La storia del 'Sottomarino giallo' dei Beatles

Il 17 luglio 1968 usciva il film a cartoni animati "Yellow Submarine". I Beatles non eseguirono mai la canzone dal vivo.
La storia del 'Sottomarino giallo' dei Beatles

Il testo che pubblichiamo più sotto è tratto da “Il Libro Bianco dei Beatles”, di Franco Zanetti, per gentile concessione di Giunti Editore.

L’autore principale della canzone ne ha raccontato nel dettaglio l’ispirazione e l’origine.

McCartney: “Ero a letto nell’attico di casa Asher, in quella piacevole zona crepuscolare a metà tra la veglia e il sonno, una specie di limbo nel quale stai liberandoti dal peso della giornata e stai scivolando nel sogno. Pensai che sarebbe stata una bella idea scrivere una canzone per bambini, e prima mi venne in mente un colore, il giallo, e poi un oggetto, il sottomarino – molto carino, molto infantile, un giocattolo, un sottomarino giallo. Pensai che fosse una bella idea di canzone per Ringo, quindi non avrebbe dovuto avere una grande estensione vocale. Costruii una semplice melodia e poi cominciai a immaginare una storia, quella di un vecchio marinaio che racconta la sua vita, di quando viveva in un sottomarino giallo. Pensai anche che sarebbe stato giusto per Ringo cantare una canzone per bambini, perché lui con i bambini era bravissimo, un giocherellone. La canzone è mia, scritta per Ringo in quel momento di limbo prima del sonno. John mi aiutò per il testo, che man mano che procede diventa sempre più indecifrabile; ma la melodia, le strofe e il ritornello sono miei”.

Nel 1966 in Inghilterra i giornali parlavano spesso del Valiant, il primo sommergibile atomico costruito con componenti completamente britannici, che entrò in servizio attivo nel luglio del 1966. Coincidenza o ispirazione subliminale? O McCartney rievocò inconsciamente il racconto di John Lennon, che durante il suo primo “viaggio” di LSD, il 27 marzo dell’anno prima, aveva immaginato che il bungalow a Esher di Harrison fosse un sommergibile che lui e George stavano pilotando?
Secondo MacDonald, la melodia potrebbe essere stata ispirata da quella di “Rainy Day Women # 12 & 35” di Bob Dylan, tratta da “Blonde On Blonde” e da poco entrata nella classifiche inglesi (la stessa canzone che poi vistosamente ispirò “Pietre” di Gian Pieretti e Ricky Gianco, presentata al Festival di Sanremo del 1967).


Lennon: “Paul ha scritto quel ritornello orecchiabile, io l’ho aiutato per il testo, anche Donovan l’ha aiutato. L’idea è di Paul, il titolo è di Paul, quindi è sua, scritta per Ringo”.
Donovan: “Venne a casa mia e parcheggiò la sua Aston Martin in strada, con le portiere aperte e la radio a tutto volume. Entrò, mi fece ascoltare un frammento di ‘Eleanor Rigby’ con un testo diverso e mi disse anche che aveva un’altra canzone per la quale gli mancava un pezzo di testo, un pezzettino piccolo. Gli suggerii ‘Sky of blue, sea of green’: niente di particolarmente geniale, ma gli piacque e lo usò”.

Anche Ringo fornì un contributo al testo. McCartney: “Era uno di quei giochini grammaticali che ci divertivano tanto. La frase corretta sarebbe stata ‘Everyone of us has all he needs’; lui la cambiò in ‘Everyone of us has all we need’: sbagliato, ma forte”.
Ragionevolmente la data dei fatti è da considerare antecedente alla fine di marzo del 1966, ma la canzone arrivò ad Abbey Road un po’ più tardi, il 26 maggio, alle sette di sera.

Geoff Emerick dedica ben sei pagine del suo libro “Here, There And Everywhere” al racconto della registrazione in studio di “Yellow Submarine”: è un resoconto molto divertente ma troppo lungo per poter essere qui riferito per intero.
Nel primo giorno di lavori George Martin era assente a causa di un’intossicazione alimentare; mandò a rappresentarlo la sua segretaria e futura moglie Judy (si sarebbero sposati poco dopo, il 24 giugno 1966) e incaricò Emerick di dirigere la seduta di registrazione. In assenza di Martin, l’atmosfera era molto scherzosa.
Harrison: “Ogni volta che ci mettevamo intorno al pianoforte di Paul con le chitarre in mano e cominciavamo a pensare all’arrangiamento ci mettevamo a sghignazzare”.


Fu Lennon, stranamente, a tentare di riportare la serietà (“Su, dai, mancano venti minuti alle dieci e non abbiamo ancora concluso niente”), scatenando, come prevedibile, un nuovo accesso di risate. La base ritmica (di cui furono registrate quattro takes) vedeva John alla chitarra acustica, Paul al basso, Ringo alla batteria e George al tamburino. La quarta e migliore take fu passata su un nuovo nastro per liberare una pista e divenne la 5, sulla quale vennero sovraincise le voci (registrate su un nastro a velocità rallentata in maniera da suonare accelerate nella riproduzione). Poi venne sovraincisa un’altra voce, effettata, di John, che “rispondeva” ripetendo le frasi di Ringo nella terza strofa.
Harrison: “John fa quella voce che sembra quella di qualcuno che parla dentro un imbuto, come facevano nella marina mercantile per trasmettere le indicazioni del comandante alla sala macchine”.
La seduta di registrazione si concluse all’una di notte, e i Beatles non tornarono ad Abbey Road fino al rientro di George Martin. Il 1° giugno alle 14,30 ricominciò il lavoro su “Yellow Submarine”, e fu una giornata che, a dispetto della presenza di Martin, vide “i pazzi impadronirsi del manicomio”, come ironicamente commenta Emerick. Prima di tutto ci si dedicò alla registrazione di un’introduzione parlata, affidata a Ringo. Consisteva in una sorta di poemetto ispirato al linguaggio “inventato” dal comico britannico Stanley Unwin, in cui John Lennon obliquamente rievocava un avvenimento dell’inizio del 1960, quando Barbara Moore, vegetariana e salutista, effettuò una marcia fra John o’Groats e Land’s End (il punto più a nord e quello più a sud del territorio britannico) percorrendo circa 850 miglia in 23 giorni.
Dopo parecchie ore di tentativi, il progetto fu abbandonato. Del poemetto di John è rimasto solo un frammento, quello documentato su nastro per la voce di Ringo e degli altri tre Beatles (15 secondi), che dice “And we will march to free the day to see them gathered there, from Land o’Groats to John O’Green, with Stepney do we tread, to see us yellow submarine, we love it!”; è documentato nel CD singolo di “Real Love”, uscito nel 1996, che contiene una versione “alternativa” di Yellow Submarine.

A questo punto i Beatles lasciarono Abbey Road per andare a cena. Al rientro, avevano portato con sé Brian Jones, Mick Jagger, Marianne Faithfull e Pattie Boyd.
Geoff Emerick: “Paul aveva concepito la canzone come una filastrocca corale, e per questo aveva messo insieme un gruppo di persone che la cantassero con i Beatles”.

Mark Lewisohn: “Subito fuori dalla porta dello Studio 2 c’era una stanzetta con un armadio che conteneva una collezione di aggeggi assortiti – un registratore di cassa, tubi di gomma, raganelle da tifoso di calcio. traboccava di oggetti del genere. Da lì vennero quasi t.utti gli effetti sonori utilizzati in ‘Yellow Submarine’”. Per simulare il suono dell’immersione del sottomarino John soffiò con un tubo in un bicchiere d’acqua. A un certo punto tentò di riprodurre il suono di una voce subacquea, prima cantando mentre faceva un gargarismo (e rischiò di soffocare) poi proponendo di cantare con la testa immersa in una tinozza (Martin lo dissuase). La tinozza piena d’acqua venne però usata per trascinarvi delle catene, e della mansione furono incaricati John Skinner e Terry Condon, due impiegati di Abbey Road, nonché Alf Bicknell, l’autista dei Beatles. Mal Evans, l’assistente del gruppo, venne fatto marciare nello studio picchiando su una grancassa. Brian Jones suonò dei bicchieri e forse l’ocarina, e tutti i presenti furono invitati a schiamazzare per ottenere il sottofondo sonoro di una festa. Gli urletti che si sentono in questa sezione della canzone (da “And our friends are all aboard” a “and the band begins to play”) furono emessi da Pattie Boyd.
Per il suono della fanfara si fece ricorso all’archivio di Abbey Road: venne impiegato, secondo MacDonald, un 78 giri di “Le Rêve Passe”, una marcia francese del 1906 di Georges Krier e Charles Helmer, registrato su un nastro che fu poi spezzettato e rimontato per rendere irriconoscibile la fonte (e non dover pagare i diritti d’uso): un espediente che sarà ripreso più avanti per “Being For The Benefit of Mr Kite!”.

A un certo punto John e Paul entrarono nella stanza dell’eco e cominciarono a improvvisare frasi in gergo pseudo-marinaresco (“Full speed ahead, Mr.

Boatswain, full spead ahead”, “Full speed ahead it is, Sir”, “Cut the cable. drop the cable.”, “Aye, aye.”, “Captain, captain.”). Tutto questo caos controllato fu governato da George Martin, che aveva dalla sua una lunga esperienza in “comedy records”, cioè in registrazioni di scenette comiche e in effetti sonori. Alle due e mezza del mattino la canzone era conclusa. “Yellow Submarine” fu pubblicata, oltre che su “Revolver”, anche su un 45 giri a doppia facciata A, con “Eleanor Rigby” sull’altro lato. Il singolo uscì nello stesso giorno della pubblicazione dell’album. Come tutte le altre canzoni di "Revolver", "Yellow Submarine" non fu mai eseguita dal vivo né proposta in occasioni promozionali dai Beatles. Oltre a fornire il titolo e l’ispirazione per l’omonimo lungometraggio a cartoni animati basato sulle musiche dei Beatles, diretto da George Dunning e uscito il 17 luglio 1968, “Yellow Submarine” è diventata “la” canzone di Ringo Starr, per lui quasi una sigla. In quanto tale, non manca mai nei concerti della sua All Starr Band ed è stata più volte inclusa nei live che da essi sono stati tratti.

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