Musicultura 2021, la finalissima: vincono i The Jab. Sul palco Ron, Irene Grandi e La Rappresentante di Lista. Video / Foto

Si è conclusa allo Sferisterio di Macerata la trentaduesima edizione della storica rassegna dedicata alla canzone d’autore: trionfo per il duo torinese. Premi anche per Mille ed Elasi
Musicultura 2021, la finalissima: vincono i The Jab. Sul palco Ron, Irene Grandi e La Rappresentante di Lista. Video / Foto

Si è aperta con un doppio omaggio a Franco Battiato - il secondo, dopo quello di ieri sera dei Subsonica con la rilettura di “Up Patriots to Arm” - e Milva la serata finale di Musicultura 2021: salendo sul palco dello Sferisterio di Macerata il co-conduttore - con Veronica Maya - Enrico Ruggeri ha intonato, accompagnato dalla sua band e dividendo l’impegno al microfono con una delle ospiti in scaletta, Irene Grandi, “Alexander Platz”, brano scritto dal Maestro Catanese con Giusto Pio e Alfredo Cohen originariamente pubblicato in “Giubbe rosse” del 1989, ma inciso per la prima volta dalla storica interprete di Goro, anche lei scomparsa quest’anno, in “Milva Alexander Platz” del 1982.

Dopo l’esibizione dei quattro finalisti - Mille con “La radio”, The Jab con “Giovani favolosi”, Lorenzo Lepore con “Futuro” e Caravaggio con “Le cose che abbiamo amato davvero” - a prendersi la scena è tornata Irene Grandi: la cantante fiorentina ha offerto al pubblico maceratese le versione dal vivo di “Se mi vuoi”, brano originariamente interpretato col compianto Pino Daniele nell’album dell’artista partenopeo “Non calpestare i fiori nel deserto” del 1995 e “Bruci la città”, canzone firmata per la voce toscana da Francesco Bianconi dei Baustelle nel 2007.

Guarda qui la registrazione video integrale della serata finale di Musicultura 2021.

Dopo il set di Irene Grandi tornano in scena i finalisti del concorso: dopo avere interpretato ciascuno un estratto di una cover - Mille con “Ritornerai” di Bruno Lauzi, The Jab con “Ragazzo di strada” (dei Corvi, versione italiana di “I Ain't No Miracle Worker”, scritta da Nancie Mantz e Annette Tucker e interpretata dai Brogues), Lorenzo Lepore con “Giudizi universali” di Samuele Bersani e Caravaggio con “La stagione dell’amore” di Franco Battiato - i giovani artisti intonano coralmente, insieme a Ruggeri, “Mistero”, brano che valse al già leader dei Decibel la vittoria alla quarantatreesima edizione del Festival di Sanremo, nel 1993.

Dopo l’esecuzione, da parte del tenore Luciano Ganci, della romanza di Giuseppe Verdi - tratta dall’”Aida” - “Celeste Aida”, viene proclamato il vincitore del premio della critica, indicato dai giornalisti invitati alla manifestazione: a spuntarla è Mille. “Sono molto felice ed emozionata, grazie a quanti hanno scelto di darmi questo premio, e ai lavoratori che hanno reso possibile tutto questo: la musica si fa insieme, senza di loro la musica non ci sarebbe”, ha dichiarato la cantante ritirando la targa, consegnata dalla moglie dello scomparso patron della manifestazione Piero Cesanelli Paola Promisqui e dal giornalista di RaiNews24 Fausto Pellegrini.

Tocca poi all’ospite a sorpresa della serata finale di Musicultura 2021, Ron: l’artista di Dorno apre il suo set con “Abitante di un corpo celeste”, primo singolo estratto dal prossimo album di inediti atteso sui mercati entro la fine di quest’anno, per proseguire poi con “Anima”, scritta insieme a Lucio Dalla e pubblicata nell’album “Guarda chi si vede” del 1982. Arriva poi “Non abbiam bisogno di parole”, traccia d’apertura dell’album del 1992 “Le foglie e il vento”.

I La Rappresentante di Lista aprono il proprio set con “Sarà”, dall’ultima prova in studio del progetto di Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina: seguono “Paesaggi stranieri” e “Amare” (sempre da “My Mamma”), quest’ultima presentata dalla formazione palermitana sul palco dell’ultima edizione del Festival di Sanremo.

Il premio NUOVOIMAIE - consegnato dal giornalista, critico e voce di RadioRai John Vignola - viene assegnato a Elasi, artista esclusa dalla votazione del pubblico nella serata di ieri dal novero dei finalisti in lizza per il titolo di vincitore assoluto: il riconoscimento consiste in 10mila euro da impiegare per la realizzazione di una tournée. Subito dopo Ruggeri torna sul palco con la sua band per eseguire prima “Nuovo swing”, brano col quale il cantautore milanese si presentò al Festival di Sanremo del 1984, e - insieme alla co-conduttrice Veronica Maya - “Vattene amore”, hit di Mietta scritta da Pasquale Panella e Amedeo Minghi e inserita - in duetto sempre con Minghi - nell’album del 1990 “Canzoni”.

Arriva il momento della proclamazione del vincitore assoluto della trentaduesima edizione di Musicultura, sempre espresso dal pubblico presente allo Sferisterio: ad aggiudicarsi il titolo sono stati i torinesi The Jab.

“A Musicultura arrivano dei ragazzi che hanno un sogno - fare gli artisti - insieme ad altri ragazzi che hanno un altro sogno, quello di fare i musicisti”, ha dichiarato a Rockol Enrico Ruggeri, che nel corso della prima serata ha reso omaggio più volte alle band che hanno accompagnato gli artisti: “I secondi non sono meno meritevoli dei primi, anzi. Coglierò ogni occasione per rendere loro il giusto tributo”. “Non c’è niente di male nei talent”, ha detto il leader dei Decibel a proposito dei tre finalisti del concorso - The Jab, Mille e Lorenzo Lepore - che hanno avuto esperienze (rispettivamente) ad Amici, X Factor e The Voice: “La discriminante non è il talento. La mia perplessità riguarda più il fatto che i ragazzi non arrivino abbastanza forti a un talent. Partecipare a un talent può essere pericoloso, e può essere ancora più pericoloso vincerlo”.

“Questa è una seconda ripartenza, perché affrontata con uno spirito diverso rispetto alla prima, quella dello scorso anno”, ha spiegato a Rockol il direttore artistico di Musicultura Ezio Nannipieri: “Un anno fa pensavamo di essere alla fine di un tunnel, dove invece siamo ripiombati. Tornare a fare musica dal vivo - prima senza pubblico, poi ‘in presenza’ - è stato molto faticoso, dal punto di vista psicologico, ma proprio per questo più soddisfacente. Dopo mesi in cui ci siamo sforzati di fare musica live senza pubblico, siamo tornati a provare il piacere dell’applauso come atto fisico: è una magia millenaria che si era spezzata, e che credo che abbia lasciato degli strascichi che scopriremo strada facendo, sul campo”. “Le esigenze di un talent sono diverse dalle nostre”, sottolinea Nannipieri: “Non è detto che in un talent non possa capitare un talento, come non è detto che qui possa capitare un non talento. La differenza è che le possibilità che qui individuiamo il talento sono superiori a quelle dei talent, perché i talent hanno obiettivi diversi dai nostri, legati all’ascolto, all’audience, non alla costruzione di una carriera. Noi cerchiamo di investire in progetti che possano avere un orizzonte, aspettando i giusti tempi di maturazione. In uno studio televisivo con artifici - leciti, per carità - si può far comparire il talento anche laddove non c’è, ma qui, sul palco, davanti al pubblico, senza trucchi, ci vogliono voce, tecnica e capacità di scrivere e di arrangiare. E’ quello che cerchiamo di fare: offrire un percorso per evitare di portare sotto i riflettori qualcuno che non è ancora pronto”.

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