Il primo passo dei Queen verso l'immortalità

La storia ha inizio nell'estate del 1972 e si concretizza un anno più tardi
Il primo passo dei Queen verso l'immortalità

La storia di “Queen” comincia dalle sedute di registrazione ai Trident Studios dell’estate 1972, con i quattro armati di buona volontà e di bricchi di caffè. Non era facile trovare libera la sala per incidere: i ragazzini dovevano lasciare spazio alle stelle già affermate (David Bowie, Paul McCartney, Elton John, tanto per dire) ma di notte nessuno li disturbava. E se qualcuna delle star di cui sopra prenotava la sala d’incisione per poi non presentarsi (e succedeva abbastanza spesso), be’ allora Freddie e compagni si appropriavano degli strumenti e continuavano a registrare fino a quando si presentava qualcuno a dir loro: “Ottimo ragazzi, basta così, adesso tocca a noi”.

Magari non era il modo più comodo per lavorare, però la band fece fruttare al meglio quelle ore di registrazione. Il fatto di non avere scadenze imminenti, visto che il contratto discografico vero e proprio ancora non esisteva, permise al gruppo di cesellare produzione e arrangiamenti e di lavorare nota dopo nota su quello che sarebbe diventato uno degli album d’esordio tra i più interessanti dell’epoca, anche se non tra i più venduti.

I quattro si presentarono in studio con diverse canzoni già pronte o comunque in evoluzione: le cinque già incise nei demo ai De Lane Lea, per esempio (“Keep Yourself Alive”, “Great King Rat”, “Liar”, “The Night Comes Down” e “Jesus”), o “Stone Cold Crazy”, un brano originariamente blues scritto da Freddie all’epoca dei Wreckage ma ristrutturato radicalmente, tanto che quando vedrà la luce su un album, addirittura su “Sheer heart attack” nel 1974, verrà accreditato a tutti i membri della band. Infatti, a parte Brian May che propose quell’incalzante riff, i quattro non ricorderanno più chi aveva fatto o scritto cosa riguardo a quella modifica che rese il pezzo un precursore del trash metal.

I giovani Queen erano talmente prolifici che parte del materiale, come “Ogre Battle” e “White Queen (As It Began)”, venne tenuto da parte e convogliato sul secondo album, eventualmente dopo essere stato sviluppato in maniera completa, come “Seven Seas Of Rhye”, o ancora riservato a lati B di singoli di prossima uscita (come “See What A Fool I’ve Been”).

Altri brani ancora vennero eliminati, come “Mad The Swine”, che ricomparirà dal nulla diciannove anni dopo, fino alle creature mitologiche chiamate “Silver Salmon”, “Polar Bear” o “Hangman”, sulla cui incisione non esistono certezze. I difetti non mancavano, inevitabilmente. Anche le ovvie ingenuità, analizzate a distanza di anni, si possono avvertire nitidamente. Il risultato finale fu comunque stupefacente: trenta minuti e trentasei secondi piuttosto insoliti per l’epoca. Non tanto dal punto di vista musicale (ma anche su questo ci sarebbe da discutere), quanto sulla scelta piuttosto “intellettuale” dei testi di Brian e Freddie. Qui non si parla di sesso (droga) e rock’n’roll come facevano gli altri gruppi dell’e- poca, a partire dai Rolling Stones: qui ci sono Re Topi e mondi immaginari e incantati, a metà tra Tolkien e la fantascienza. E soprattutto una cura impensabile nella scelta dei suoni e delle note. Preceduto di una settimana dal singolo “Keep Yourself Alive”, “Queen” venne finalmente pubblicato il 13 luglio 1973.

I testi sono tratti dal libro di Roberto De Ponti “Queen – Opera omnia”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione dell’autore e dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “Queen” e di tutti gli altri album dei Queen.

Per chi ne avesse piacere, a questo link riportiamo la storia di ogni brano incluso nel disco d'esordio dei Queen uscito 48 anni fa.

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