Patti Smith: ballare da seduti vedendo un concerto (internazionale)

È una delle poche artiste d'oltreoceano in tour in Italia questa estate: l'abbiamo vista ad Alba: ci siamo commossi, e abbiamo danzato, non a piedi scalzi ma distanziati. È stato comunque liberatorio.
Patti Smith: ballare da seduti vedendo un concerto (internazionale)

La più emozionata è lei: "E belle essere tornati", dice quando sale sul palco ad Alba. "È il nostro primo tour in un anno e mezzo", raccpmya Patti Smith. 5 date in Italia, la prima venerdì a Torre del Lago, la seconda in Piemonte: il festival Collisioni si è spostato dalle Langhe in città, in una piazza di fianco all'industria dolciaria più famosa d'Italia. È uno dei pochi tour internazionali che passano nel nostro paese quest'anno: finalmente molti più concerti dell'estate scorsa, sempre a capienza limitata, seduti e con sedie vuote per mantenere la distanza. Ma comprensibilmente molti nomi angloassoni rimandano il ritorno al prossimo anno, quando si spera la situazione permetterà platee più folte. 

Non Patti Smith, che con l'Italia ha un rapporto storicamente forte. Qualcuno negli anni scorsi scherzava dicendo che era sempre qua, ora c'è da esserne orgogliosi e grati. Arriva in quartetto con il figlio Jackson, che ci si ricorda ragazzino ospite nei primi concerti del ritorno a fine anni '90 e ora ottimo chitarrista; Tony Shananan, bassista, pianista e al suo fianco da più di 20 anni;  Seb Rochford alla batteria. Il suono è compatto e notevole, tra le ballate iniziali ("Wing", "Grateful") e il crescendo dei primi classici "Redondo beach" e "Ghost dance". 

Patti, a 74 anni, è in gran forma: la voce è perfetta, il carisma quello di sempre. Canta e racconta storie, come quella del primo incontro con Dylan a 24 anni prima del medley in omaggio ai suoi 80 anni "One too many mornings/Hard rain".  O come quando chiede scusa per le pause tra una canzone e l'altra: "Dobbiamo accordare le chitarre, c'è un po' di umidità stasera. A meno che non preferiate chitarre scordate come al CBGB's nel '74. Non era male, comunque: ho sempre un po' di CBGB's in me", dice sorridendo. Ed è vero, nei pezzi più intensi come una spettacolare "Dancing barefoot", in cui ti ritrovi a ballare da seduto.

La cosa migliore della serata è una intensa "Beneath the southern cross", oltre ovviamente al finale con "Because the night" (interrotta da qualcuno che va sotto il palco per riprendere, lei che lo liquida "Voglio vedervi tutti, non uno stupido con una macchina fotografica") e soprattutto cn "People have the power". Lì alla fine ci si alza e si balla in piedi, sempre ordinatamente distanziati: davvero liberatorio. 

"La prossima volta che ci vedremo non ci saranno sedie vuote e faremo un po' di good trouble", conclude, citando il paladino dei diritti civili John Lewis. Una serata memorabile, non solo perché abbiamo visto il primo grande nome rock internazionale che torna in Italia dopo il lockdown.

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