finale di “Music of the spheres” arriva con “Coloratura”, brano da oltre 10 minuti, tra ritmi lenti, synth soffusi e la gentilezza del piano. Pubblicato dai Coldplay come anticipazione del disco a luglio e commentato in dettaglio sui social da Cesare Cremonini, il brano suona come un invito a intraprendere un “viaggio cosmico” attraverso i pianeti dell’universo rappresentato sulla copertina dell’album: “And up there in the heavеns / Galileo and those pining for the moon / Know it's a slow burn / Through Pioneer and Hеlix / Oumuamua, Heliopause and Neptune / We’re a slow burning tune / But we'll get there, so for now”. Il pezzo arriva ad aprirsi a orchestrazioni cinematografiche oltre la metà, prima di richiudersi in una melodia più intima e terminare dopo un falsetto in sordina su chitarra acustica e piano con un arpeggio metallico.

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