"Per Lucio": la recensione del documentario di Pietro Marcello

Abbiamo visto in anteprima il docu-film dedicato a Lucio Dalla che sarà nei cinema il 5, 6 e 7 luglio
"Per Lucio": la recensione del documentario di Pietro Marcello

La prossima settimana – il 5,6 e 7 luglio – verrà proiettato nelle sale cinematografiche italiane – potete consultare qui l'elenco dei cinema in cui sarà programmato – “Per Lucio”, film documentario diretto dal regista Pietro Marcello incentrato sulla figura del musicista bolognese Lucio Dalla scomparso il primo marzo 2012 a tre giorni dal suo 69esimo compleanno.

Il regista, che ha scritto il film insieme a Marcello Anselmo, ha scelto di affidarsi per ricostruire la personalità di Lucio Dalla al ricordo di chi gli è stato vicino per una vita intera: il suo manager Umberto 'Tobia' Righi e l'amico di infanzia Stefano Bonaga. I racconti e le parole dei due sono alternati ad interviste allo stesso Dalla e a filmati d'epoca. "Per Lucio", infatti, copre un periodo storico che va dal 1966, quando sceglie Tobia come suo manager (con il beneplacito di Bonaga) poiché non si fida più di chi aveva avuto al fianco fino ad allora, per giungere fino ai primi anni Ottanta, gli anni della definitiva affermazione.

Come ogni documentario degno del proprio nome, anche in "Per Lucio", è stato fatto un grande lavoro di ricerca sul materiale d'archivio, sia pubblico che privato, per presentare allo spettatore filmati quanto più rappresentativi della parabola personale e artistica del musicista bolognese.

La visione del docu-film di Marcello riporta l'orologio del tempo indietro sino al bianco e nero degli anni Sessanta e ai successivi Settanta, ripercorrendo, sulle note delle canzoni di Lucio, anche alcuni avvenimenti cruciali della storia politico-sociale della nostra Italia. "Per Lucio" porta a galla l'unicità dell'artista Lucio Dalla, vulcano di idee, personaggio difficile da classificare che giunge ai primi successi nel momento in cui la società cambia nel suo profondo, ovvero dopo il 1968. Un cambio di costumi che nella storia della musica si concretizza con l'arrivo alla ribalta dei cantautori, più o meno impegnati, e il pensionamento della 'canzonetta' spensierata in auge sino a quel momento.

In realtà Lucio Dalla in quei primi anni Settanta non è precisamente un cantautore. Lui compone la musica, mentre le parole sono del poeta e scrittore bolognese Roberto Roversi. Almeno fino a quando, a partire dall'album "Com'è profondo il mare" del 1977, Dalla si prende in carico anche le parole perché sente essere giunto il momento di comunicare in prima persona, con maggiore immediatezza, con un linguaggio che lo rappresenti maggiormente.

Tobia e Bonaga ora rispondendo ad alcune domande, ora dialogando tra loro forniscono l'immagine della persona, prima ancora che dell'artista.

Usano parole dense di affetto e ammirazione sia per l'uomo che per il musicista, ma senza fare sconti quando, soprattutto Bonaga, c'è da prendere in giro. Parole che però non lo riescono a definire fino in fondo perché Lucio Dalla era un vulcano sempre in eruzione, indefinibile per definizione. Una di quelle persone davvero innamorate della vita e sempre curioso del prossimo e delle meraviglie che era certo questo gli poteva regalare. In chiusura Stefano Bonaga dice che ancora oggi, tra gli amici, quando si parla di Lucio, non si parla mai al passato, ma come si parlasse di una persona ancora presente. Ed è questo lo spirito che pervade "Per Lucio".

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