"Schmigadoon!": il ritorno dei musical nelle serie TV

Ricordate "Glee"? Oggi arriva una nuova serie fatta di canzoni, che riporta in auge un modello di successo, tra nostalgia per gli anni ’50 e temi di attualità: parlano i produttori e il regista Barry Sonnenfeld
"Schmigadoon!": il ritorno dei musical nelle serie TV
Credits: Per gentile concessione di Apple

L’America e il musical: un rapporto fortissimo, una parte enorme dell'identità culturale del paese. Pensate al ritorno di Springsteen a Broadway: il fatto che il distretto dello spettacolo di New York riaprisse, e proprio con il Boss, è stato uno dei segnali più forti della ripartenza, in attesa del ritorno dei grandi titoli che in condizioni normali sono sempre esauriti con mesi di anticipo.

L’arrivo di una nuova serie TV che celebra questo filone è un altro segnale di ripartenza “Schmigadoon!” debutta oggi su Apple TV+, dopo essere stata realizzata in un anno in cui molte produzioni si sono fermate. È la storia di una coppia in crisi che durante un viaggio-terapoa finisce in un villaggio fiabesco, ispirato allo storico “Brigadoon", reso famoso dal film di Vincent Minelli (’54). Ma se nel classico hollywoodiano i due amici entravano in una cittadina scozzese che si sveglia una volta ogni 100 anni e trovavano l’amore, im “Schmigadoon!”  Melissa (Cecily Strong) e Josh (Keegan-Michael Key) rimangono intrappolati tra persone che parlano cantando e non possono più uscirne, finché non troveranno l’amore. Una commedia-parodia affettuosa e divertente, in cui il musical viene rivisitato secondo la sensibilità e i temi attuali, a partire dalla celebrazione della diversità.

Da "Glee" a "Schmigadoon!"

“Attenzione che adesso comincia un’altra canzone. Siamo intrappolati in una via di mezzo tra The Walking Dead e Glee”, dice Josh ad un certo punto. “Ma davvero hai visto Glee?” gli risponde Melissa.
Tra il 2009 e il 2015, Glee fu un blockbuster televisivo che ebbe un profondo impatto anche sull’industria musicale: se i personaggi della serie cantavano una canzone classica, gli artisti si affrettavano a ripubblicarla sulle piattaforme e tornava immediatamente in classifica il giorno dopo.

Poi, però, le serie-musical sono quasi scomparse: “Sono complicate da fare, fanno paura ai produttori. Mi sono sentito dire da molti interlocutori che erano troppo impegnative”, racconta a Rockol Cinco Paul, creatore e autore della serie, che coltivava l’idea di “Schmigadoon!” da quasi 20 anni. “Volevamo fare una parodia affettuosa dei musical, ma senza essere troppo cinici".

Cartoni animati in carne ed ossa

“Volevamo che fosse bella, ma dichiaratamente artificiosa e un po’ falsa”, continua Cinco.

racconta del mondo creato assieme a Barry Sonnenfeld, regista di “Man in black” e di serie come “Pushing daises” e “Una serie di sfortunati eventi”, un esperto di mondi da cartone animato in carne e ossa; “L’abbiamo girato come se fosse un musical originale degli anni ’50 e che è rimasto nel cassetto, come se qualcuno si fosse dimenticato di pubblicarlo”, spiega il regista a Rockol. "Molti musical recenti sono girati come dei videoclip, in maniera frenetica con molta insistenza sui dettagli. Io volevo far vedere la gente che ballava. Non c’è bisogno di essere fan dei musical, ma basta godersi lo spettacolo”. Gli fa eco Cecily Strong: “.Schmigadoon! si rifa ai modelli classici. Amo ‘Glee’, ma lo stile è molto diverso. È uno show gioioso dopo la pandemia, ma è stato realizzato in un periodo in cui i teatri erano chiusi”. Il titolo, spiegano, è ovviamente una citazione di “Brigadoon”, ma con il suffisso yiddish “Shmi”, un diminutivo affettuoso.

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Le canzoni

Sono tutte originali, scritte da Cinco, e verranno pubblicate in una serie di EP dopo ogni episodio: oggi vengono diffusi i primi due, i prossimi 4 per un totale di sei. Le prossime verranno diffuse al ritmo di uno a settimana. Nella versione italiana le canzoni sono state tradotte e cantate nella nostra lingua, mentre nella versione originale sono parodie dirette di titoli come sono parodie diretta di “Tutti insieme appassionatamente” (“The Sound of Music”) e “Il re ed io” (“The king and i”).

Su una cosa Cinco, Sonnenfeld e Cecily Strong sono d’accordo: la libertà concessa dalle piattaforme rispetto ad un musical cinematografico o quello prodotto da un network televisivo: “Grazie alle piattaforme vengono fuori cose migliori”, spiega Sonnenfeld. “Una casa cinematografica produce solo 12 film all’anno e tutti devono essere dei successi, con costi di marketing enormi, se no i dirigenti vengono licenziati. le piattaforme producono molto di più possono prendersi dei rischi perché i flop non sono dei drammi così grandi”.
“In TV non sarebbe mai potuto funzionare, ma le piattaforme producono anche titoli folli e fuori dagli schemi”, conclude Cinco.

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