Quiet is the new quiet: il ritorno dei Kings of Convenience

Il duo pubblica "Peace or love", primo album dopo 12 anni: "Ma non ci siamo mai sciolti". L'intervista a Eirik Glambek Bøe e Erlend Oye
Quiet is the new quiet: il ritorno dei Kings of Convenience

Chi li ha visti? Eirik Glambek Bøe e Erlend Oye non pubblicano dischi assieme da "Declaration of Dependence", 2009: domani esce “Peace or love”, primo lavoro dei Kings of Convenience in 12 anni. Un disco che ha richiesto cinque anni e che sarà seguito da un tour, nei teatri italiani tra ottobre e novembre.
Ma non è una reunion, perché non c’è mai stato uno scioglimento della band, ci spiegano i due: Eirik, dalla sua casa sul porto di Bergen, Erlend dal suo appartamento a Siracusa.

Sono abituati a vivere in posti diversi e non è stato un problema: i KoC, sono abituati ad avere i loro ritmi. “Slow is the new slow”, dice scherzando Erik parafrasando il titolo di “Quiet is the new loud” del 2001. E "Quiet is the new quiet", perché la delicata chimica di chitarre melodie, e armonie nel nuovo disco è intatta, come se il tempo si fosse fermato.

Una fine che non c’è mai stata

“Ho scritto la canzone ‘Rocky Trail’ nel 2012”, racconta Eirik. “E questo è stato il mio primo invito ad Erlend per fare un disco assieme. Forse troppo presto: siamo stati in tour così tanto, abbiamo suonato così tanti concerti in tutte le parti del mondo… Per noi ci vuole molto tempo per finire il ciclo di un album, prima che tu abbia suonato ovunque e sia pronto per iniziare a pensare a un nuovo lavoro. Non abbiamo mai davvero fermato la band, non c'è mai stato un momento in cui ci siamo detti: è finita; abbiamo fatto altre cose, entrambi abbiamo altri sbocchi creativi”. “Abbiamo un modo completamente diverso di vedere la band”, gli fa eco Erlend. “Non cerchiamo di essere sempre presenti: abbiamo capito abbastanza presto nella nostra carriera, che l'unico modo per far andare avanti i Kings of Convenience è non essere una band a tempo pieno”.

Un nuovo inizio

Il processo di registrazione di “Peace of love” ha quindi richiesto il suo tempo, spiega Eirik: “Ne avevamo inciso una prima versione, poi il nostro produttore ci ha fatto notare che era perfetto, ma sembravamo emotivamente poco coinvolti. Si tende a pensare che, con l’esperienza, sia più facile fare un disco perché sai come farlo. Invece abbiamo dovuto lasciarci andare, che suonare nel modo perfetto non è sempre la soluzione migliore”.
Naturale anche coinvolgere Feist, che aveva già lavorato con il duo in passato e che compare in due brani: “Sembra che la nostra chimica con lei sia simile alla chimica che abbiamo tra di noi è lì, indipendentemente dal fatto che tu sappia cosa succede nella nostra vita”, spiega Erlend.

“La cosa più bella che posso dire di Feist è che sembra che siamo appena entrati l'inizio del nostro rapporto con lei” - se mai i KoC diventeranno un trio - scherzano - sarà con la cantautrice canadese.

I tempi sono cambiati: dal New Acoustic Movement all’handmade pop

Nel 2000 la band venne inserita dalla stampa inglese in un filone di cui si scrisse parecchio, quello del cosiddetto “New acoustic movement”. “Giornalismo pigro”, sorride Erlend, ricordando l’attenzione della stampa inglese. “Non era un termine molto elegante, diciamo. ‘Grunge’ è una bella parola, ‘shoegaze’ è cool, 'Jazz' non ne parliamo, ma quella definizione… Noi facciamo handmade pop, se proprio dovessi trovare un termine”, dice dopo un attimo di riflessione. 

“Tutti conoscono qualcuno che ha una chitarra nel proprio salotto: è un oggetto fisico”, continua Eirik, sottolineando la dimensione artigianale della loro musica. “Non è come un software o un computer, che va aggiornato o che dopo qualche anno è obsoleto o inutilizzabile. Le chitarre sono strumento che puoi tenere o suonare con le tue mani. Una cosa piuttosto speciale di questi tempi, in cui ci sono tanti altri modi di fare musica dove non hai bisogno di toccare nulla. La tecnologia ha spesso un'aspettativa di vita più breve, ma con le chitarre sono in giro e lo saranno”.

Questo sarà il tour: due persone e due chitarre, spiegano, con la loro chimica. La band sarà il 26 ottobre a Catania, al Teatro Metropolitan, il 30 a Bologna al Teatro Manzoni e il 1/11 al Teatro degli Arcimboldi di Milano.

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