Brian May: "Ero il motore dei Queen, senza la band la mia vita finì a pezzi"

In un'intervista il chitarrista britannico racconta perché ha deciso di ripubblicare il suo album solista "Back to the light".
Brian May: "Ero il motore dei Queen, senza la band la mia vita finì a pezzi"

Il chitarrista dei Queen Brian May, in un'intervista oggi su Repubblica, parla del suo primo album, "Back to the light", uscito nel 1992, che ha deciso di ripubblicare il 6 agosto in versione “deluxe” con l’aggiunta di un altro intero album con inediti e live.

Era l’esordio di May come solista, dopo ventidue anni di militanza nei Queen, al fianco di Freddie Mercury, Roger Taylor e John Deacon: il progetto arrivava in un momento molto difficile della sua vita, quello del “ritorno alla luce” dopo la morte di Mercury avvenuta meno di un anno prima. Ecco che cosa ha spiegato al quotidiano, facendo riferimento al periodo tra il 1988 e il 1991, segnato dalla perdita di suo padre, di Mercury, dalla temporanea cessazione delle attività dei Queen, dalla separazione dalla prima moglie e dalla relazione con Anita Dobson. .

Più in generale quest’album è per me legato a un periodo particolarissimo della mia vita. Parla prima di tutto a me, vedo ancora quel ragazzo di trent’anni fa e quel che aveva da dire lo voglio dire ancora. Credo di essere rimasto, per molti versi, simile a quel Brian May

E ancora: 

Ero completamente immerso nei Queen, ero il primo ad arrivare in studio e l’ultimo ad andare a casa. Ero fiero di essere il “motore” del gruppo, e non avevo tempo di fare altro. Se avevo canzoni personali diventavano materiale per la band o le mettevo da parte. Ci è voluto tanto, perché con i Queen ero soddisfatto, mi piaceva scrivere con e per Freddie, era il veicolo perfetto per certe idee. Ma sapevo che prima o poi avrei voluto fare qualcosa per conto mio

Poi conclude: 

È sempre vero che devi vedere l’oscurità per capire la luce. Ma c’era anche tanto humor, tanta speranza, un nuovo ottimismo e si sente molto ascoltandolo oggi, è quello che lo rende ancora attuale. Mi ricordo quanta fatica ci ho messo per cantare, quanto mi sanguinavano le dita, ed ero orgoglioso di essere sostenuto da quel terremoto di Cozy Powell. La sua è stata un’altra perdita difficilissima da superare. La vita è fatta così, non appena arrivi in cima a una montagna ce n’è un’altra da scalare subito dopo

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