10 anni senza i R.E.M., o quasi: un ricordo di una band unica e una playlist

21 settembre 2011: all'improvviso arriva la notizia dello scioglimento di una delle band americane più amate. Anche se non sono più attivi, sono sempre con noi: ecco cosa ci hanno insegnato.
10 anni senza i R.E.M., o quasi: un ricordo di una band unica e una playlist

21 settembre 2011: ad un certo punto il mio telefono impazzisce: messaggi, notifiche, chiamate perse.

Si sono sciolti i R.E.M., mi avvisano gli amici. Non me lo aspettavo, non se lo aspettava praticamente nessuno. Era una cosa decisa da tempo, dalla fine del tour del 2008, ma tenuta rigorosamente segreta. Qualche mese prima li avevo incrociati a Milano per la presentazione di “Collapse into now”, avevo notato qualcosa di diverso dal solito, ma non ci feci caso più di tanto. “Un segreto è un segreto solo non lo dici a nessuno, ci avevano spiegato i nostri amici Radiohead”,  mi raccontò poi il manager Bertis Downs. “Così semplicemente abbiamo informato tutti solo all’ultimo secondo”.  La band aveva deciso da tempo che era meglio “andare via dalla festa quando è ancora in corso”, come disse Michael Stipe.

Una festa che non è mai finita

Per me quella festa non è mai finita, in realtà: perché la band non è più in attività (una "non-performing entity", come li ha definiti Ethan Kaplan, loro stretto collaboratore), ma ha lasciato un’eredita gigantesca. Un repertorio in cui è difficile trovare un canzoni brutte, figurarsi un album. 
Dopo lo scioglimento ci ho messo un po’ a riascoltare la loro musica, ma poi è tornata, eccome se è tornata: ancora oggi ascoltare la band è uno dei miei rifugi mentali preferiti.

Aspetto ogni ristampa come l' uscita di un album nuovo: a breve arriverà quella di “New adventures in hi-fi”. Sono un po’ dispiaciuto che nel CD aggiuntivo ci siano solo lati b e brani già editi, ma tant’è: per molti, meno fanatici di me, sarà l'occasione di riscoprire un capolavoro, registrato metà in studio e metà dal vivo, con grandi pezzi rock e altri più suggestivi. È il vero anello di congiunzione tra le diverse anime della band, lanciato dal singolo meno singolo di tutti i tempi, "E-bow the letter", con Patti Smith. Hanno sempre fatto di testa loro, anche quando scelsero di non andare in tour nel momento di maggior successo:  anche in questi anni hanno sì pubblicato materiale inedito e mantenuto vivo il ricordo della band, ma senza mai esagerare e inflazionare il mercato.

La lezione della band

Cosa ci hanno insegnato i R.E.M.? Che una band può fare le cose a modo proprio, e avere successo planetario. Stare dentro ai binari dell’industria, senza farsi schiacciare dai suoi meccanismi, ma usarli per arrivare a più gente possibile. E che avere canzoni originali e un’identità che sia tua è sempre la cosa più importante: i R.E.M. erano i R.E.M., nessun altra band potrà mai essere simile per approccio, musicale e non.

Mi mancano i R.E.M.? Da morire: sapere che non potrò più ascoltare un loro nuovo album è un colpo al cuore, ogni volta che ci penso. Ma so che è stato meglio che si siano sciolti piuttosto che vederli andare avanti con il pilota automatico o suonare scazzati su un palco. Come sempre i R.E.M., hanno fatto la cosa giusta. 

Ma ora basta parole, torno ad ascoltare la musica: mentre aspetto che finalmente esca un disco solista di Stipe, ho messo assieme questa playlist con le mie 20 canzoni preferite della band. Sperando che un giorno non vengano eseguite su un palco da degli ologrammi in stile ABBA... ma so che non succederà.

Questi erano (sono) i R.E.M, e questo è quello che facevano. 

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