Mogol: “Io, Battisti, le femministe e l’impegno: che follia gli anni ‘70"

L'autore da 523 milioni di copie vendute si racconta a pochi giorni dal Premio Tenco, dove ritirerà per la prima volta in oltre 60 anni di carriera un riconoscimento: "La colpa mia e di Lucio? La neutralità. Ma quando facemmo pezzi impegnati...".
Mogol: “Io, Battisti, le femministe e l’impegno: che follia gli anni ‘70"

“Io questa cosa dell’ostracismo non l’ho mica capita, eh”, sbotta subito, all’inizio dell’intervista, Mogol. Il prossimo 23 ottobre l’autore da 523 milioni di copie vendute ritirerà al Teatro Ariston di Sanremo un Premio Tenco alla carriera nell’ambito della quarantaquattresima edizione della rassegna dedicata alla canzone d’autore, che si preannuncia storica. Con il trionfo a sorpresa di Madame, la 19enne rapper vicentina alla quale i giornalisti che compongono la giuria dei riconoscimenti hanno deciso di assegnare ben due Targhe, quella per la “Miglior canzone” con “Voce” e quella per l’”Opera prima” con l’omonimo album d’esordio, cade la cinta muraria con fili spinati ideologici e culturali nella quale il Tenco si è sempre rintanato, rifiutandosi – un po’ anacronisticamente – di riconoscere alla canzone cosiddetta “pop” una sua dignità. The times they are a-changin’, direbbe qualcuno (e però il Tenco continua ad auto-considerarsi rassegna della “canzone d’autore”, come si legge anche nel titolo di questa edizione). Giulio Rapetti, questo il vero nome di Mogol, 85 anni compiuti lo scorso agosto (66 dei quali passati a scrivere canzoni), un Premio Tenco non lo aveva mai ricevuto: “Mette fine a un isolamento culturale da parte nostra, a un sotterraneo ostracismo. Siamo felici di dedicarglielo soprattutto per il lavoro svolto nel sodalizio Mogol-Battisti che tanto ha influenzato i gusti degli ascoltatori italiani”, hanno detto gli organizzatori.

Cosa non capisce, a proposito dell’ostracismo?
“Chi l’ha praticato? Io o loro?”.



Loro, lo hanno ammesso.
“Ah, ecco. Dicono la verità, allora. Per me lo steccato che divide la canzone pop e quella cosiddetta impegnata non ha mai avuto senso”.

Ma questa distinzione l’ha sofferta?
“Eccome. Negli anni a cavallo tra la fine dei ’60 e i primi ’70 c’era un’infiammazione psicologica, una follia collettiva totale: se non facevi canzoni impegnate politicamente come ‘Contessa’ e se non cantavi ‘Bella ciao’ eri considerato un fascista. Lo dicevano naturalmente anche di me, che invece ero figlio di un antifascista. Il clima era pesante. Fecero piangere De Gregori facendogli un vero e proprio processo al Palalido di Milano, accusandolo di essere diventato uno sporco miliardario: quante stupidaggini. È un bene, ora, che ammettano di essersi rinchiusi in un ghetto”.

Battisti cosa ne pensava?
“A lui non è mai interessato niente di tutta quella roba. Della politica, dico. E questa fu la sua colpa. La nostra colpa. Non era consentito essere neutrali. Però poi nel covo delle Brigate Rosse trovarono tutta la collezione di Battisti-Mogol. Erano fascisti anche loro, allora”.



Eppure c’è anche un Battisti impegnato. In “Ma è un canto brasileiro”, ad esempio, parlaste della condizione femminile, criticando la mercificazione del corpo e alcuni luoghi comuni sulla donna. Era il 1973. Perché non vi fu riconosciuto?
“Sarebbe stato intellettualmente onesto farlo, da parte di quel mondo. Però le condanne nei nostri confronti erano state già emesse. E poi le femministe ce l’avevano con me”.

Perché?
“Per il testo de ‘Il tempo di morire’, uscita tre anni prima, nel 1970. Mi accusarono di essere un maschilista retrogrado. Ma io stavo raccontando una storia, mica parlavo di me. Si scatenarono. Mi permetta di dire una cosa”.

Prego.
“Non considerare impegnata una canzone come ‘Emozioni’ mi sembra una cosa da scemi”.

Cos’ha di impegnato?
“Il valore artistico”.

Ma non basta a considerarla una canzone politicamente impegnata.
“Il problema è proprio questo: si associa al concetto di impegno quello politico, che stabilisce automaticamente una sorta di contrapposizione qualitativa con ciò che non ha a che fare con la politica. Per me c’è un solo metro di giudizio, per valutare le canzoni: le divido tra belle e brutte, tra quelle che hanno un valore poetico e quelle che, invece, non lo hanno”.


“Volevo liberare Battisti dai falò e dai pianobar”: lo ha detto Pasquale Panella, con il quale Lucio iniziò a lavorare dopo la fine del vostro sodalizio. Cosa ne pensa?
“Non voglio entrare in polemiche. Dico solo: come fai a scrivere canzoni e a dire che non vuoi avere successo?”.

Che le scrivi a fare, allora? È questo che vuole dire?
“Questa considerazione non l’attribuisca a me, per carità (ride). Cosa c’è di più bello di un gruppo di ragazzi radunati intorno a un falò a cantare una canzone?”.


Nel corso della sua carriera ha scritto per Mina, Adriano Celentano, Gianni Morandi, Renato Zero, Mia Martini, PFM, Eros Ramazzotti, Marcella Bella, Gianni Morandi. Non le dà fastidio essere identificato tutt’oggi principalmente con Battisti?
“No. È naturale che sia così. D’altronde il maggior numero di successi li ho fatti con lui. Però vorrei che fosse chiaro agli organizzatori del Tenco che se intendono premiarmi, non devono farlo solo per via del sodalizio con Lucio, ma per tutte le cose che ho fatto nella mia carriera”.

Si dimentica che c’è altro, oltre al sodalizio con Battisti?
“La canzone che ha venduto di più in assoluto, tra quelle che ho scritto, è ‘L’emozione non ha voce’, cantata da Celentano. Con ‘Se stiamo insieme’, Cocciante ha pure vinto un Festival di Sanremo. E vogliamo parlare dei successi di Mango? Sarebbe un’ignorantata premiarmi solo per il lavoro con Battisti”.


L’anno prossimo cadrà il trentennale dalla fondazione del Cet, la scuola per giovani talenti musicali che lei aprì nel 1992: festeggerà, in qualche modo?
“Sì. Sto pensando di organizzare uno spettacolo per far esibire tutti gli artisti che abbiamo lanciato in questi anni. Sono tantissimi, sa? Penso ad Arisa, che venne a studiare da noi e poi nel 2009 vinse tra i giovani a Sanremo, diventando una delle interpreti principali del pop italiano, oppure a Giuseppe Anastasi (ha scritto per Emma, Michele Bravi, Anna Tatangelo, ndr). Insomma, qualche soddisfazione me la sono presa anche come talent scout”.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.