Fedez contro il Vaticano per l’’avviso’ al governo italiano sul ddl Zan

Il rapper torna sul disegno di legge contro l’omotransfobia criticando la nota consegnata all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede
Fedez contro il Vaticano per l’’avviso’ al governo italiano sul ddl Zan

Fedez ha reagito con veemenza alla notizia della nota verbale - un’indicazione non firmata e informale, ma pure pesante a livello diplomatico - che secondo indiscrezioni (poi confermate) riferite dal Corriere della Sera le autorità vaticane hanno consegnato all’ambasciata italiana presso la Santa Sede: l'arcivescovo Paul Gallagher, Segretario per i rapporti con gli Stati, ha sostenuto che il ddl Zan - il disegno di legge contro l’omotransfobia al momento fermo in Commissione Giustizia al Senato dopo l’approvazione alla Camera del novembre scorso - include alcuni passaggi che “riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall'articolo 2, commi 1 e 3 dell'accordo di revisione del Concordato”, commi - questi - che garantiscono “libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale” e assicurano “ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Federico Lucia, che allo scorso Concerto del Primo Maggio di Roma aveva pubblicamente attaccato esponenti del panorama politico nazionale che avevano fatto uso di termini omofobi - sostenendo al contempo il disegno di legge e scatenando così una polemica su larga scala - ha espresso forte disappunto per la mossa della diplomazia vaticana:

“Riassumendo: il Vaticano che ha un debito stimato di 5 miliardi di euro su tasse immobiliari mai pagate dal 2005 ad oggi per le strutture a fini commerciali dice all’Italia ‘guarda che con il DDL Zan stai violando il #Concordato”, ha twittato l’artista milanese, riferendosi al provvedimento adottato nel 2007 dal governo Prodi che prevedeva l’esenzione dall’ICI degli immobili di proprietà del Vaticano dalle finalità “non esclusivamente commerciali”.

Tornato in cima alle classifiche con “Mille”, brano realizzato in collaborazione con Achille Lauro e Orietta Berti, Fedez è stato preso di mira nei giorni scorsi proprio dal Codacons - associazione per la verità non nuova ad attacchi al cantante di “Pop-hoolista” - proprio per dei presunti casi di product placement irregolare nella clip del video.

“E poi chi cazzo ha concordato il concordato?”, è tornato alla carica Fedez in una story su Instagram: “Non avevamo concordato, amici del Vaticano, che ci davate delle tasse arretrate sugli immobili, che la UE ha stimato in 5 miliardi o forse di più? Magari dateci quei soldi, ci servono per mandare avanti il paese, e poi venite a rompere le palle sulle leggi italiane. E comunque, cari amici del Vaticano, uno spoiler: siamo uno stato laico. So che non siete abituati a sentirvelo dire. Un’altra cosa che non so se abbiamo concordato, fatemi capire: voi potete rompere le palle sulle leggi italiane, però quando in Italia viene sgamato uno di quei preti pedofili a cui piace toccare i bambini, mi spiegate perché quando succedono cose come queste il prete non viene processato dalla giustizia italiana ma da quella vaticana? Anche questo era concordato?”.

“Spero che il governo italiano si renda conto di avere un’occasione incredibile (...), di abolire un Concordato anacronistico e rivendicare la laicità dello stato italiano”, ha concluso il cantante: “E’ meglio del tre per due al Lidl: che facciamo, raga? Non ne approfittate?”.

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