Uno dei mestieri più difficili nel sottobosco del rock consiste nel suonare come tribute band dei Rolling Stones. La ragione principale, pur a fronte di pezzi che sembrano semplici da imitare e eseguire, consiste nell'anomalia dell'amalgama tra chitarre e sezione ritimica. Si è sempre detto che le chitarre, negli Stones, sono avanti rispetto a basso e batteria.
E, a sua volta, il principale responsabile dell'anomalia è Keith Richards, detto anche Keef - nomignolo che richiama il "riff" e, più in generale, l'originalità del suo stile chitarristico. Tutta l'epica dell'accordatura "open G", della sesta corda mancante, del suo operare più come uomo-squadra che solista pur non essendo un banale chitarrista ritmico ne fanno una figura unica nel panorama rock dello strumento. E questo a prescindere dalle droghe, dagli aforismi e dalla meravigliosa autobiografia "Life".
In un'intervista concessa a Harper's Bazaar, Keith Richards ha messo in fila i suoi sette riff preferiti dei brani degli Stones. Un mini-Olimpo così composto, dalla settima alla prima:
nr 7: "Gimme shelter"
nr 6: “(I Can’t Get No) Satisfaction"
nr 5: “Mother’s Little Helper”
nr 4: “Paint It Black”
nr 3: “Jumpin’ Jack Flash”
n 2: “Sympathy for the Devil”
nr 1: “Street Fighting Man”