Carmen Consoli: "Una musicassetta di Elvis mi ha cambiato la vita"

La cantantessa presenta il nuovo album, tra ricordi e suoni del passato e racconto del presente
Carmen Consoli: "Una musicassetta di Elvis mi ha cambiato la vita"

“Ho imparato che quando la realtà non mi metteva a mio agio, potevo chiudere gli occhi e sognare.” Carmen Consoli si mostra da bambina nella copertina del nuovo album “Volevo fare la rockstar”, in uscita domani 24 settembre. E da bambina, racconta, “Sognando creavo band, anzi complessi come si chiamavano al tempo”, grazie alla scoperta della musica e di Elvis, sospinta da suo padre.
La canzone che dà il titolo al suo nuovo disco è la conclusione e il centro tematico ed emotivo del lavoro, il primo album di inediti in 6 anni da “L’abitudine di tornare”: un lungo racconto dell’Italia e della Sicilia e degli anni ’80 vista dagli occhi di una bambina: “In quel periodo succedevano cose: al nord c’era il terrorismo, in Sicilia cerano le faide e tornando a casa da scuola capitava di vedere per strada i morti sotto il lenzuolo e mio padre diceva: 'Lascia perdere, ha avuto un colpo di sonno, pensa alla musica!'”

E alla musica Carmen pensava: “Io volevo fare la rockstar ma andavo dalle Orsoline, e sognavo il palco mentre facevamo la merenda. Non era il successo, ma il palco, le luci e una chitarra vera e poi, chissà perché, pensavo che per essere una rockstar dovessi fare delle bolle enormi con le gomme rosa e che in America le gomme fossero ancora più grosse”.
La title-track è una delle tre canzoni scritte durante la pandemia, assieme ad “Armonie numeriche” e “Imparare dagli alberi a camminare”: una raccolta delle canzoni che unisce passato e presente, con brani come “L’uomo nero” - un’accusa al sovranismo - e “Mago magone”, un racconto degli imbonitori contemporanei, in cui compare la voce del figlio di 8 anni.

Il mago protagonista finisce a fare il DJ: “Quando negli anni ’80 c’era chi voleva sposare Simon Le Bon, io volevo sposare Morrissey. In città c’erano gli Uzeda e i Denovo e grazie a Checco Virlinzi a Catania arrivavano a passare del tempo i R.E.M., gente che lavorava con Bob Mould o Sonic Youth. E io mi ero innamorata di Morrissey: mi è tornata in mente ‘Panic’, la sua canzone che diceva ‘Hang the deejay”, percui mi sono immaginata che un imbonitore finisse a fare il DJ”. .

Poi torna a parlare della situazione attuale: “Siamo anime in carriera, alla ricerca di un tenore di vita alto invece che di un valore sociale, trattiamo le persone come se fossero oggetti di consumo. I governi non investono sulle persone, è tutto un aggiornamento continuo”. Poi scherza: “I rettiliani  ci hanno installato un microchip, non lo sapete? Sono ironica, ovviamente, Ma è vero che rottiamiamo, asfaltiamo tutto: stiamo rottamando noi stessi”.

Il disco è co-prodotto da Toni Carbone, già bassista dei Denovo: “L’ho rincontrato recentemente: lui è cresciuto con quel suono di quando si diceva che Catania era la Seattle d’Italia e ci avevano insegnato a registrare le chitarre come si faceva in America”, spiega. Il risultato è un album che suona volutamente fuori dal tempo, tra momenti più acustici e lirici come il primo singolo “Domenica al mare” e la chitarre elettriche a 12 corde dello storico collaboratore Massimo Roccaforte, l’altro co-produttore e perfetto alfiere della tradizione remmiana della scuola catanese.

Nel disco ci sono echi della pandemia, ma raccontata non come contingenza, ma come una metafora, “Un’anomalia interstellare” che arriva sulla terra e stravolge tutto, soprattutto la vita dei bambini.

“Oggi per fortuna ne stiamo uscendo grazie alla scienza e mio figlio potrà tornare ad abbracciare gli amici non di nascosto”: Carlo è uno dei protagonisti dell’album: oltre alla voce in “Mago magone”, è oggetto della lettera di “Le cose di sempre”: “Come faccio amore mio a parlarti di valore, del giusto peso che via via si associa alle cose, in questa enorme confusione in cui l’evidenza e’ un’opinione, smentita dalle parole?”. “In questa selva oscura dove non si sa dove andare, mi affido ai sogni: ci vuole cuore, mi immagino una legge matematica superiore per cui l’universo obbedisce al cuore”, dice Carmen.

Un ricordo di Battiato: "Eravamo amici, era davvero una persona generosa, con un umorismo pirandelliano. Quello che mi rimane è il suo modo di affrontare le cose con il distacco dell'ironia. Una cosa che mi ha colpito è quello che raccontò il prete alla sua funzione. Gli chiese 'Franco, sei pronto?'. Lui rispose: 'Ho fatto quello che volevo in questa vita. Muio da vivo, c'è che muore già da morto'". E su Sanremo: "L'Ariston fa sempre parte dei miei piani, quando posso ci vado, ma non sempre le cose coincidono. Amo suonare con l'orchestra, è un'opportunità unica".

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