Cristina Scabbia: "Bravi, i Maneskin: ma il rock non vi faceva schifo?"

L'intervista alla cantante dei Lacuna Coil, che riflette sul successo dei Maneskin all'Eurovision al grido di "rock'n'roll will never die" ("Ma dove eravate fino ad oggi?"), racconta le difficoltà incontrate dalla sua band e risponde a Emma sul sessismo.
Cristina Scabbia: "Bravi, i Maneskin: ma il rock non vi faceva schifo?"

"Fino a un paio di settimane fa il rock faceva schifo e le chitarre storte davano fastidio. Noi ne sappiamo qualcosa. Ce lo siamo sentiti dire tante volte: 'Ma cos'è questa roba?'. Ora si sono riscoperti tutti rockettari: mi fa girare un po' le palle": la voce, dall'altra parte del telefono, è quella di Cristina Scabbia, 49 anni, da venticinque volto dei Lacuna Coil, amatissimi dai seguaci della scena metal e alternativa negli States, quasi snobbati in patria. Nei giorni successivi al trionfo dei Maneskin all'Eurovision Song Contest con "Zitti e buoni" al grido di "rock'n'roll will never die", la frontwoman del gruppo milanese, che con i nove album in studio incisi dal '96 ad oggi è riuscito a costruirsi un grosso seguito fuori dall'Italia, arrivando ad esibirsi sui palchi di festival come l'Ozzfest, il Download, il Graspop, il Loud Park, condividendoli spesso con artisti come Rob Zombie, i Motorhead, Slipknot, Iron Maiden (che li hanno coinvolti nello sviluppo del videogioco “Legacy of the Beast”)​​​​​​​, si è lasciata andare sui social ad una serie di riflessioni sul rapporto tra il pubblico e il mercato italiano con un genere, il rock appunto, che nel nostro paese ha sempre faticato di più rispetto ad altri ad imporsi. L'abbiamo chiamata per approfondire questo tema, partendo proprio dal successo dei Maneskin, parlando del caso Lacuna Coil.

A scanso di equivoci: contenta o no della vittoria di Damiano e compagni all'Eurovision?
"Contentissima. Mi sono anche congratulata con loro, sui social. Finalmente c'è un gruppo che suona davvero, che ha una matrice rock, anche se non metal o pesante, come nel nostro caso: il loro successo dimostra che c'è spazio anche per altro rispetto alla musica che viene costantemente promossa in radio e in tv".

E allora cos'è che ti infastidisce?
"Il fatto che tutti vogliano salire sul carro del vincitore, spacciandosi per fan del rock solo perché ora è trendy. Dove eravate fino ad oggi? Vorrei ricordare che questo genere esisteva ed era bello anche prima della vittoria dei Maneskin all'Eurovision. Sarei curiosa di sapere che tipo di esposizione avrebbero avuto i Lacuna Coil se fosse esistito internet alla fine degli Anni '90".

Internet esisteva.
"Ma non c'erano le piattaforme di streaming. Per ascoltare musica bisognava uscire di casa, entrare in un negozio di dischi e comprare un cd o un vinile. Oggi, invece, è facile essere raggiunti ovunque con un semplice clic".

Il primo contratto?
"Lo firmammo nel '97: la Century Media Records, tedesca, era un punto di riferimento per chi faceva il nostro genere. L'unico modo per far conoscere all'estero la propria musica era prendere la valigia, salire su un aereo o un tour bus e andare a suonare fuori dall'Italia".

Il successo negli Usa quando arrivò?
"Nel 2004: la partecipazione all'Ozzfest di Ozzy Osbourne ci diede la spinta definitiva".

Che effetto vi fa essere conosciuti più all'estero che in madrepatria?
"È una cosa che non ci ha mai stupito. D'altronde è difficile sfondare in Italia per un gruppo italiano che canta in inglese e fa un genere che non è proprio popolarissimo, qui. E poi ci sono molte invidie immotivate per i successi altrui. Guardate quanti attacchi stanno subendo ora i Maneskin, da parte dei puristi del rock: 'Non suonano come i Led Zeppelin'. Ma che discorso è?".

Non avete mai cercato il successo mainstream, in Italia?
"Quando ci fu data la possibilità di essere passati in radio o in tv, ci chiesero di ritoccare i pezzi, di ammorbidirli. Ci rifiutammo".

Questo quando è successo?
"Soprattutto agli esordi. Ma cambiando ci saremmo snaturati: il segreto della longevità di un gruppo, per come la vedo io, sta tutto nel cercare di mantenere sempre la propria identità".

Sanremo?
"Una partecipazione al Festival, per un gruppo come il nostro, fino a qualche anno fa sarebbe stata una macchia. E oggi non avrebbe senso. Non siamo mai stati interessati al lato più commerciale della musica: per noi conta essere sempre in giro a suonare".

Proposte imbarazzanti dall'Italia ne avete ricevute, in questi anni?
"Marchette? No, mai. Ai discografici non è mai interessato bussare alle porte dei Lacuna Coil: 'Vogliamo farvi diventare i nuovi idoli'".

Nel 2018, però, tu partecipasti a "The Voice" come giudice, con J-Ax, Francesco Renga e Al Bano: lo rifaresti?
"No. Accettai perché era un'esperienza nuova. Fu divertente. Ma capii di non essere assolutamente tagliata per la tv".

Sul sessismo la pensi come Emma?
"Sì. Per una donna è più difficile cercare di scindere l'aspetto fisico da quello professionale. Se vuoi osare, poi devi fare i conti con i soliti pregiudizi: sei scema o zoccola. Agli uomini non succede. Possono permettersi di essere sexy e di avere lo stuolo delle ragazzine che gli sbavano dietro, senza ricevere critiche e attacchi".

È una cosa che hai provato sulla tua pelle?
"No, perché ho sempre avuto una personalità molto forte. Chiunque abbia mai provato a screditare le mie capacità professionali è stato subito sistemato. Ci tengo, ad essere rispettata. Sono del parere che una donna possa permettersi di fare foto nuda senza essere necessariamente considerata una zoccola".

La prima cosa che ti viene in mente se pensi al rock italiano nel 2021?
"Bella domanda. Afterhours?! (ride)".

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