“Porto Rubino”, un viaggio in musica tra i mari della Puglia che unisce artisti e racconti diversi

Anche per la terza edizione di "Porto Rubino”, Renzo Rubino sceglie la formula dei concerti in barca. Il festival ha preso il via con gli eventi del 19 e 21 luglio con - tra gli altri - Vinicio Capossela, Edoardo Bennato, Francesca Michielin e Fulminacci.
“Porto Rubino”, un viaggio in musica tra i mari della Puglia che unisce artisti e racconti diversi

È un viaggio in musica tra i mari della Puglia, che unisce artisti e racconti diversi, la terza edizione di “Porto Rubino”, l’evento musicale di Renzo Rubino che anche quest’anno, per il suo festival, ha scelto la formula dei concerti in barca. Partita da Polignano a Mare il 19 luglio e continuata due giorni dopo a Castro Marina, prima di proseguire il 23 luglio a Villanova e concludersi il 25 luglio a Campomarino, l’avventura via mare del cantautore pugliese - che originariamente ha preso forma partendo da due temi legati al mare, i porti chiusi e la sostenibilità - vuole “fare un appello in musica sull’importanza dei nostri mari”.

Per sensibilizzare su questa tematica attraverso la musica, il 33enne artista di Martina Franca ha invitato a salire a bordo una .serie di artisti ospiti, per condividere con lui questa esperienza e con il pubblico le loro canzoni e le loro storie.

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“L’edizione precedente era incentrata sull’inquinamento marino. Quest’anno, invece, ci siamo un po’ alleggeriti sotto quel punto di vista”, ha spiegato Renzo Rubino, impegnato nelle quattro tappe di "Porto Rubino” a fare da padrone di casa e a presentare in anteprima il suo prossimo progetto discografico, “Giocattoli marevigliosi", in uscita il prossimo ottobre e anticipato dal singolo “Giocare”. Ha aggiunto: “Quest’anno semplicemente ci siamo detti che presentare qualcosa di bello, trasmettere qualcosa di livello culturalmente alto, è la stessa cosa che dire: ‘Non gettare la carta per terra’”.

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Prima tappa a Polignano a Mare con Vinicio Capossela, Micah P. Hinson e Molla

La terza edizione di “Porto Rubino” ha preso il via lo scorso 19 luglio dalla suggestiva location del porticciolo di San Vito a Polignano a Mare, dinnanzi alla maestosa abbazia dedicata al santo patrono. Il primo di quattro concerti sul mare ha visto esibirsi Vinicio Capossela, Micah P. Hinson e Molla, oltre che lo stesso Renzo Rubino, sul peschereccio che ogni anno - come da tradizione - viene utilizzato per la processione in mare in occasione della festa del Patrono San Vito.

Attualmente impegnato nella seconda parte del suo tour estivo con "Bestiale Comedìa", uno spettacolo per celebrare i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri che dal confronto con la Divina Commedia trae punti di orientamento per una navigazione dantesca nel proprio repertorio, il cantautore di origini irpine al pubblico sulla spiaggia del porticciolo ha scelto di presentato dal vivo dodici brani estratti dal suo album “Marinai, profeti e balene”, originariamente uscito nel 2011, oltre ad altri prezzi estratti dalla sua discografia e non solo. 

“‘Marinai, profeti e balene’ è un disco sulla letteratura di mare che riguarda il fato”, ha detto Vinicio Capossela poco prima dell’inizio del concerto sul caicco utilizzato nella prima tappa di “Porto Rubino” come backstage e che poi, invece, ha ospitato le esibizioni della seconda serata dell’evento a Castro Marina. "È un disco su due testi: uno del mondo classico, l’’Odissea' di Omero, e l’altro è il ‘poema sacro’ di Herman Melville”, ha continuato il cantautore prima di spiegare che il “punto di contatto” tra il poema epico greco e ‘Moby Dick’ è “l’Ulisse di Dante”.

A differenza dei concerti di "Bestiale Comedìa”, la cui scaletta include anche tributi a Franco Battiato, Piero Ciampi (proponendo la sua “Il Vino”, nell’arrangiamento però dei La Crus) e Francesco Guccini, il live a Polignano a Mare di Capossela - tra le altre cose, ora impegnato a “risolvere” alcuni “problemi di carattere burocratico”, ma neanche legati al Coronavirus, per poter presentare la nona edizione dello Sponz Fest, il festival da lui ideato e diretto - è stato pensato interamente come una dedica al mare e a “a chi lavora nel mare”.

Dopo il set di Molla, uno dei tre giovani artisti pugliesi a cui “Porto Rubino” ha dato la possibilità di aprire alcune tappe dell’evento, e del cantautore e chitarrista statunitense di Memphis Micah Paul Hinson, sotto un cielo stellato e sul peschereccio mosso dal forte vento Vinicio Capossela ha festeggiato i dieci anni di “Marinai, profeti e balene”, intervallando canzoni estratte dal disco ad altri brani come la sua cover con testo in italiano di "When the ship comes in” di Bob Dylan - presentata in duetto con Micah Paul Hinson -, “Il povero cristo”, una citazione di Enzo Del Re ("Canto dei naviganti”).

Prima di chiudere il concerto e la prima tappa di “Porto Rubino” con il pezzo “Le sirene”, non è mancata in scaletta “Il ballo di San Vito”. .

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La prima serata del festival è stata anche l’occasione per vedere in azione i musicisti che, impegnati ad accompagnare alcuni degli artisti ospiti dell’evento, formano la resident band di Renzo Rubino, battezzata dal cantautore pugliese  “La risacca” e composta da Alessandro Asso Stefana (chitarre e banjo) Andrea Beninati (batteria e cello), Andrea Libero Cito (violino), Fabrizio Convertini (basso), Mauro Ottolini (trombone e conchiglie) e Roberto Esposito (piano).

Seconda tappa a Castro Marina con Edoardo Bennato, Francesca Michielin, Fulminacci e Gigante

"In vista di questa sera mi hanno chiesto: ‘Ti senti più marinaio o pirata?’”, ha raccontato Edoardo Bennato poco prima dell’inizio del secondo appuntamento con “Porto Rubino”, andato in scena il 21 luglio nella suggestiva cornice del porto vecchio di Castro Marina, che ha visto il cantautore napoletano protagonista del momento principale della serata dopo il giovane artista pugliese Gigante, Francesca Michielin e Fulminacci Ha aggiunto: “Sicuramente io mi sento più pirata, perché comunque faccio un tipo di musica che io chiamo sinceramente rock, dove però si intende la voglia e l’idea di scarpinare e sfuggire dagli stereotipi, dalle frasi fatte e dalle convinzioni”.

Bennato ha aperto il concerto seguendo “il consiglio che mi dà sempre mia figlia Gaia di 16 anni, ma che è saggia, che mi dice: ‘Papà, devi sempre incominciare con ‘Abidubi’, ma non solo, con anche il tamburello a pedale, da pazzo, da scatenato, da isterico, punk”. Sul “palco” ospitato dal caicco ormeggiato a Castro Marina la voce di "Il rock di Capitan Uncino" ha fatto tesoro della sua energia travolgente e della sua esperienza per presentare dal vivo alcuni dei suoi più grandi successi - da, tra gli altri, “Abbi Dubbi”, “Sono solo canzonette”, “Il gatto e la volpe” a “L'isola che non c’è” - oltre a brani più recenti come, per esempio, “A Napoli 55 è 'a musica” (da “Pronti a salpare” del 2015). .

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A preparare il pubblico a una serata che ha saputo unire artisti, generi e generazioni diverse prima di Edoardo Bennato, ci hanno pensato Francesca Michielin - che dopo il suo set in barca ha raccontato: "Quando suonavo il pianoforte mi sembrava la scena di un cartone animato Disney subacqueo" - e Fulminacci. Mentre il cantautore romano, sotto il cielo dominato dalla luna, ha portato gli spettatori in un viaggio attraverso il suo primo e secondo album in studio eseguendo tanto i suoi primi singoli (come “Borghese in borghese” da “La vita veramente” del 2019) quanto il brano presentato in gara al settantunesimo Festival di Sanremo, “Santa Marinella” (da “Tante care cose”), prima di lui la 26enne artista veneta ha raccontato in musica - attraverso cinque canzoni - il suo legame con il mare e con il tema della sensibilizzazione.

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Di scena sul palco di “Porto Rubino”, supportata dalla band formata da Alessandro Asso Stefana, Mauro Ottolini e compagni, Francesca Michielin ha cantato e suonato pezzi come - tra le altre - “Io non abito al mare”, “Cattive stelle” (frutto della collaborazione con Vasco Brondi e incluso nell’ultimo album della cantautrice “Feat (stato di natura)” del 2020) e “Monolocale”, presentandoli con arrangiamenti studiati e sofisticati. Quello di Michielin è stato un set che ha messo in luce la sua crescita e nuova consapevolezza, “una nuova consapevolezza che - ha spiegato la voce di “Vulcano” al termine della sua performance - ora sento esserci nelle donne, che chiaramente mi ha influenzato, come Lizzo, Beyoncé con ‘Lemonade’, Taylor Swift con ‘Reputation’, Madame e Ariete.

C’è una generazione che non vuole più rispecchiare un canone ma vuole essere se stessa. Secondo me, questa consapevolezza per osmosi anche in Italia le artiste sono più libere”. Per Francesca Michielin si tratta di una crescita musicale, dettata da una continua ricerca della propria dimensione sonora e stilistica. “.Secondo me è un limite suddividere la musica in generi. Questa generazione è molto fluida e secondo me quello che conta è l’attitudine”, ha raccontato l’artista, che prossimamente condurrà un nuovo programma di prossima realizzazione su Sky Nature “che non ha ancora un titolo, di cui sarò autrice e conduttrice e per cui andremo a interrogare esperti e scienziati sul cambiamento climatico”. La cantautrice, inoltre, parlando dei suoi obiettivi futuri e in merito a un suo nuovo disco ha svelato che “sto scrivendo tantissimo” e ha narrato - senza rivelare troppi dettagli: "Ho scritto tipo venti pezzi, mi piacciono tutti. Finito il tour, vado in studio". Ha poi dichiarato: "È bello pubblicare singoli, come nel mio caso la canzone 'Cinema' con Samuel. Però, a me piace sia la dinamica del singolo sia il concetto di disco 'intero', per quanto ormai sia una cosa anacronistica".  

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“Porto Rubino” continua

Come la precedente, anche la terza edizione di “Porto Rubino” - pronto a sbarcare per le prossime tappe il 23 luglio a Villanova con Michele Bravi e Roy Paci, prima della data conclusiva del 25 luglio a Campomarino con Mahmood, Francesco Bianconi, Giovanni Truppi, Margherita Vicario, Motta e Gino Castaldo - diventerà un docu-film per Sky Arte. Il prossimo progetto legato all’evento di Renzo Rubino, però, non vede più impegnato alla regia Fabrizio Fichera, ma Marco Santi, il cui compito è quello di trasformare il documentario sul tour via mare nel racconto di una storia con un attitudine più cinematografica. “Con Marco Santi è stata scritta una storia parallela al viaggio che noi stiamo facendo, la quale racconterà di due signori bresciani che non hanno mai visto il mare ma che sognano questo viaggio”, ha spiegato il 33enne artista di Martina Franca.

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