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Genesis, "Nursery Cryme" ha 50 anni. La storia di "The Musical Box" (2)

"Nursery Cryme", il terzo album in studio dei Genesis, è uscito il 12 novembre del 1971, 50 anni fa. Lo ripercorriamo canzone per canzone.
Genesis, "Nursery Cryme" ha 50 anni. La storia di "The Musical Box" (2)

L’apertura è riservata a una sequenza di tre accordi di chitarre a 12 corde dal sapore bucolico.

A suonarle, accompagnando la delicata voce di Peter, sono Mike e Tony, ma dalla seconda quartina si aggiungono l’elettrica di Steve e i cori di Phil, che ci mette anche un leggero beat al charleston. La prima sezione è ampiamente descrittiva: la base di chitarre acustiche è ingentilita da brevi passaggi solistici di Steve, autore anche dell’effetto carillon. Dopo la seconda strofa, un interludio del flauto di Gabriel accompagnato da un arpeggio sulle corde basse delle chitarre precede un primo, seppur vago, cambio d’atmosfera: i cori di Phil sotto la voce di Peter aumentano di intensità, in una sezione dove il flauto si alterna a ulteriori rifiniture dell’elettrica di Steve. Una melodia del flauto permette alla batteria di cominciare a farsi sentire di più con piccole rullate, ma dopo l’ingresso leggero dei tom e il charleston, l’atmosfera cambia di colpo: Tony passa all’organo e Mike si produce nel riff di chitarra elettrica distorto. Questo dà il via alla prima parte della sezione strumentale, con i botta e risposta chitarra/organo sotto le cavalcate della batteria e i colpi del basso.

Dal secondo giro, Steve doppia il riff di Mike, per poi lanciarsi in uno splendido assolo in cui si mostra pioniere di una tecnica che, anni dopo, verrà ribattezzata “tapping” e resa famosa da Eddie Van Halen.

La furia si placa in un altro passaggio soft, una fase tranquilla eppure inquietante con la chitarra ritmica di Mike e le rifiniture di Steve per la sezione “Old King Cole”, che prevede una linea melodica di organo sotto il canto di Peter accompagnato dal charleston di Phil. A questa, segue la seconda esplosiva ed esaltante sezione strumentale, dove Tony e Steve si alternano agli assolo nel seguente ordine: piano elettrico Honher (distorto dal fuzz), chitarra, piano (senza fuzz) e di nuovo chitarra, con la stessa frase di prima ma seguita da un riff nervoso in cui la distorsione è tale che, dall’unione dei due strumenti solisti, viene fuori una sonorità simile allo starnazzare di una gallina. L’ultima ripetizione della scala di Steve è il pretesto per stacchi ritmici assecondati dalla marcia della batteria, che tamburella ma si allarga con colpi creativi su tom e piatti.
Il brano si avvia alla conclusione con il ritorno degli arpeggi della chitarra a 12 corde di Mike per l’ultima sezione acustica sotto il canto di Peter (“She’s a lady”), cui risponde la voce di Phil.

Nella seconda parte entrano leggermente anche la batteria (charleston e colpi di grancassa doppiati dal basso) e l’organo, per poi dare progressivamente corpo al crescendo finale. La successiva rullata è infatti il preludio a un ulteriore inspessimento sonoro, con i bassi a pedale e l’organo ancora più forte. È qui che Gabriel canta la straziante parte conclusiva, con le urla “Touch me, touch me! Now! Now! Now!”, a cui risponde il riff distorto della chitarra di Steve, che dal quarto giro sale di un’ottava e poi sovraincide le terze alla sua melodia. Hackett: “Il solo finale era costituito da un’armonia in tre parti, ma durante il missaggio, che fu fatto in una sola seduta, una delle tre armonie sparì e ne rimasero solo due”.
Stacchi di tutta la band in sincronia chiudono una cavalcata di dieci minuti nella quale cinque ragazzi di vent’anni sono capaci di inventarsi un’incredibile mini sinfonia, dall’impressionante quantità di stili e influenze, che esemplifica in maniera probabilmente ineguagliabile il migliore progressive rock.

Il testo è tratto da "Genesis - Tutti gli album tutte le canzoni" di Mario Giammetti, pubblicato da Il Castello, per gentile concessione dell'editore.

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