Lo Stato Sociale: “Battiato è una finestra sul non morire come si è nati”

Il collettivo Garrincha Star All-Stars omaggia il maestro siciliano con il sorprendente disco reggae “La Vibe del padrone”. L’intervista a Lodo Guenzi.
Lo Stato Sociale: “Battiato è una finestra sul non morire come si è nati”
Credits: Jessica De Maio

Un tocco magico di leggerezza alla profondità. Per festeggiare i 40 anni dall’uscita de “La voce del padrone”, Garrincha Dischi si appresta a pubblicare la sua personalissima versione in chiave reggae del capolavoro di Franco Battiato. Un omaggio firmato dal collettivo Garrincha Star All-Stars con il titolo “La Vibe del Padrone”, in uscita dopodomani, venerdì 24 settembre. L’album conta una nutrita schiera di artisti della storica etichetta bolognese: Lo Stato Sociale, España Circo Este, The Bluebeaters, Keaton, Costa!, Lili, oltre a Gregorio Sanchez, Cimini e Jacopo Et. Il risultato è divertente, godibile e assolutamente fuori dagli schemi. Un tributo coraggioso, molto più di tante cover in cui si prova a scimmiottare, senza buoni esiti, il maestro siciliano.

“Nella squadra di Garrincha ci sono diversi appassionati di reggae, non io in particolare, ma Hyppo e Carota sì, insieme avevano una band al liceo. Da loro, diversi anni fa, era partita l’idea di lavorare su ‘Com’è profondo il levare’, versione reggae-dub del capolavoro di Lucio Dalla ‘Com’è profondo il mare’ – racconta Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale – il disco ‘La Vibe del Padrone’, l’omaggio del collettivo a ‘La voce del padrone”, non doveva essere postumo. Abbiamo iniziato a pensarlo e a lavorarci quando Battiato era ancora in vita. Rifare i pezzi in chiave dub, già dal primo lavoro, ci faceva ridere, ci faceva prendere bene. La musica in levare sulle canzoni molto belle ha il potere di dare quella leggerezza che non ha bisogno d’altro, soprattutto quando c’è già la profondità”.

Ma che cosa rappresenta quell’album, a distanza di quattro decenni, per chi fa musica indipendente oggi? “È uno dei dischi più avanti della storia, si può solo andare indietro – continua Guenzi – Battiato, in questa fase storica, rappresenta una finestra su altri mondi possibili. È una musica che parla di viaggi in un momento storico in cui si può andare dall’altra parte del pianeta con velocità. Noi siamo nella fase più triste e depressiva del capitalismo, siamo nella fase in cui è realizzato quello che diceva Margaret Thatcher: ‘non c’è nessuna alternativa”. E infatti noi che facciamo musica indipendente ci occupiamo di quello che succede a Sanremo o al Grande Fratello. È il segno della sconfitta. Invece Battiato, in quel tempo, guardava oltre. Ci ha dato una finestra sul non morire come si è nati”.

Lo Stato Sociale aveva già nel proprio repertorio “Summer on a solitary beach”. “L’aveva suonata Checco con l’ukulele dopo un soundcheck alla Festa dell’Unità di Lodi. Mi sono imposto perché la facessimo – ricorda Guenzi – anche la canzone ‘La musica non è una cosa seria” nasce da lì, in qualche modo volevamo rievocare Checco con l’ukulele”. All’Arena di Verona c’è stato il grande concerto tributo a Battiato. “Non sapevamo nulla, ma se qualcuno ci ha fatto uno sgarro, non invitandoci, dimmelo”, ironizza Guenzi. Intanto Lo Stato Sociale sarà tra i protagonisti sabato 2 ottobre del live del Mini Big Love Days a Varano De’ Melegari, in provincia di Parma, un evento speciale a ingresso gratuito fino a esaurimento posti. “La musica dal vivo in Italia ha superato ogni situazione paradossale, stiamo diventando l’eccezione europea – conclude Guenzi – se vogliono continuare a farci stare a casa devono pagare. La politica si assuma almeno questa responsabilità. Pagare i tecnici, persone che lavorano davvero e che non possono più aspettare. Io faccio canzonette, loro sono lavoratori completamente abbandonati a se stessi”.

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