Fabrizio De André: "L'Indiano" compie 40 anni. La storia di "Fiume Sand Creek"

L'album "Fabrizio De André" uscì nel luglio del 1981. Lo raccontiamo canzone per canzone
Fabrizio De André: "L'Indiano" compie 40 anni. La storia di "Fiume Sand Creek"

FIUME SAND CREEK 
Musica e parole di Fabrizio De André e Massimo Bubola

La feroce leggerezza di Massimo Bubola coniugata alla profondità lirica di De André per una potente canzone di protesta, così vibrante, trascinante, commossa, furente. Si parla del massacro più odioso da parte delle Giubbe Blu, guidata nella realtà non da “un generale di vent’anni” ma dal colonnello quarantatreenne John Chivington, che in una notte di novembre del 1864 devastò in Colorado, nei pressi del fiume Sand Creek, un accampamento di seicento cheyenne, uccidendone quasi duecento, soprattutto donne, bambini, anziani, infierendo perfino sui cadaveri come monito per i superstiti e per gli uomini di ritorno dalla “pista del bisonte”. Tutto questo nonostante la pace già imposta dall’esercito degli Stati Uniti ai pellerossa.

De André cerca e trova affinità fra la realtà dei perseguitati sardi, di cui è testimone in prima persona, e quella degli Indiani d’America che conosce attraverso appassionate letture di testi dei Nativi, una filmografia controcorrente (come "Piccolo grande uomo" di Arthur Penn, il miglior film interpretato da Dustin Hoffman, o "Soldato blu" di Ralph Nelson che narra proprio del massacro del Sand Creek, entrambi del 1970) e un viaggio in Canada con Dori nelle riserve indiane a cercare qualche superstite e qualche perché. “Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura / sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura / fu un generale di vent’anni occhi turchini e giacca uguale / fu un generale di vent’anni figlio d’un temporale / c’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek”. La strage vista dagli occhi di un bambino sorpreso nel sonno diventa ancora più crudele: “Chiusi gli occhi per tre volte, mi ritrovai ancora lì / chiesi a mio nonno è solo un sogno? / mio nonno disse sì / a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek”.

Il sogno però si trasforma in una cruenta realtà (“Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso”) con le pallottole che fanno scempio di innocenti fino a creare un cimitero in fondo al fiume: “Il lampo in un orecchio e nell’altro il paradiso / le lacrime più piccole, le lacrime più grosse / quando l’albero della neve fiorì di stelle rosse / ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek”.

Il ritmo furibondo rallenta, i soldati se ne sono andati, resta solo lo scenario più sereno e raccapricciante dell’alba: “Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte / c’erano solo cani e fumo e tende capovolte / tirai una freccia in cielo per farlo respirare / tirai una freccia al vento per farlo sanguinare / la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek”. Una ballata che gira su accordi facili, per questo ancora più mortifera e indimenticabile.

Questo testo è tratto da "Tutto De André" di Federico Pistone, pubblicato da Arcana, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s. 

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