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Genesis, "Nursery Cryme" ha 50 anni. La storia di "The Musical Box" (1)

"Nursery Cryme", il terzo album in studio dei Genesis, è uscito il 12 novembre del 1971, 50 anni fa. Lo ripercorriamo canzone per canzone.
Genesis, "Nursery Cryme" ha 50 anni. La storia di "The Musical Box" (1)

"The Musical Box" (parte 1)

L’idea primigenia di questa canzone risale al settembre 1969, quando i Genesis provano in casa Phillips per due settimane. Nei momenti lasciati liberi dal gruppo, Ant e Mike incidono anche alcuni brani per uso personale. Uno di questi, "F Sharp" (uscirà nel 1998 su "The Archive Collection di Phillips), mostra caratteristiche tali da meritare uno sviluppo di gruppo. I Genesis ci lavorano tutti assieme e una prima evoluzione trova sfogo all’inizio del 1970 per il documentario sul pittore Mick Jackson, col titolo "Manipulation".


Partiti Phillips e Mayhew, i Genesis continuano a sviluppare la canzone con l’arrivo di Phil Collins. Rutherford: “Era un brano mio e di Ant, entrambi alle chitarre a 12 corde accordate in Fa diesis. Ironicamente, questo fu il primo brano con cui funzionò davvero la formazione a quattro, con Tony costretto a suonare anche le parti solistiche della chitarra, applicando il fuzz al suo piano elettrico”. Il contributo degli altri musicisti, quindi, incrementa considerevolmente gli attributi di un brano che, nella sua stesura originale, ha un’atmosfera pastorale e prevalentemente acustica. Banks: “Ci piaceva alternare parti tranquille ad altre potenti. Musicalmente, il contrasto era molto interessante”. Pur ancora privi di un chitarrista solista, i Genesis inaspriscono quindi la canzone sul piano della durezza. 

Gabriel: “Ero un grande fan degli Who e ricordo che insistetti con Mike perché inserisse delle schitarrate più hard”.
Anche Phil viene coinvolto nel processo compositivo. Collins: “Ci lavorammo ai Maltings di Farnham nella prima prova in assoluto che feci con la band. Erano giorni di scrittura molto intensi e ci buttai dentro un ritmo galoppante, che avevo ascoltato in un brano dei Family”.


La canzone prende così una forma definita e, ai primi due terzi già composti l’anno prima da Mike e Ant, si aggiungono la parte strumentale centrale e poi quella conclusiva. Banks: “Anche quella avrebbe dovuto essere strumentale, ma poi Peter ci cantò su. Il punto che mi dava più soddisfazione era quello in cui Mike suonava una piccola sequenza a cui io sovrapponevo semplici accordi in maggiore, come in una fuga, dopodiché si sfociava in un crescendo entusiasmante”.
In una sorta di cantiere aperto, questo brano ospita anche il contributo creativo del chitarrista temporaneo Mick Barnard: resta con i Genesis solo poche settimane, ma sufficienti a fargli scrivere la maggior parte dell’assolo. Barnard: “È ovvio che Steve ha poi introdotto molti pezzettini, lui è un chitarrista più fluido di me. Ma ci sono parti molto, molto simili, assolutamente”.

Quando finalmente anche Hackett completa la formazione, c’è pochissimo tempo prima di trasferirsi in sala di incisione. Hackett: “La canzone era già scritta quando mi unii alla band. Infatti Tony e Mike avevano già le idee chiare e mi spiegarono le frasi fisse che ci volevano. Non so se fossero opera di Mick Barnard o meno, ma sono sicuro che lui deve avere dato il suo apporto, dato che ci aveva lavorato su con loro”.


Il nuovo chitarrista, tuttavia, oltre che un’esecuzione da incorniciare, riesce a metterci del suo anche a livello compositivo. Hackett: “Ci stavamo avviando alla fine della registrazione quando mi resi conto che nessuno aveva ancora ricreato il suono di un carillon. Così suonai quella piccola frase, che fu registrata a metà velocità: ascoltandola, potevi quasi immaginarti la ballerina in cima al carillon che fa una piroetta”.
È così che anche l’ultimo tassello del puzzle più intricato del canzoniere dei Genesis prende il suo legittimo posto, non prima di aver preso ulteriore forma, grazie alle esibizioni live, al punto da poter essere ritenuto, forse, il brano perfetto della band.

Il testo è tratto da "Genesis - Tutti gli album tutte le canzoni" di Mario Giammetti, pubblicato da Il Castello, per gentile concessione dell'editore.

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