Britney: dagli insulti del padre alla telefonata disperata alla polizia

Una nuova inchiesta del New Yorker racconta i retroscena della guerra che la popstar sta facendo per liberarsi dal controllo del padre.
Britney: dagli insulti del padre alla telefonata disperata alla polizia

Insulti, umiliazioni, abusi. Tutto raccontato attraverso le voci di persone che avrebbero assistito in prima persona agli episodi. Il New Yorker ha pubblicato un'inchiesta sulla guerra che Britney Spears sta facendo per liberarsi dal controllo del padre, reo di averla molestata psicologicamente e manipolata negli ultimi tredici anni, da quando nel 2008 - dopo che la popstar ebbe una crisi psichica - gli fu affidata la tutela legale della figlia.

L'inchiesta è firmata dai giornalisti Ronan Farrow, vincitore del Premio Pulitzer (suoi gli articoli pubblicati dal New Yorker che hanno contribuito a sollevare gli scandali sessuali legati al produttore cinematografico Harvey Weinstein, che hanno dato il via al movimento MeToo - c'è da dire però che i suoi metodi giornalistici sono stati messi in dubbio: è stato accusato dal New York Times di forzature, omissioni o manipolazioni dei fatti) e da Jia Tolentino. E prova a far luce sulla vicenda, a partire dalle puntate più recenti: il durissimo "j'accuse" pronunciato in tribunale dalla popstar lo scorso 23 giugno per convincere i giudici a rimuovere la tutela.

Secondo quanto riferisce il New Yorker, alla vigilia dell'udienza del 23 giugno Britney avrebbe chiamato il 911 - numero unico per le emergenze negli Stati Uniti - per denunciare di essere vittima di abusi. Dopo aver appreso di quella chiamata, secondo quanto riferito, i membri del team di Britney avrebbero iniziato "a scambiarsi freneticamente dei messaggi, preoccupati per quello che Britney avrebbe potuto dire il giorno successivo in aula". In seguito alle dichiarazioni il padre della cantante, Jamie Spears, ha chiesto ai giudici di indagare sulle affermazioni della figlia.

Ricostruendo gli eventi che portarono all'assegnazione della tutela, i due giornalisti hanno raccolto anche le dichiarazioni di personaggi coinvolti nella vicenda, che va avanti ormai da tredici anni. A parlare è anche Robin Johnson, tutore nominato dal tribunale che incontrò Britney a più riprese alla fine del 2007: "È stato uno dei casi più tristi che io abbia mai affrontato. Lei non aveva colpe. C'erano così tante persone nella sua vita...", ha detto.

Tra le fonti dell'inchiesta c'è anche Jacqueline Butcher, amica di famiglia degli Spears, che ricorda alcuni episodi di violenza ai quali avrebbe assistito in prima persona. Pochi giorni dopo le dimissioni di Britney dall'ospedale, nel 2008, si trovava nell'ufficio degli Spears con la stessa cantante, sua mamma Lynne e suo padre Jamie. L'uomo ad un certo punto si sarebbe rivolto alla figlia con queste parole: "Baby. Sei grassa. Papà ti darà una dieta e un trainer e tu tornerai in forma. Poi indicò la tv e disse: vedi quella tv laggiù? Sai cosa dirà tra due mesi? Ci sarai tu e loro diranno: 'È tornata Britney Spears'".

Il padre, secondo quanto riferito dalla Butcher, non mancava di insultare la figlia: "Le diceva che era una puttana e una madre orribile". Così il padre avrebbe assunto il controllo della vita della cantante.

Uno degli amici di Britney Spears, preoccupato per le sue condizioni di salute, avrebbe consegnato una lettera segreta a suo nome a un avvocato: scoperto, gli fu proibito di incontrare di nuovo la cantante. Un altro amico le avrebbe dato di nascosto un telefono in modo che Britney potesse contattare di nascosto un avvocato: il telefono le fu sequestrato.

La corte chiamata ad esprimersi sulla vicenda ha deciso di respingere ancora una volta la richiesta della voce di "Toxic" di essere rimossa dalla tutela legale del padre. La corte ha trovato Britney Spears "incapace di gestire le proprie risorse finanziarie o di evitare truffe". E per questo ha respinto la sua richiesta. Il padre Jamie continuerà ad avere voce in capitolo sui beni e le decisioni personali dell'artista, in collaborazione con la Bessemer Trust, società di servizi finanziari. Come i giudici avevano disposto già a febbraio.

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