Negrita, il ritorno sui palchi con il ‘Teatrale Tour’: la pandemia, l’arte, il taglio di capelli di Billy Corgan e pogare sul divano

Pau a tutto campo sul prossimo disco del gruppo (‘Non lo faremo tanto per farlo’), la riscoperta dell’arte durante il lockdown, i Maneskin, i Little Pieces of Marmelade e sull’essere rocker a 54 anni (come Noel Gallager e Billy Corgan)
Negrita, il ritorno sui palchi con il ‘Teatrale Tour’: la pandemia, l’arte, il taglio di capelli di Billy Corgan e pogare sul divano

“Non ci è mai capitato di restare fermi così tanto, come qualsiasi nostro collega siamo rimasti spiazzati. Nonostante il dramma che abbiamo vissuto e stiamo vivendo tanti nostri colleghi, me compreso, abbiamo trovato delle esperienze alternative alle quali dedicarci nell’attesa che un minimo di normalità tornasse”: queste la parole con cui Pau, il frontman dei Negrita, commenta la personale ripartenza della band toscana, che a partire dal prossimo 12 luglio darà il via al Teatrale Tour, prima serie di eventi che vedrà tornare la formazione aretina in azione dal vivo dal febbraio del 2020.

“Saranno più di diciassette date, presumo ce ne saranno delle altre”, spiega il cantante, assicurando come al calendario ufficialmente comunicato verranno sicuramente fatte integrazioni: “La nostra ‘piccola’ rincorsa in direzione del Teatrale Tour sarà un piccolo evento alle Eolie Festival, una manifestazione organizzata da - tra gli altri - Samuel dei Subsonica, il 27 di giugno: io, Drigo e Cesare, in versione molto acustica, suoneremo su un caicco ormeggiato davanti a Salina, per un pubblico di barche private. Ma ci sarà la possibilità di assistere anche dai traghetti che da Milazzo portano alle Isole Eolie”.

“Abbiamo fatto la nostra ultima data il 29 febbraio 2020”, ricorda Pau a proposito del discorso interrotto dalla pandemia ormai quasi un anno e mezzo fa: “Ne avremmo dovute fare ancora tre, piuttosto importanti, per arrivare a concludere le celebrazioni per i nostri 25 anni di attività, iniziate nel 2019. Avremmo dovuto finire a marzo, ma a marzo il sold-out l’ha fatto il Covid. Ci siamo interrogati sul da farsi e abbiamo optato, visto l’anno e mezzo di stop, per una stagione intera, con queste venti date nuove. Non abbiamo voglia di fare esattamente la scaletta sulla quale ci appoggiavamo fino al febbraio del 2020. Ci saranno delle piccole novità, che non stravolgeranno lo show, che era perfettamente rodato”.

A differenza di altri colleghi, i Negrita - durante l’emergenza sanitaria - non si sono concessi apparizioni virtuali sul Web. “I concerti in streaming? E’ un fenomeno affascinante”, spiega Pau, che ha ammesso di aver assistito, insieme a sua figlia, al mega-evento online di Billie Eilish: “Ma non credo che un concerto punk abbia la stessa resa, da dietro uno schermo: non ce lo vedo il pubblico che poga sul divano. Il live stream? E’ una specie di metadone”.

“Per fare un disco i Negrita devono pensarci bene, non siamo un gruppo di primo pelo”, ha detto Pau a proposito della prossima fatica in studio del suo gruppo, ideale successore di “Desert Yacht Club” del 2018: “Quando faremo un nuovo album, vorremmo essere contemporanei: non siamo una band che butta musica sul computer solo perché è ora di fare un disco nuovo. A questo punto della nostra carriera, fare così sarebbe sbagliato per noi. Durante questa pandemia sono stato travolto da un vento molto caldo e piacevole, quello del tratto, del segno: molti dei miei lavori da artista figurativo, così come i testi che scrivo, cercano di dare una lettura della realtà, quindi ovviamente ci sono quattro o cinque opere che parlano di quello che è successo nell’ultimo anno e mezzo, e dei traumi che abbiamo subito e stiamo subendo. Non volevo mettere queste cose in musica, per non fare un disco dark. Altrimenti avrei dovuto contattare Siouxsie and the Banshees o Robert Smith…”.

Coetaneo di, tra gli altri, Noel Gallagher e Billy Corgan ("Oltre all'età, io e lui condividiamo anche lo stesso taglio di capelli") - “Siamo cresciuti negli anni Ottanta, guardando alla musica dei due decenni precedenti: la matrice rock per quelli della nostra età è inevitabile” - Pau, parlando di colleghi più giovani, più che alla band di Damiano e Victoria sente più affinità al duo di Daniele Ciuffreda e Francesco Antinori: “I Maneskin sono più pop, i Little Pieces of Marmelade li vedo più acid, più da piccolo club: i primi sono votati agli stadi, i secondi più ai locali come quelli che vedevo negli anni Novanta. Ma il percorso che fanno le band per emergere, oggi, sono profondamente diversi da quelli che facevamo noi”.

Riguardo la situazione nella quale versa il comparto live dopo la disastrosa chiusura forzata imposta dall’emergenza sanitaria, Pau - che considera i suoi collaboratori lavoratori della spettacolo come “amici di vecchia data” - ha le idee molto chiare. “Come le istituzioni hanno affrontato il problema della musica dal vivo durante la pandemia? Molto semplicemente non affrontandolo, ignorandolo completamente”, spiega: “Non reputo un buon ministro Franceschini, non mi sembra un ministro adatto al nostro settore dello spettacolo. Però anche il comparto live deve fare autocritica: siamo sempre stati considerati un ambito di cani sciolti, incapace di fare corporazione. Sarebbe un po’ da fessi aspettarsi di ricevere una risposta immediata alle nostre istanze parlando con così tante voci: in Italia, dove i poteri forti guadagnano sempre la prima fila, un potere non forte e disorganizzato come il nostro non arriva per primo a essere ascoltato. Bauli in Piazza e tutto il resto sono stati i primi tentativi di fare corpo unico e parlare con una voce più potente. L’unico dubbio che ho è che adesso, con la ripartenza, ci si dimentichi quello che è successo: ma se era una merda un anno e mezzo fa, adesso resta una merda che puzza ancora di più. O cominciamo a mettere dei paletti nuovi, e insisterci, oppure ripartirà tutto come prima”.

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