Mahmood: “Dopo la vittoria a Sanremo gli altri mi vedevano in modo distorto”. L’intervista.

Il suo secondo album “Ghettolimpo”, fra manga, videogiochi e miti antichi, è un affermazione necessaria di se stesso: “Dentro ci sono tutti i miei volti, le mie radici, il presente”.
Mahmood: “Dopo la vittoria a Sanremo gli altri mi vedevano in modo distorto”. L’intervista.
Credits: Simona Mazzara

Mahmood ha visto l’Ade riflesso in uno specchio. Certo di non essere cambiato, dopo la vittoria al Festival di Sanremo del 2019 con “Soldi”, da famigliari e amici invece veniva percepito in modo diverso, distorto. “L’inferno è lo sguardo degli altri”, spiegava Sartre. Nei panni di un Narciso contemporaneo, l’artista ha deciso, con “Ghettolimpo”, il suo secondo disco in uscita oggi, di reagire, riaffermando tutto quello che lo rappresenta. Un segnale di appartenenza a un mondo intimo, mai realmente mutato: le radici arabe e sarde, i videogiochi, i manga, i sentimenti. Tutto viene declinato attraverso un album dark, ma allo stesso tempo trafitto da tanti raggi di sole, popolato da personaggi umani raccontati come fossero divinità.

Quando nasce “Ghettolimpo”?
“È un disco che ho iniziato a scrivere due anni e mezzo fa, subito dopo  Sanremo, è molto legato ai miei viaggi. Tutto è partito da un aereo in direzione Tunisi, infatti il primo pezzo che ha preso forma è stato ‘Baci dalla Tunisia’. In questo album c’è un mondo che ho creato io, che ha partorito la mia mente e deriva dalla mia passione per la mitologia. Mamma da ragazzino mi regalò una sorta di enciclopedia. Alla fine del volume c’era un dizionario mitologico”.

I tuoi miti sono molto umani.  
“Mi piaceva l’idea di declinare la mitologia nel quotidiano, di legarla a una sfera umana. In ‘Rapide’ canto: ‘il ricordo è peggio dell’Ade’, paragonando qualche cosa di doloroso agli inferi. È stato il primo riferimento, mi ha acceso una luce. Il disco non vuole parlare di dei o di persone che vivono nel ghetto, vuole essere un punto di incontro fra l’alto e il basso. ‘Ghettolimpo’ rappresenta ciò che sta a metà, mette al centro gli eroi di tutti i giorni, persone normali raccontate come divinità”.

Tu che divinità sei?
“Io sono Narciso, marcio. Narciso è un mito che mi ha sempre affascinato: si guardava allo specchio e si piaceva talmente tanto che per baciarsi è morto. Io sono un Narciso al contrario. Mi guardavo allo specchio, dopo la vittoria al Festival di Sanremo del 2019, e facevo fatica a riconoscermi. Anche i miei amici e mia madre avevano difficoltà a relazionarsi con me per il cambio di stile di vita. Nella cover c’è il mio riflesso scorpionico, mentre il me in superficie è il mio io quotidiano”.

Per gli altri non eri più quello di prima?
“Sono situazioni che non puoi controllare, mia madre era strana, sembrava si fosse fatta una canna. Io non ho mai conosciuto qualcuno che improvvisamente, quasi da un giorno all’altro, viene fermato e riconosciuto per strada e finisce un po’ ovunque a livello mediatico. Quindi capisco anche l’impatto che tutto questo può aver avuto su chi mi stava e mi sta intorno. E anche io a un certo punto ho iniziato a pensare: speriamo tornino tutti come prima, che non mi guardino strano”.

Che cosa ti ha creato ansia?
“Per qualche settimana i miei amici avevano paura a relazionarsi. La pandemia, paradossalmente, facendomi rimanere chiuso in casa, ha poi azzerato tutto. Mi guardavo allo specchio e mi ripetevo: sono sempre quello di prima, sono sempre quello di prima. Che cosa sta succedendo? Io mi sentivo uguale, gli altri invece avevano una visione distorta. La cover simboleggia proprio questo”.

L’hai pensata tu?
“Ho comprato un libro per imparare a disegnare volti, braccia e corpi. La copertina nasce da un mio disegno. Il punto di partenza era una vecchia foto di un servizio di moda”.

https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/RepA0JwrnkVPwm-0tCX3ExwfJsk=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/mahmood-album-cover-m.jpg

Preferisci il presente al passato?
“‘Gioventù bruciata’ parlava del mio passato. ‘Ghettolimpo’, nonostante abbia iniziato a scriverlo due anni e mezzo fa, è ancora attuale, parla del ‘me’ adesso. Queste canzoni non mi annoiano, le trovo sincere anche oggi”.

È un disco con gli dei, ma senza religione?
“Sì. Lo spiego con la frase ‘Se pregherai da solo fuori da una chiesa saprai che il cielo guarda solo chi merita’. La mia è una preghiera libera, verso il cielo, verso qualche cosa che non si sa, non si conosce”.

Ti senti arrivato?
“Devo dimostrare diverse cose. Sembra che abbia fatto tanto, ma non è così”.

“T’amo” è un pezzo intenso. Richiama alle tue radici sarde, ma c’è anche l’universo urban.
“È la canzone nucleo del disco: ho sempre parlato delle mie radici arabe, ma mai di quelle sarde. E sono quelle che mi appartengono di più: a casa parlo sardo con mia madre. Mi trovavo in Toscana con Marcello Grilli e Francesco Fugazza: siamo partiti da un beat hip hop con le cornamuse sarde su cui ho iniziato a fare le melodie sopra. Sul ritornello avevamo deciso di incastrare “No potho reposare”, un pezzo tradizionale della Sardegna. Dopo diverse rimodulazioni, siamo riusciti nell’intento. Ma a me non bastava…”.

Che cosa mancava?
“Un coro. Ogni estate vado a Orosei, lì c’è una spiaggetta con un baretto gestito da mia cugina Antonellina. La vado a trovare, a un certo punto mi racconta che canta in un coro femminile. Mi fa vedere un video in cui si esibiscono sulla spiaggia in abito tradizionale sardo. Fantastiche. Non è stato semplice perché non avevano mai cantato su una base, ma le ho coinvolte. Il risultato è una preghiera senza religione”.

Che cos’altro si trova nel disco di così rappresentativo?
“L’intro della canzone ‘Ghettolimpo’ è a cappella, ho voluto mettere una melodia che ricorda le Cinque Preghiere del Giorno, mi riportano la mente al mio viaggio al Cairo. Sopra le moschee c’erano alcuni autoparlanti che lanciavano parole e suoni che riecheggiavano in tutta la città. Durante le giornate mi piaceva ascoltare. Volevo ricreare una melodia che la rievocasse”.

Il mondo dei videogiochi e dei manga?
“Il disco ha tanti colori. Ci sono canzoni con beat videogame. Il mondo di ‘Ghettolimpo’ me lo sono immaginato proprio come un videogioco, per questo motivo ogni personaggio corrisponde a un livello. ‘Kobra’ l’ho scritta prima di ‘Rapide’, ha un beat videogame come ‘Dorado’ e ‘Talata’, io li chiamo ‘beat alla Super Mario’. Con Dardust abbiamo voluto ricreare quel mondo. Sono sempre stato appassionato di Nintendo, Playstation, Pokemon, manga e fumetti. Anche ‘Inuyasha’ è figlio di questo ragionamento. La confezione del disco sarà verticale come quella di un gioco della Play Station”.

La tua musica si nutre di immagini.
“Prendi ‘Klan’, il video della canzone mi ha aiutato a palesarne il significato. È un brano gender free. Ragazze e ragazzi tutti nella stessa doccia, insieme. L’immagine è utile per far capire meglio il messaggio”.

Ti interessa quello che piace al pubblico?
“Se penso a ciò che piace alla gente, il mio lavoro diventa più povero e solo più ricco d’ansia”.

Woodkid è il feat più sorprendente. Lo hai conosciuto?
“Ho avuto la fortuna di conoscere Woodkid a Parigi, ne sono nate un’amicizia e una stima reciproca che si sono poi concretizzate in una collaborazione artistica. Sono tornato a Parigi in studio da lui e abbiamo sperimentato insieme accordi e melodie scrivendo il testo in inglese, per poi tradurre solo la prima strofa in italiano. L’ho voluta inserire per dare un tocco personale".

Canti: “Non ti preoccupare ma tanto la forza è di chi sa sopravvivere”. È un disco dark, ma c’è anche speranza?
“C’è uno stato di difficoltà in tutte le canzoni, ma con una risoluzione finale. Prendi il pezzo ‘Icaro è libero’: parla di una persona chiusa fra quattro mura, non può volare. Il volo è un simbolo, una persona può volare anche chiudendo gli occhi e sentendo il vento. È un disco oscuro, è vero, ma c’è anche positività. Anche in ‘Ghettolimpo’ canto ‘Ma bravo per cosa, che se mi fanno un’offesa divento una persona pericolosa…’. Parlo anche dei miei lati negativi”.

In questo caso dov’è la luce?
“Canto: 'Il successo fa male alla testa se pensi di non essere all’altezza. Nel buio guarda tua madre. Ti dirà l’amore è ciò che ti resta', la canzone si chiude così. C’è un’apertura finale. È importante, nonostante la negatività, sottolineare che c’è sempre un modo per risalire da una brutta situazione”.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.