NEWS   |   Italia / 06/06/2005

Il 'Maggese' di Cesare Cremonini: 'Tre anni di fatica a coltivar canzoni'

Il 'Maggese' di Cesare Cremonini: 'Tre anni di fatica a coltivar canzoni'
Dolore. Solitudine. Fatica. Altro che le spensieratezze adolescenziali dei Lùnapop e di “50 Special”. Cesare Cremonini i suoi 25 anni sembra viverli come un rito di passaggio. O meglio, un “Maggese”, titolo del nuovo album in uscita il 10 giugno: il “campo” dove far crescere le nuove canzoni lo ha lasciato incolto a lungo (tre anni trascorsi da “Bagus”) sperando vi maturassero frutti migliori e più succosi di prima. “Ho vissuto in campagna da piccolo”, ci racconta seduto nella sala conferenze della sua casa discografica, la Warner Music. “E’ stato mio nonno a insegnarmi il significato della parola: mi è sembrata una metafora perfetta per raccontare questo periodo e il punto in cui mi trovo nella mia vita”.
Mutar pelle da frontman di una band di successo a solista con tante incognite davanti, racconta, è stata una faticaccia. E scrivere canzoni è ancora una sofferenza: “Sono come un ristorante aperto 24 ore, ma non è mica facile tenersi sempre disponibili a ricevere l’ispirazione”. L’obiettivo che aveva in testa (“fare un altro passo avanti nel mio percorso musicale”) era chiaro, ma di mezzo ci sono stati silenzi, riflessioni, viaggi (Los Angeles, un “on the road” sulle carreteras argentine), ripensamenti (“prima avevo in mente di fare un disco più acustico e intimista, poi mi è venuta improvvisamente voglia di orchestrazioni, di qualcosa di più accattivante”). Di qui, oltre che da una dieta musicale a base di Beatles, la scelta di andare a registrare, nientemeno, che ad Abbey Road. “Magari può sembrare pretenzioso, ma non sono mica il primo. Per me è stato un sogno avverato: Abbey Road… con il pianoforte suonato da Freddie Mercury, il mio eroe musicale, nel ’95. Mi ci sono buttato sopra con le mani e con i piedi. I musicisti inglesi (c’è anche la vecchia conoscenza Phil Palmer alla chitarra, già al fianco di Eros Ramazzotti) sono professionisti straordinari, lavorano come muli e sono risultati indispensabili quando le idee superavano le mie capacità strumentali. Ma noi italiani ci mettiamo più estro: registrare a Londra è stata una bellissima esperienza, ma probabilmente la prossima volta cercherò di concentrare a casa tutta la parte creativa del lavoro. Credo molto nella forza del provino, nella spontaneità, a volte la ricerca della perfezione manda tutto a farsi fottere. Avevo tante canzoni pronte, verranno buone in seguito: mi piace avere roba nel cassetto, mi fa sentire un po’ più tranquillo”. A Londra Cremonini, accompagnato come sempre dal fedelissimo Ballo (“Lui è un gran signore, molto più di me. E mi stupisce la sua intelligenza. E’ il mio punto fermo, mi dà sicurezza”), si è imbattuto anche nella coloratissima copertina dell’album, opera dell’artista californiano Todd Schorr (il titolo è “Variations in kitch”). “Ballo era andato alla festa di un’amica e, come sempre gli succede quando si ubriaca, si era perso chissà dove. Io, incavolato nero, mi sono messo a girare per Soho di notte e in una libreria ho visto questo disegno. Ho guardato quel bimbo con la lacrima e la sigaretta in bocca, e ho pensato: quello sono io! E poi il resto: quei personaggi da cartoon un po’ stravolti, quell’immaginario religioso. E’ il mio mondo: ho contattato Schorr, l’ho supplicato e per fortuna ha detto di sì”.
Selezionate le canzoni più in tema le une con le altre, “Maggese” è diventatato un disco con un filo conduttore: “Riguarda il desiderio di comunicare che nasce da un periodo di profonda solitudine”, conferma l’autore. “Una volta pensavo che solo la relazione con una donna potesse dare la felicità, oggi in canzoni come ’Ancora un po’ prendo atto che la donna non è sempre una figura angelicata e cerco di aprirmi al prossimo. Sto anche imparando a far tana, a star bene da solo e a struggermi di meno per questioni sentimentali, una volta il solo pensiero di restare in casa da solo o sdraiato al sole a rilassarmi mi faceva impazzire. Ogni canzone di questo disco parte da un problema e suggerisce una soluzione: per questo lo considero un disco ottimista”. Non senza paure e inquietudini, però, che Cremonini non riesce o non vuole nascondere: “Ringrazio i miei genitori per l’ambiente culturalmente stimolante in cui mi hanno fatto crescere. Ma ora che cammino sulle mie gambe la mia preoccupazione è di non disperdere il talento che ho acquisito grazie a loro, di questo tratta un pezzo come ‘Momento silenzioso’. Molte altre canzoni parlano di dolore, una cosa che molta gente cerca continuamente di nascondere: invece io credo che riconoscerlo sia il primo passo verso la serenità. E con tutte le sciocchezze e le deviazioni che posso fare ho acquisito una certezza: la musica è la rotaia della mia vita, prima o poi ci torno sempre e mi tiene in riga”.
Beatlesiano, nel nuovo album, fino al midollo (“dei Beatles mi piace il gusto del gioco, degli indovinelli musicali che anch’io cerco di mettere nella mia musica”), Cremonini non si sente cambiato dai tempi dei Lùnapop, se non per la diversa maturità “che mi fa conciliare l’istinto con un senso maggiore di responsabilità e di lucidità. ‘Bagus’ era un disco che avrei dovuto incidere con il gruppo, e fossimo rimasti insieme questo è il disco che avremmo fatto oggi. Magari non ‘Sardegna’, un pezzo che prende spunto dal vuoto triste che si nasconde sotto certe esistenze luccicanti e che suona più cantautorale del solito (puro De Gregori, lo ammette anche lui). Ma le mie canzoni sono sempre sincere, dentro c’è la mia vita: credo che il successo straordinario di ‘Squerez?…’ si spieghi così”. In fondo all’album, e prima dell’immancabile “ghost track”, c’è anche una piccola sorpresa: una minisuite pianistica di dieci minuti e in tre “movimenti”… “Fare dischi è un’esperienza esaltante, ed è troppo forte il gusto di metterci dentro tutto quello che ti piace. Io ho studiato pianoforte, ho pensato che se glielo avesse proposto un ragazzo come loro anche i miei ascoltatori si sarebbero ascoltati un pezzo di musica classica. Per me quella è musica che conserva un’enorme capacità di comunicazione emotiva”.
I Lùnapop restano sospesi nel nulla (“Ora sono concentrato su altro, siamo distanti e del resto se si riformassero i Litfiba io mi sentirei preso per i fondelli”), ma a presentare dal vivo “Maggese” Cremonini sarà in buona e numerosissima compagnia: nell’anteprima del tour vero e proprio che lo porterà per la prima volta nei teatri, oltre che dal suo attuale gruppo sarà accompagnato nientemeno che da 40 orchestrali inglesi, membri di quella TelePhilmonic Orchestra che lo ha assecondato in studio. “Passerò l’estate a Bologna a riarrangiare anche i vecchi pezzi, ’50 Special’ e ‘Padre e madre’, apposta per loro. Un lavoraccio ma anche una bellissima sfida. Partiamo ad ottobre, spero che ci siano tante violiniste”.
Scheda artista Tour&Concerti
Testi