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Pink Floyd, i 50 anni di “Meddle”: la storia di "Echoes" (1)

“Meddle” dei Pink Floyd è stato pubblicato il 31 ottobre del 1971. Per celebrarne il cinquantesimo compleanno lo presentiamo canzone per canzone.
Pink Floyd, i 50 anni di “Meddle”: la storia di "Echoes" (1)

Echoes (Waters, Wright, Mason, Gilmour) - 23:35


Molti degli esperimenti effettuati durante le fasi di composizione del disco rimasero senza seguito ma in taluni si annidavano interessanti intuizioni che avrebbero creato il telaio sul quale ricamare uno dei lavori più significativi dell’intera discografia della formazione: "Echoes".

Un brano dotato di una leggerezza poetica senza pari, evocativo e sognante come nella migliore tradizione Floyd; a partire dal “ping” introduttivo, una semplice nota di pianoforte che rende inconfondibile la suite già al primo secondo d’ascolto. Gilmour: “'Echoes' nacque come 'The Return Of The Son Of Nothing', penso, e derivò da un pezzo al piano che Rick s’era messo a suonare allo studio della EMI e le cui note passavano attraverso un microfono filtrato da un Leslie. L’aveva acceso a un volume ragionevolmente alto ma c’era uno specifico armonico che per qualche ragione spiccava sempre più forte del resto; ogni volta che suonavi quella particolare nota al piano, si sentiva più forte – è il ‘ping’ che si sente nella canzone. Rick cominciò a suonare e ogni tanto toccava quella nota. Noi quel giorno non stavamo facendo niente di specifico, ce la prendevamo comoda, ma attratti da quel ‘ping’ decidemmo di buttar giù qualcosa insieme a Rick. 'Echoes' cominciò così. Si sa come vanno queste cose, non ci si può aspettare di ripeterle precisamente. Quando infatti registrammo.
'Echoes' per bene agli Air Studios non fummo più in grado di replicare il suono di quel pezzo al piano. Quella che si ascolta all’inizio della canzone è quindi proprio la primissima prova, quella registrata ad Abbey Road”.

In un progressivo lavoro di modellamento, suite e titolo di lavorazione passarono da "Nothing (1-24)" a "The Son Of Nothing" fino ad assumere il titolo di "The Return Of The Son Of Nothing" (riportato anche come "The Return Of The Sun Of Nothing" in alcuni articoli dell’epoca), uno dei proverbiali giochi di parole del gruppo che pareva rifarsi ai titoli classici degli spaghetti western allora in voga.
La suite fu presentata per la prima volta dal vivo a Norwich il 22 aprile 1971: la band registrò l’esecuzione con l’intento di ascoltarla coralmente e individuarne i punti deboli in vista delle future registrazioni.

Successivamente vi fu una sorta di prima ufficiale davanti al grande pubblico in occasione del Garden Party di Londra tenutosi al Crystal Palace Park il 15 maggio. Da alcune registrazioni non ufficiali dei concerti di quel periodo emerge una prima strofa dal testo totalmente differente: in origine Waters si concentrò infatti sull’attrazione fisica dei pianeti narrando di una ricerca di equilibrio universale e di armonia celeste.
"Planets meeting face to face / bound to the air of light, how sweet
If purposely we might embrace / the perfect union deep in space
Ever might this once relent / and give us leave to shine as one
Our two lights here forever one light blend
And in that longing to be one / the parting summons sound is wrong
I see you’ve got to travel on / And on and on / around the sun"

Le piccole modifiche del cantato effettuate nelle date successive si trasformarono in un totale stravolgimento della prima strofa al momento di entrare in studio, quando la suite fu registrata con il testo definitivo. Sempre in fase di rodaggio, pare che il 12 giugno a Lione i Pink Floyd avessero provato a utilizzare un coro all’interno del brano; la prima data accertata in cui fu presentato come "Echoes" fu ad Hakone (Giappone) il 7 agosto.

I testi sono tratti dal libro di The Lunatics “Pink Floyd. Il fiume infinito”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione degli autori e dell’editore; al libro rimandiamo per la presentazione delle canzoni di tutti gli altri album del gruppo.

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