Joe Satriani, un vero maestro della chitarra

Il chitarrista di origine italiana svela in una intervista qual è il suo eroe musicale, il suo musicista di culto, la canzone che vorrebbe fosse suonata al suo funerale e...
Joe Satriani, un vero maestro della chitarra

Venne al mondo negli Stati Uniti con il nome di Joseph Satriani il 15 luglio 1956 a Westbury, stato di New York, ma le sue origini sono chiaramente ascrivibili al nostro Belpaese: i nonni emigrarono in cerca di un futuro migliore dalla provincia di Piacenza e da quella di Bari. Il suo primo album, "Not of This Earth" lo pubblicò nel 1986, ma fu con il secondo, intitolato "Surfing with the Alien", uscito nel 1987, che rivelò tutta la sua maestria con la sei corde.

Lo scorso anno la rivista Classic Rock lo intervistò ponendogli delle domande secche, di quelle che non ci si può e deve perdere in ampi giri di parole per togliersi alcune curiosità al suo riguardo. Tanto per iniziare viene chiesto a Joe quale sia la prima canzone che si ricorda di avere ascoltato: "I miei genitori ascoltavano jazz e musica classica, mentre i miei fratelli maggiori erano appassionati di Chuck Berry ed Elvis, ma il ricordo più vivido che ho è quello di essere seduto nella nostra Dodge del 1949 e di ascoltare alla radio "Sleep Walk" di Santo & Johnny. Questo mi riporta sempre davvero indietro nel tempo."

A seguire la domanda di approccio, si rompe ogni indugio e viene chiesto a Satriani quale sia il più grande album di ogni tempo. Nessuna esitazione da parte sua: ""Electric Ladyland" di Jimi Hendrix, per la portata del materiale, per quanto fu innovativo. Un meraviglioso invito da parte di Jimi a tutte le diverse sfaccettature della sua creatività."

Praticamente un di cui della risposta data alla domanda qui sopra giunge quando gli viene chiesto il nome del suo eroe musicale: "Ce ne sono diversi! Molti di loro sono miei amici, ma c'è una regola non scritta che non li si può menzionare, quindi è Hendrix. Eccelleva in molte categorie: la naturale capacità musicale, l'originalità, il completo abbandono alla propria arte. Era nel mondo analogico, niente digitale, e ce l'ha fatta."

Se si parla del suo cantante preferito Joe Satriani dice: "John Lennon. In parte a causa del periodo in cui sono nato e cresciuto. Ma aveva tutte le basi: ha messo a nudo la sua anima, ha provato di tutto e ha corso dei rischi. Poteva cantare una canzone d'amore ma anche urlare come un matto."

Ogni musicista possiede un 'eroe musicale', un suo culto personale al quale ha consegnato il cuore e al quale è devoto. Per rispondere a questa domanda Satriani racconta un episodio di tanti anni fa: "All'inizio degli anni Ottanta andai a vedere suonare Mick Ronson all'Old Waldorf di San Francisco. Eravamo totalmente presi da tutto quello che aveva fatto con David Bowie, ed eccolo qui in questo minuscolo club con noi idioti che lo fissavamo. Abbiamo sempre pensato che fosse il più figo."

Viene poi richiesto a Joe di pescare dal fondo della sua memoria per citare – se si ricorda - quale sia stato il primo brano che abbia mai suonato. L'oggi 65enne chitarrista ne menziona due: ""Funk 49" dei James Gang, o forse "Volunteers" dei Jefferson Airplane. Ad ogni modo, fu al ballo della Carle Place High School, New York, un sabato sera del 1971. Suonavo la chitarra solo da pochi mesi."

Volete sapere quale sia il 'guilty pleasure' di Joe Satriani, presto detto: "Ogni volta che metto i Greta Van Fleet, qualcuno, di solito qualcuno più anziano, dice: 'Chi sono questi ragazzi che copiano i Led Zeppelin?!' Ci sono band più vecchie di loro di una generazione che sembrano farlo per soldi e fama, ma per me quei ragazzi amano questa musica e hanno una vera scintilla."

A Joe Satriani viene anche chiesto quale sia la sua canzone da party, per fare festa e divertirsi con gli amici: ""Casino Boogie" da "Exile On Main St" dei Rolling Stones. Amo la musica quando è pura, quando puoi dimenticare la tecnica e ti si stampa un sorriso un volto."

Mentre la canzone che lo fa piangere è: "C'è qualcosa nella voce di John Lennon in "Across The Universe". Immagino che mi faccia pensare a lui e alla sua vita così come a ciò che sta cantando."

Per chiudere, un classico di questo genere di interviste. Gli viene quindi chiesto quale canzone vorrebbe fosse suonata al suo funerale: "Onestamente? Suggerirei niente musica. Il mio suono preferito è quello del vento tra gli alberi. Quel sussurro leggero è un suono bellissimo. La musica preme tasti diversi alle persone. Pensi di suonare la canzone funebre perfetta, e metà della gente si chiede perché stai suonando la loro canzone del sabato sera!".

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