“Respect”, il film su Aretha Franklin in cui vince la musica

Il prossimo 30 settembre arriva nelle sale cinematografiche italiane il biopic sulla Regina del soul, interpretata sul grande schermo da Jennifer Hudson
“Respect”, il film su Aretha Franklin in cui vince la musica

Pochi mesi dopo l’uscita su Disney+ della serie “Genius: Aretha”, e a distanza di oltre tre anni dalla scomparsa di Aretha Franklin, è in arrivo nelle sale cinematografiche italiane il prossimo 30 settembre il film biografico “Respect”.

Il biopic, diretto dalla regista Liesl Tommy, ripercorre la vita della cantante statunitense, partendo dalla sua infanzia e dalle sue prime esibizioni nella chiesa battista del padre pastore. Narrando la storia prima di una piccola “Ree-Ree” - come nella pellicola viene chiamata la diva del soul, da bambina interpretata da Skye Dakota Turner, dalle persone a lei vicine - e poi di una 30enne Aretha, “Respect” racconta la carriera della leggendaria voce statunitense dagli esordi all’album gospel “Amazing Grace”, suo grande successo uscito nel 1972.

Sul grande schermo Aretha Franklin è interpretata da Jennifer Hudson, vincitrice del premio Oscar per “Dreamgirls” nel 2007, pellicola in cui ha dato prova del suo talento come attrice e cantante dopo essersi già fatta notare al talent show statunitense “American Idol” nel 2004. Accanto alla Hudson, nel cast ci sono Mary J. Blige, a cui è stato affidato il ruolo di Dinah Washington, Forest Whitaker nei panni del padre della Franklin e Marlon Wayans e il produttore Jerry Wexler. A questi si aggiungono i nomi di Marlon Wayans come primo marito e manager di Aretha Franklin, Ted White, e Audra McDonald per la parte della madre.

Da Ree-Ree ad Aretha Franklin, attraverso una debole sceneggiatura

Ree-Ree è una bambina di soli dieci anni nel 1952, anno in cui da Detroit prende il via il racconto del film. Quella della piccola Aretha non è un’infanzia felice, segnata da - tra le altre cose - la perdita della madre Barbara Siggers Franklin, cantante gospel e separata dal marito, e poi da due gravidanze da ragazzina. Inoltre, il suo talento nel canto e la forte passione per la musica sono già sotto il controllo del padre Clarence Franklin, una delle oppressive figure maschili - insieme a Ted White - ritratte nella pellicola. Sotto la guida del genitore, Aretha Franklin passa dall’esibirsi in chiesa al firmare il contratto discografico con la Columbia Records, per la quale incide diversi dischi, senza successo commerciale, però.

Mentre appare delicata e rispettosa la scelta di raccontare appena le due gravidanze affrontate da giovanissima, la sceneggiatura sembra spesso mancare di entusiasmo e coraggio, con passaggi narrativi talvolta sbrigativi. Non vengono approfonditi - per esempio - il legame tra Aretha e la madre o il rapporto tra la sua famiglia e Martin Luther King Jr., oltre a ciò che tormenta interiormente la cantante nel corso della sua vita e definito nel film semplicemente come “il demone”. In “Respect” emerge a tratti l’anima intima di Aretha Franklin, la cui storia pare riassunta in una sequenze di momenti che perdono spunti emozionali, tra brevi accenni al contesto sociale e ai turbamenti dell’artista.

‘Tu cosa vorresti cantare?’: la musica vince sulla sceneggiatura

C’è una scena nella prima parte del film in cui, dopo uno show a New York nel 1963, Dinah Washington chiede ad Aretha Franklin, controllata dal padre in ogni sua scelta artistica e di carriera: “Tu cosa vorresti cantare?”. È il momento del lungometraggio in cui a poco a poco inizia a emergere lo spirito di quella che diventerà la Regina del soul, e la pellicola incomincia a rivelare episodi interessanti e a regalare alcuni momenti emozionanti. Quando la Franklin, affidandosi a Ted White e a Jerry Wexler della Atlantic Records, e con il sostegno dei Muscle Shoals, incide una delle sue prime grandi hit, “I Never Loved a Man (The Way I Love You)”, in “Respect” Jennifer Hudson si spoglia finalmente di rigidità e compostezza. Quando è al pianoforte o su un palco l’attrice riesce a far risaltare la grinta e la sensibilità che merita il suo personaggio, 

Con le performance di Jennifer Hudson, alla sua intensità e capacità di interpretare come attrice e cantante la grande diva del soul, portando lo spettatore dentro la nascita di alcuni brani iconici - come la versione di “Respect” di Otis Redding o le esecuzioni di “(You Make Me Feel Like) A Natural Woman” - e la frenesia dei concerti, il film riesce ad acquisire ritmo e intensità, mentre la musica è protagonista salvando il lungometraggio da una sceneggiatura nel complesso debole e sbrigativa. Dopotutto, era stata la stessa Aretha Franklin anni fa a volere come protagonista di un film a lei dedicato la Hudson, interprete dei brani della colonna sonora di “Respect”, tra cui la canzone originale "Here I Am (Singing My Way Home)” scritta insieme a Carole King e Jamie Hartman.

‘Respect’, un altro biopic musicale

“Respect” arriva sulla scia del successo riscosso dai biopic musicali usciti nel corso degli ultimi anni, e che hanno portato sul grande schermo le storie di grandi artisti e band, dai più recenti “Bohemian Rhapsody” sui Queen e “Rocketman” su Elton John a “Ray” del 2004. Ad accomunare i lungometraggi su personalità della musica è spesso l’esasperazione di alcuni momenti della vita personale o professionale dell’artista, correndo a volte il rischio di prendersi licenze poetiche o lasciando alla musica semplicemente il compito di scandire la sequenza degli eventi.

I film succitati, compreso il nuovo su Aretha Franklin, sono invece esempi di come .le canzoni e le performance curate nell’interpretazione e nei dettagli possono aiutare uno schema narrativo in alcuni casi traballante e a far presa sul lato emotivo del pubblico.

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