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"Pawn Hearts", quando i Van Der Graaf Generator si spinsero oltre i confini dell'infinito

Nell'ottobre 1971 Peter Hammill e soci pubblicarono il loro quarto album in studio, tra i migliori lavori della band inglese
"Pawn Hearts", quando i Van Der Graaf Generator si spinsero oltre i confini dell'infinito

Uscito nell’ottobre del 1971, “Pawn Hearts” dei Van der Graaf Generator è riconosciuto ancora oggi come uno dei migliori album della band inglese capitanata da Peter Hammill e tra i lavori più interessanti del progressive rock di quegli anni.

Composto da tre composizioni in cui il gruppo si interroga su temi come il destino dell’uomo, indaga la dicotomia tra angelo e demone presente nell’essere umano e la solitudine dell’uomo, il quarto disco della formazione britannica svela la visione più esistenzialista e le intuizioni musicali e tematiche di Hammill e compagni.

Verso “Pawn Hearts”

Quando nel giugno del 1971 i Van der Graaf Generator, stabilendosi a a Crowborough, nel Sussex nella villa del manager - e fondatore dell’etichetta Charisma Records - Tony Stratton Smith, iniziano a lavorare sui brani da far confluire nel loro quarto album, la band ha alle spalle tre dischi che in qualche modo hanno preparato la strada alla sua evoluzione verso una complessità musicale ed espressiva raggiunta poi con l’oscuro e introspettivo “Pawn Hearts”. Se nel primo “The Aerosol Grey Machine” del 1969 le cupe atmosfere e le tendenze riflessive tipiche dei successivi lavori dei Van der Graaf Generator si percepiscono appena attraverso composizioni ancora acerbe, con “The Least We Can Do Is Wave to Each Other” e “H to He, Who Am the Only One” del 1970 il gruppo inizia a spingersi verso un’intensità e una qualità stilistica più ampia raggiungendo un sound più raffinato ma drammatico.

Prima di concentrarsi sulle lavorazioni di “Pawn Hearts”, all’inizio del 1971 la formazione inglese è impegnata in una tournée tra Inghilterra e Scozia organizzata dalla Charisma e battezzata “Six Bob Tour” con altre band dell’etichetta: Genesis e Lindisfarne. Grazie all’entusiasmo con cui viene accolto il tour e le collaborazioni che ne seguono per l’alchimia formatasi tra i vari componenti dei gruppi coinvolti - tanto da portare Peter Hammill a collaborare con Ray Jackson e Rod Clements dei Lindisfarne sulla realizzazione del suo primo progetto solista, “Fool’s Mate”, pubblicato nel luglio 1971 -  i Van der Graaf Generator ricevono sempre più attenzione dalla stampa e dal pubblico. Tuttavia, il loro terzo album uscito nel dicembre dell’anno precedente continua a ottenere modesti risultati in termini di vendita. Così, nel maggio del 1971 la Charisma Records organizza un tour per accrescere la popolarità delle sue band anche fuori dal mercato inglese, dando il via al “New Pop Tour” che vide Van der Graaf Generator, Audience e Jackson Heights tenere una serie di concerti in diverse città della Germania. Nonostante lo scarso impatto commerciale sulla formazione di Hammill, dall’esperienza tedesca la band trae beneficio dal punto di vista musicale e umano, scoprendo la propria unicità nella voglia di rivalsa sulle insoddisfazioni. Proprio sul furgone del tour i Van der Graaf Generator iniziano a fissare le prima idee del loro quarto album in studio, di cui la suite che avrebbe occupato tutto il lato B di “Pawn Hearts” - “A Plague of Lighthouse Keepers” - inizia a prendere forma nei testi scritti da Peter Hammill.

La formazione che realizzò “Pawn Hearts”

Stabilizzata con la formazione – definita classica – a quattro con Peter Hammill, Hugh Banton, David Jackson e Guy Evans, la band inglese entrò nei Trident Studios di Londra verso la fine di luglio 1971 per le sessioni di registrazione del suo quarto album in studio, dopo essersi spostata dalla Luxford House di Crowborough e aver lasciato il suo posto nella villa ai Genesis. Proprio nella casa di Tony Stratton Smith, infatti, Peter Gabriel e compagni diedero il via alle lavorazioni di quello che sarebbe diventato il loro terzo disco, “Nursery Cryme”, concluso presso i londinesi Trident Studios e pubblicato nel novembre dello stesso anno.

Tra le personalità che hanno contribuito al sound claustrofobico e drammatico, con spunti jazz-rock e influenze derivanti dalla psichedelia, e alla struttura complessa fatta di armonie, disarmonie ed emozioni di “Pawn Hearts”, il produttore John Anthony e Robert Fripp hanno giocato un ruolo fondamentale nella realizzazione del quarto album dei Van der Graaf Generator. Mentre il primo aveva lavorato sulla produzione dei precedenti dischi di Hammill e soci, il fondatore dei King Crimson è tornato a collaborare con la formazione di Manchester dopo essere già stato ospite in “H to He, Who Am the Only One” incidendo due tracce di chitarra sul brano “The Emperor in His War Room”.

All’importanza di “Pawn Hearts” all’interno della discografia dei Van der Graaf Generator, portandolo a essere uno degli episodi più interessanti del progressive rock, ha contribuito anche Paul Whitehead, designer della copertina dell’album del 1971 – oltre che del precedente disco. Seguendo direttamente la realizzazione di “Pawn Hearts”, per la sua cover art Whitehead si è concentrato a concretizzare l’universo musicale e la visione di Hammill e soci richiamando visivamente un immaginario scenografico e teatrale, spingendosi a realizzare una sorta di dipinto ultraterreno e immaginifico con figure incapsulate e sospese tra terra e cielo.

“Oltre i confini dell’infinito”

“A questo punto ci eravamo spinti oltre i confini dell’infinito, e da lì non siamo più tornati indietro”, ha detto Peter Hammill come riportato da Paolo Carnelli nel suo libro del 2013.

Con “Pawn Hearts”, infatti, i Van der Graaf Generator si spingono oltre le proprie capacità tecniche di musicisti, superando definitivamente la tipica struttura della canzone per lasciare spazio all’originalità e alla sperimentazione musicale. Proprio per questo inizialmente la band, sulla falsariga di di “Ummagumma” dei Pink Floyd del 1969, voleva realizzare un doppio album come suo quarto disco per includere nel progetto anche tracce soliste dei componenti della band e registrazioni live di vecchi brani per delineare la sua evoluzione. Accantonata l’idea del doppio disco, probabilmente per volere dell’etichetta Charisma, la struttura definitiva di “Pawn Hearts” viene concretizzata nelle due tracce che occupano la prima facciata dell’edizione originale dell’album e nella lingua suite del lato b.

Il quarto album in studio dei Van der Graaf Generator si apre quindi con “Lemmings”, brano introdotto da una chitarra acustica in cui si inseriscono gradualmente gli altri strumenti prima di aprirsi a momenti di tensioni, con il sax di David Jackson e l’organo di Hugh Banton che dettano il cambio di scenari. La traccia assume spessore grazie al tocco dell’ospite Robert Fripp, definendo fin da subito la portata di “Pawn Hearts”: più sperimentale, più ambizioso e meno commerciale dei precedenti dischi. Peter Hammill dà il via alle riflessioni esistenzialiste dell’album cantando del suicidio di massa dei lemmings - piccoli roditori artici – come metafora del destino umano: “I know our ends may be soon / But why do you make them sooner?”.

Mentre nelle edizioni statunitense e canadese del vinile del disco come seconda traccia si trova la composizione strumentale di George Martin, “Theme One”, nel LP originale dopo “Lemmings” arriva l’introduzione elegante e limpida di pianoforte di “Man-Erg”. Questa porta l’ascoltatore verso un lungo melodramma in cui viene infranta l’iniziale atmosfera sognante del brano quando Hammill si interroga sulle molteplici particolarità di ogni essere umano. “Angels live inside me: I can feel them smile”, canta all’inizio del brano il frontman dei Van der Graaf Generator, prima di confessare più avanti: “I'm just a man, and killers, angels / All are me: / Dictators, saviours, refugees in war and peace / As long as Man lives...”.

Conclusa la prima parte di “Pawn Hearts”, arriva così “A Plague of Lighthouse Keepers”, una lunga suite di oltre ventitré minuti suddivisa in dieci sezioni in cui i numerosi cambi di tempo e di tonalità amplificano l’inquietudine e lo straniamento del pezzo, frutto di sperimentazione di varie tecniche e ricerche sonore. Immaginifica come la copertina, l’imponente traccia del lato b del disco è stata realizzata assemblando idee, parti musicali ed elementi che Hammill ha elaborato per mesi prima di registrare il brano in varie sessioni con il gruppo. Tra sperimentazioni sonore, esperimenti con nastri manipolati, stadi emotivi e su un tappeto sonoro in continua evoluzione tra momenti a tratti celestiali e altri oscuri scanditi dall’organo e dal sax, si inseriscono i diversi passaggi vocali che scandiscono le sequenze narrative del brano. Lo scenario di “A Plague of Lighthouse Keepers” individua in un metaforico “guardiano del faro” (lighthouse keeper) la solitudine propria di ogni persona e la condizione di spettatore di eventi e catastrofi a cui gli essere umani sono destinati. “It doesn't feel so very bad now / I think the end is the start / Begin to feel very glad now / All things are a part”, recita uno dei passaggi finali di “A Plague of Lighthouse Keepers” in una riflessione esistenzialista.

Il successo in Italia e il primo scioglimento

Seppur in madrepatria non ottenne grandi risultati in termini di vendita e di classifiche, fuori dal Regno Unito i Van der Graaf Generator con “Pawn Hearts” raggiunsero notorierà a livello europeo conoscendo il successo soprattutto in Francia, Belgio e in Italia. Nel nostro Paese il disco raggiunse addirittura la vetta delle classifiche, rimanendo in top ten per oltre dieci settimane. Grazie all’accoglienza positiva di “Pawn Hearts” da parte del pubblico italiano, nel febbraio 1972 Hammill e soci intrapreso il loro primo tour in Italia. Pochi mesi dopo però, a causa del venir meno del supporto di Tony Stratton Smith e della sua etichetta Charisma, oltre alle continue difficoltà economiche, i Van der Graaf Generator si sciolsero. Tuttavia i membri del gruppo continuarono a essere legati e la loro fu una separazione di natura amichevole, tanto che nel febbraio 1975 Peter Hammill, Hugh Banton, David Jackson e Guy Evans tornarono a suonare insieme, incidendo sotto il nome di Van der Graaf Generator altri tre album in poco più di dodici mesi.

La tracklist di "Pawn Hearts"

"Lemmings (including Cog)"

"Man-Erg"

"A Plague of Lighthouse Keepers"

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