Chet Faker: “Fanculo il domani. Conta l’oggi”. L’intervista.

Nick Murphy, dopo sei anni, torna con “Hotel Surrender”, un nuovo album che porta il timbro del suo alter ego: “Un disco catartico che mi ha aiutato a superare il buio”.
Chet Faker: “Fanculo il domani. Conta l’oggi”. L’intervista.
Credits: Nick Murphy

“Hotel Surrender”, in uscita oggi, non è solo il nuovo disco gioiello di Nick Murphy che, dopo sei anni, ha deciso nuovamente di firmare un progetto come Chet Faker, il suo soprannome artistico. “Hotel Surrender” non è solo un concentrato di amore per la vita, di suoni che evaporano e di parole che scuotono, ma è anche e soprattutto un luogo dell’anima in cui il cantautore italiano ha trovato una nuova filosofia di vita. “Ho iniziato a lavorare su questo progetto l’anno scorso, per caso – racconta Murphy – andavo in studio, ero felice di scrivere e di fare musica, ma non pensavo che tutto si sarebbe poi tramutato in un album. Era tutto mosso dal divertimento quando un giorno mi sono detto: ‘cazzo, ma questo è un disco. Ed è un disco di Chet Faker’. Avevo detto che avrei messo da parte Chet Faker per continuare a scrivere come Nick Murphy, ma ascoltando i suoni, ripensando al modo di lavorare, alla gioia provata, mi è sembrato chiaro che avrei dovuto firmarlo come Chet Faker. Dentro ci sono delle sensazioni e delle emozioni uniche per me e per la mia vita. C’è un’anima libera e catartica, fuoriuscita durante la stesura, speciale”.

Il primo progetto sotto il nome di Chet Faker è uscito nel 2014, si tratta di “Built on Glass”. La strada di Murphy, che si era già fatto conoscere nel mondo della musica con il suo nome originale, da quel momento è andata a salire: la sua capacità di mischiare l’elettronica, il soul e il trip hop al cantautorato, lo ha reso uno degli artisti più interessanti dell’ultimo decennio. E non ha mai smesso di evolversi. “Ora ho delle prospettive musicali diverse – continua l’artista – durante la pandemia ho pensato alla musica in maniera del tutto nuova, ora la vedo come una terapia di massa. L’ho sempre percepita come una situazione difficile, come se io stessi affrontando un’odissea creativa. Ora ho un approccio più sciamanico. E questo disco si muove in quella direzione. Spero che le parole conservate in questo album aiutino le persone tanto quanto hanno aiutato me a vedere una luce durante l’oscurità. Questi pezzi custodiscono della gioia, delle ragioni per andare avanti nonostante le difficoltà, la paura e il dolore”.

Dove si trova “Hotel Surrender”? “In me, in noi, è essenzialmente quello che ho creato – sottolinea Murphy – lì è possibile vedere l’oggi con gli occhi del presente senza farsi condizionare dal futuro o dal passato”. In questo senso “Whatever Tomorrow” è un pezzo simbolo del progetto. “Mi trovavo a New York – ricorda l’artista – stavo partecipando a delle manifestazioni contro la violenza della polizia. Mi ricordo le risposte del governo e della politica ai manifestanti, che chiedevano un intervento immediato per arginare diversi problemi. Dicevano: ‘un giorno sconfiggeremo la piaga’ oppure ‘se ci impegniamo tutti, ne usciremo’. La canzone nasce dalla voglia di ribellarsi all’idea che dobbiamo aspettare per ottenere quello di cui abbiamo bisogno. Come se ci stessero vendendo il domani, ma noi stiamo pagando oggi. Fanculo il domani, è adesso che meritiamo il meglio dalle nostre vite. E non è un problema americano, in tutti i Paesi si ragiona così: si rimanda. Non è quello che dobbiamo desiderare, noi dobbiamo essere felici e soddisfatti della nostra esistenza e della nostra società nel presente, non nel futuro”.

E così Murphy ha riportato in vita Chet Faker dopo sei anni, fregandosene dei tempi del mercato musicale. “Per me l’industria della musica è solo un male necessario – conclude – faccio musica da quando sono bambino, la musica è la mia vita che, a un certo punto, si è trasformata anche in un lavoro. Il problema è che quando si pensa troppo ai soldi poi ci si dimentica perché si è deciso di fare musica. Io non l’ho mai dimenticato e mai come oggi sento di dover trasmettere la mia energia a chi mi ascolta”.

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