Michael Jackson e quel maledetto spot televisivo

Il giorno in cui il Re del Pop si rovinò la vita...e Neil Young ci scherzò sopra
Michael Jackson e quel maledetto spot televisivo

Nel 1989 il pubblico di MTV assegnò l’annuale premio di video dell’anno patrocinato dalla nota emittente televisiva a Neil Young per la clip di ”This note’s for you”, nonostante il video dell’allora 44enne cantautore canadese era additato come fuorilegge da MTV poiché ‘menzionare prodotti commerciali nelle canzoni è contrario alla policy del network’ venne quindi tolto dalla programmazione.

Come si può immaginare, senza essere neppure troppo maliziosi, quella addotta da MTV era una motivazione molto di facciata che aveva poco fondamento nella realtà. Neil Young nella sua canzone menziona e attacca sì le multinazionali e anche il canale televisivo, al quale, una volta fatto uscire il suo video dalla normale programmazione, inviò una polemica lettera chiedendo se la M del loro nome stesse a significare ‘music or money’. Francamente, non sembra possa bastare questo per ricorrere a una misura così drastica. Ci furono quindi un insieme di particolari che concorsero a fare sì che la clip di “This note’s for you” fosse messa al bando.

Uno di questi – quello che, tra l’altro, fu molto probabilmente alla base del successo che ebbe il video presso il pubblico – è la parodia inserita nella clip di Neil Young dell’incidente occorso a Michael Jackson qualche anno prima, mentre girava uno spot per la Pepsi. Neil aveva, in un colpo solo, attaccato sia le multinazionali che gli artisti che si vendevano ad esse, scherzando su un avvenimento tragico. Il re del pop scomparso il 25 giugno 2009 non la prese benissimo e si arrabbiò moltissimo con tutte le parti in causa minacciando querele a destra e a sinistra. MTV, sentitasi presa in mezzo, decise che il male minore fosse quello di togliere dalla programmazione televisiva il video di Neil Young diretto da Julien Temple, decretandone, ragionando con il senno di poi, la sua fortuna.



Nel video della canzone di Neil Young è macabro, ma anche un filo divertente, vedere un sosia di Michael Jackson avere la capigliatura in fiamme e correre di studio in studio fino a che una premurosa sosia di Whitney Houston – anche lei all’epoca superstar assoluta – non riesce a trovare di meglio, per spegnere il piccolo rogo, di usare un bicchiere di Coca Cola (la casa principale rivale della Pepsi). Purtroppo questa parodia si rifaceva a un reale episodio che deve essere stato tutto meno che divertente per il suo sfortunato protagonista.

Quando il 27 gennaio 1984 Michael Jackson si reca in uno studio a girare uno spot pubblicitario per la Pepsi è l’artista musicale numero uno al mondo, l’incontrastato re del pop e ha solo 25 anni. Il suo album più recente era ”Thriller”, uscito poco più di un anno prima, e spiegare cosa significhi “Thriller” nella storia della nostra musica è un puro esercizio di stile.

Basti dire che, da più fonti, è indicato come l’album più venduto di tutti i tempi. Per molti ciò che accadde quel 27 gennaio 1984 allo Shrine Auditorium di Los Angeles (California) davanti a 3.000 fans sarà l’inizio della fine per Michael Jackson. Dopo quel tragico incidente al musicista furono prescritti una tale quantità di farmaci, per rendergli sopportabile il dolore causatogli dalle ustioni riportate, che lo condussero a una dipendenza dagli antidolorifici e alla successiva ossessione per la chirurgia plastica. Crebbero e si alimentarono voci più o meno vere. Una di queste vorrebbe che Michael Jackson dopo l’incidente abbia sempre indossato una parrucca avendo avuto il cuoio capelluto irrimediabilmente danneggiato dalle fiamme. Un’altra voce sostiene che a seguito di quanto accaduto Michael Jackson si sarebbe addirittura fatto tatuare l’attaccatura dei capelli.

Ma cosa accadde quel giorno? L’episodio è rimasto circondato da un alone di mistero e confinato ai ‘si dice’, fino a che, nel luglio del 2009, tre settimane dopo la morte dell’artista, e a oltre venticinque anni dall'incidente, il filmato dell’accaduto venne reso pubblico dal sito web di Us Weekly. Lo spot della Pepsi prevedeva che Michael Jackson, accompagnato dai suoi fratelli, i Jacksons, facesse l’entrata di inizio concerto scendendo una scalinata sulle note di "Billie Jean" mentre alle sue spalle esplodevano dei fuochi d’artificio. Tutto stava procedendo per il meglio quando, alla sesta volta in cui si ripeteva la scena, il fuoco di artificio che avrebbe dovuto esplodere alle spalle di Jackson, si accese malauguratamente prima del tempo e lo colpisce. Jackson scende le scale continuando a ballare ancora per diversi secondi con la testa in fiamme senza rendersi conto di quanto gli stava accadendo. I tecnici di scena immediatamente gli si avventano addosso per spegnere le fiamme tra lo sconcerto e la sorpresa dei fratelli sul palco.

La Pepsi per l’incidente risarcì la popstar con un assegno da un milione e mezzo di dollari, somma che venne devoluta al Brotman Memorial Hospital di Culver City (California) per aprire il centro antiustioni Michael Jackson Burn Center for Children. Ma, come riportato più sopra, nonostante non venne abbandonato da fama e successo fino alla morte, Michael Jackson probabilmente non fu più lui da quel maledetto giorno. Lo spot pubblicitario fu regolarmente trasmesso usando il materiale girato prima del tragico evento. Qui sotto potete vedere quanto accadde quel giorno.

 

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